sabato 27 gennaio 2007

RUNAWAY REVIEW: DIOR COUTURE SPRING 07

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È dall’inizio del secolo scorso,  quando l’art decò scoprì di avere canoni estetici  sorprendentemente simili a quelli di un regno lontano, che  usciva in quegli anni dal suo secolare isolamento, che il kimono stuzzica la fantasia dei couturier nostrani.


Confinato inizialmente al boudoir – trasformato in sontuose vesti da camera- il tradizionale abito giapponese ha guadagnato pian piano la luce del sole, dapprima con timidi accenni sartoriali e poi con sempre più dirette citazioni.xs_dior


La sfilata Couture Primavera’07 di Dior ci ha proposto di recente una summa di tutto ciò che di buono – garantito Galliano- col Kimono è stato tentato.


Il fiammeggiante inglese, reduce a quanto pare da un periodo trascrso nel Sol Levante, ha mandato in scena – perché qui non si tratta più di una semplice passerella- una Madma Butterfly anni ’50 che di giorno indossa origami di stoffa, e la sera luccica come una maiko con un furisode new look.


Galliano è chiaramente affascinato dagli aspetti più appariscenti della tradizione giapponese: obi dorati alti tre spanne, trucco esasperato come una maschera , acconciature impossibili cariche di orpelli, e riesce per altro a interpretarli e mescolarli con la solita maestria. Un bustino è ritagliato da un obi, una gonna a palloncino è costruita ad origami, e i famosi fiori di ciliegio inondano la seta rossa di un abito da sera.


Ma un altro aspetto -complementare al precedente - dell’estetica orientale non sfugge all’attenzione del couturier: quello della bellezza scarna e non cercata, ma quasi inevitabile data la perfezione dei dettagli nell’insieme. E così, alle fiammeggianti creazioni a cui ho accennato si alternano mise ben meno vistose, ma non per questo meno splendide.understated_dior

Una carpa che balza dall’acqua e si posa sul candido vestito.


Una sfumatura di colore come unico ornamento, esaltata dalla luce della seta.


Volumi perfetti, impreziositi da certosini ricami ton sur ton.


Come da migliore tradizione, finale con sposa, che questa volta è una geisha che sembra stia per spiccare il volo, trascinata verso l’alto dai cigni origami del suo abito.


Qualcuno ultimamente si è chiesto se l’ispirazione orientale sia ancora à la page: sono anni che vediamo sulle passerelle kimono e cheongsam selvaggiamente ibridati.

Ma questa  trentina d’ abiti spazza via ogni dubbio: il mondo guarda ad Est, e la moda non fa eccezione.



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14 commenti:

  1. No, Dolly.

    Non trovo creatività autentica, non trovo commistione di echi e ricerca che risultino in uno stile appena originale.

    C'è un oriente che corrisponde al pizza e mandolini italico, esasperato in un overstatement che non porta altrove.

    E non c'è donna, non c'è spirito di donna.

    Galliano ha malamente scenografato, orientalizzando falsamente, un manichino senz'anima.

    Pollice verso da parte mia.

    maria

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  2. Elisa, trovo straordinario questo tuo post. Molto belle le immagini e le spiegazioni a supporto. Un salutone a Diana e a tutti quelli che ti leggeranno.



    ciao

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  3. Il mondo guarda ad Est, e la moda non fa eccezione.



    Ovunque si può guardare, senza nulla vedere.

    Si confonde/baratta tendenza con creatività.

    Non è baratto, è simulazione.

    Qui si guarda in superficie senza sentire.

    Qui manca coraggio, oltre che idea.

    Le grandi griffe pare abbiano nulla o ben poco da dire.

    Lo stile, quando c'è, nasce altrove.

    Persino per le strade.

    maria



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  4. Sushi rolls da ipermercato americano, manca solo il Ketchup. Ciao DTD

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  5. @diana

    Grazie! quel kimono nuziale è favoloso. Peccato per gozilla, non sono un'amante del genere;)





    @maria

    capisco perfettamente il tuo punto di vista, ma credo partiamo da assunti diversi.

