martedì 9 gennaio 2007

 I NIPOTI DEI FIORI, Ovvero: Il Paradosso della Scelta


 


Come ogni universitaria che si rispetti, anche io nel pleistocene ho fatto la commessa.


Tutta la mia passione per la moda si riversava in quei 25metriquadri di negozio che a pensarci adesso non ci starei nemmeno in fotografia.

Nonostante vendessimo vestitini very very cheap l’entusiasmo con cui proponevo Questo Questo e Quest’Altro ad ogni essere umano mi capitasse a tiro, spinse un giorno la proprietaria dirmi: “ Mostra quel che ti chiedono e Una Sola Alternativa”.


Avere molte possibilità rende tutto più complicato, e la vegliarda con le meches l’aveva ben capito –sotto quella criniera da leonessa ossigenata pulsava una mente da vera commercialista.

Su questa teoria, uno dei soliti  professoroni americani ha scritto un saggio – The Paradox of Choice- recentemente citato dall’Economist e pieno di statistiche serie, che spiegano come riducendo la varietà dell’offerta si possano incrementare le vendite.


 


Meno seriamente, io e mia sorella parliamo di Sfiga Generazionale.


La nostra generazione – i figli dei figli dei fiori, quindi i Nipoti dei Fiori- cresciuta dopo il ’68 delle Libertà in un diffuso benessere economico, ha avuto e ha talmente tante alternative che fare una scelta sensata sembra impossibile.


Puoi vivere in qualunque capitale europea, e tornare a casa ogni weekend spendendo 20 euro con easyjet.

Puoi stare in capo al mondo e salutare i tuoi genitori al paesello e vedere pure il cane con la webcam.

Puoi fare qualunque lavoro, tanto i contratti sono tutti a progetto.


Va a finire che uno fa quel che gli piace.

E del resto se ne frega.

Ma qualcosa ancora non quadra: anche Non Scegliere è pur sempre una scelta.

37 commenti:

  1. si', si', e' vero

    RispondiElimina
  2. poter scegliere è fantastico,

    essere scelti è ancora meglio.

    RispondiElimina
  3. Una società che ti dice che non hai bisogno di scegliere perché puoi avere tutto non può che tendere ad inibire il libero arbitrio ed a manipolarti, quindi, come un burattino oppure a lasciarti inebetito davanti ad ogni genere di decisione.

    Sarai mica dolly del mare profondo? X

    RispondiElimina
  4. Non scegliere può essere, oltre alla conseguenza di uno status di indecisione inconsapevole, una scelta deliberata, direi in due casi diversi e opposti. Quando uno ha la consapevolezza di questa situazione e per pigrizia decide di lasciarsi trascinare oppure quando uno, per contrastare questa tendenza, preferisce evitare ogni genere di "tentazione". Per esempio scegliere di non dover scegliere che programma guardare :-) X

    RispondiElimina
  5. Molte scelte, ma tutte limitate, mia cara, tutto precariato.

    RispondiElimina
  6. e se fosse tutto un bluff?

    RispondiElimina
  7. Il fatto che nell'odierna economia di mercato l'homo oeconomicus non riesca ad avere un comportamento pienamente razionale (secondo teoria classica e neo-classica), è un'ipotesi avanzata alla fine degli anni '50 da Simon (non esattamente un economista). La sua tesi è che un l'eccesso di informazioni e di opzioni della nuova economia di mercato non permette al limitato cervello umano di impostare (seppure inconsciamente) un programma di massimizzazione della propria utilità.

    Fatto questo preambolo di tipo economico, e passando su di un livello più filosofico, si può dire che la volontà di soddisfare un bisogno è semplicemente ciò che noi comunemente chiamiamo “vita”: se tutto il nostro essere fosse pienamente soddisfatto, non ci sarebbe tensione verso il futuro e l’esistenza si esaurirebbe nell’istante puntuale (che coincide coll’eterno) ed in definitiva ci sarebbe la fine della vita stessa (cioè sarebbe quello che chiamiamo volgarmente “morte”). Ma ciò che spinge continuamente a soddisfare i bisogni è, di fatto, la semplice incompletezza del proprio Sé: l’uomo cerca il proprio Sé nel futuro in modo inappropriato, attraverso la soddisfazione dei bisogni, per il semplice fatto che vuole sé stesso ma non ci riesce, ed è persuaso che a tale risultato possa giungere attraverso le cose esterne a lui. In sostanza, l’odierno diluvio di beni e servizi, volti alla creazione e alla soddisfazione di nuovi e variegati bisogni, non è altro che il mezzo con cui l’umanità, con debole espediente in vero, cerca di ritrovare Sé stessa; e dimostra, proporzionalmente, quanto invece ne sia lontana.

    Il fatto che ci siano persone che non scelgano, a me sembra più enunciazione di principio che comportamento effettivo: in realtà tutti (e mi inserisco anch’io nel gruppo) gettiamo nel futuro la nostra esistenza e quindi scegliamo l’insieme di bisogni da soddisfare (probabilmente un sott’insieme dello sterminato esistente). L’unico difetto della situazione attuale è che può restarci il dubbio doloroso che potevamo operare una scelta differente (che era disponibile) e che ci avrebbe dato maggiori soddisfazioni(ed è ciò che induce a pensare che raramente si fa la scelta sensata). Ma questo si riconduce ancora una volta alla mancanza di soddisfazione di Sé e dalla sottomessa dipendenza della nostra esistenza dal mondo esterno. Di fatto, noi, soli con noi stessi, al momento (ma forse è sempre stato così) ci annoiamo; e l’uomo rifugge la malattia mortale della Noia (leopardianamente intesa). Non scegliere è una scelta ottimale solo quando si riesca a vivere pienamente l’istante, in totale libertà dalle contingenze esterne: insomma quando, secondo la comune opinione, non si viva più.