    Io credo che l'haute couture abbia pochissimo a che fare con "la donna".

    Per me ha la stessa funzione che aveva il cinema negli anni '30: generare le creature ideali, divine.



    Che lo stile nasca altrove, che queste non siano donne in carne ed ossa che vanno a fare la spesa e ops! hanno la strana abitudine di mangiare non lo metto in dubbio.

    Quelle create da galliano sono splendide ed effimere farfalle, che non hanno altro scopo se non quello di allietarci fino alla prossima stagione.

    Col vantaggio che la couture c'è anche d'inverno. Le farfalle, no.



    @mariastrofa

    Thx:)



    @fezensac

    Sei ufficialmente procalamato Re degli Snob.

    Se ti metti una corona di stagnola ti portiamo pure in processione;)

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  6. @ DowntownDoll : Baby, ma quali creature divine?? Quegli spaventapasseri?? Ma questo Galliano (non era un liquore?) ha mai visto i kimono di Foujita??



    PS Haute couture: ma dopo Worth se ne è mai davvero avuta?

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  7. Questa volta sono in disaccordo e, sicuramente mi sono male espressa.

    La donna di Capucci non era una donna, era una scultura che interpreta un'idea, un sogno di femminilità.

    Quando parlo di manichini vuoti non mi riferisco al fatto che le sfilate HC non tengano conto di donne reali, di donne in carne e ossa. Questo è ovvio per chiunque sappia qualcosa di moda. Mi riferisco, invece, a questo lavoro di Galliano che trovo fasullo in sé: per me non interpreta, non propone nulla, non un sogno di donna/non donna, non un'idea di oriente.

    Lo trovo vuoto, privo di significato e meramente calcante stereotipi pure mal interpretati.

    Faccio un esempio: come se per interpretare la donna o il mondo partenopeo avesse usato pizza e mandolini e per interpretare l'America le twin powers, senza "sentire" e reinventare Napoli e NY.

    Trovo pure che manchi di ironia, di gioco di commistione o di quel salto che rende gustoso il kitsch.

    Riconosco ottimo lavoro di sartoria.

    Uffa, mi rendo conto che non riesco ad argomentrare con semplicità e chiarezza.

    Ci riprovo. Il vestito bianco con gli origami (forse il migliore nel contesto) è "solo" un virtuosistico assemblaggio di origami in stoffa, non è un vestito che coglie l'essenza dell'origami, l'idea/assunto dell'origami.

    Inoltre se guardiamo gli abiti in successione sono solo una serie di abiti in successione, non c'è un filo ad unirli che non sia la citazione palese di stereotipi.

    L'ho fatta lunga, perdonami.

    Maria

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  8. Riguardo il Galliano liquore. Non trovate che sappia terribilmente di cipria?

    m

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  9. Premettendo che di moda e vestiti non ci capisco niente e che comunque i kimono piacciono molto anche a me (anche se questi proprio kimono non sono) volevo dire: non credete che le donne indiane in sari siano più eleganti? Quando mi capita di vederle rimango veramente a bocca aperta X

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  10. veramente io ci trovo l'ammiccamento al sol levante ma con tanta europa dentro

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  11. magari fosse ammiccamento! qui mi pare un copia/incolla, con superficiale scelta di cosa copiare.

    Sto con Fezensac. Sebbene pensi che, fuori dai grandi nomi, qualcuno tra i giovani ci sia capace di ricerca e creatività.

    Mi piacerebbe farvi conoscere alcune signore romane, pochissimo griffate, ed originalmente chic.

    (Una potrei essere io. Sono stata fermata insieme ad una mia amica in via mario dei fiori da un fotografo di moda del nord europa che stava girando le capitali europee per un servizio. Impazzito ci pregò in ginocchio di lasciarci fotografare. E ripeteva -tralascio per modestia- Tornavo dal lavoro, indossavo una gonna di lana acquistata al mercatino, altro non ricordo, tranne sì, uno dei miei Borsalino. Indosso volentieri cappelli)

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  12. ragazzi, io donerei volentieri un rene per un abito di Galliano...

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