    RispondiElimina
  8. @peterparker

    :)



    @marcoruat

    ahh quant'è vero!



    @melkor

    si ma non si può ingorare che anche non scegliere è pu sempre una scelta...



    @magosilvan

    precariato esistenziale



    @splendidamente

    è proprio quel che temo!



    @Anticlimacus

    La mia filosofia è molto più spicciola, ma direi che le nostre vedute hanno parecchi punti in comune.

    Mi piace questa teoria secondo cui la creazione di nuovi bisogni fittizi sia il metodo che la fragile umanità ha escogitato per preservarsi.

    Concordo totalmente sul punto finale, la non scelta ha senso solo quando è appieno goduta per quel che è.

    Come fare, sto cercando di capirlo.

    RispondiElimina
  9. Questo è molto vero per la televisione anche se bisogna andare un po' indietro. Quando la scelta tra tanti canali non c'era, facevano migliori programmi. QUi però c'entra anche la concorrenza e l'òdiens (scritto così) - però è stressante, è vero, dovere scegliere tra troppi canali.



    ciao

    RispondiElimina
  10. A me di solito piace avere libertà e possibilità di scelta, ma quanto è bello quando il destino sceglie per te offrendoti un magnifico alibi? tipo quando perdi d'un colpo tutte le mail (a volte succede) comprese quelle a cui devi ancora rispondere e non vuoi?

    RispondiElimina
  11. Hai azzeccato penso sia proprio questo il motivo della mia indecisione su cosa fare nella vita, troppe possibilità di scelta. Non ci avevo pensato.

    RispondiElimina
  12. @mariastrofa

    Magari si trattasse solo di scegliere cosa (non) guardare in tv!



    @Maxschlinder

    Ah quelle io le chiamo Botte Di Culo!



    @Criminale

    In effetti il titolo iniziale del post era " cosa farò da grande ovvero il paradosso della scelta" perchè tutta la riflessione è scaturita dall'analisi della mia attuale situazione professionale.

    Comunque, questa simpatica teoria si applica a mervaglia a parecchi ambiti.

    RispondiElimina
  13. Commentare o non commentare?



    [n] il dubbioso di http://nicco.megablog.it

    RispondiElimina
  14. Se è a questo che ti riferisci, liberElisa, allora "ognuno fa quello che gli piace" è un'eufemismo per ognuno fa quello gli è permesso dalle congiunture... a volte capita di fare quello che ci piace, ma, come dici tu, sono botte di culo...

    RispondiElimina
  15. @dandydipeluche

    :*



    @MaxSchlinder

    Certamente: ognuno fa quello che gli piace, dati i vincoli imposti dalla congiuntura (mica possiamo pensare che un bambino africano che nasce con l'aids abbia le stesse scelte che abbiamo noi, ti pare?).

    Il rispetto delle regole sociali (non si cancella un'email) o morali (non si uccide qualcuno) è pur sempre una scelta, benchè PER FORTUNA tali regole siano tanto comunemente accettate da essere considerate fuori discussione.

    RispondiElimina
  16. Ma "avere molte scelte", non è quello per cui lottiamo? Tale tanto agognata?!



    [n] l. e. f. di http://nicco.megablog.it

    RispondiElimina
  17. E' vero, però le regole morali e sociali sono relative alle congiunture (da noi non si cancellano le email e non si uccide nessuno, in altri posti non so cosa pensino delle mail ma uccidono le gente senza grossi problemi morali) e anche quello che ci piacerebbe fare. Per un bambino africano con l'aids sopravvivere è un bel desiderio, per me è lo è la qualità del tempo libero. Non metto in dubbio che se esiste un Dio è giusto che si dedichi più al suo deisderio che al mio (e che, in mancanza di un Dio, sia mio dovere anteporre il suo al mio), ma sempre di congiunture si parla. Nonostante mi ritenga fortunato, cosa farò da grande è una cosa che mi chiedo anch'io...

    RispondiElimina
  18. Ciao Downtowngirl



    Mille grazie del tuo commento bello al mio blog!





    Henrik

    RispondiElimina
  19. No. Non scegliere, è una non-scelta.

    E cmq, la nstra generazione....e quelli nati oggi?

    E' il progresso. Noi stavamo meglio dei nati 25 anni fa, e i nati oggi stanno meglio di noi. Il segno dei tempi.

    RispondiElimina
  20. hai un blog delizioso (e questo post mi piace molto, anche se forse sei bisnipotina dei fiori...

    ti lascio un salutino x il momento

    e ci rivedremo presto, spwro

    stef

    RispondiElimina
  21. Effettivamente avere più i una scelta complica la vita. Chi commercia lo sa bene.

    Non sempre la vastità dell'offerta giova e magari serve solo a mostrare le potenzialità.

    Ma nella vita che non sempre è così : avere e darsi più di una scelta è sempre positivo, a mio avviso.

    E' limitativo infatti "chiudersi" su poche opportunità, è più complicato avere un ampio ventaglio di scelta, ma sicuramente ti fa gustare più le responsabilità.

    RispondiElimina
  22. Nel post parli di scelte non molto importanti, si parte dagli acquisti e anche se poi lasci intuire qualcos'altro si rimane più o meno in quel genere lì. Nei commenti invece è venuto fuori il termine scelta esteso anche a cose ben più esistenziali. A me il poter godere appieno del non scegliere riguardo a cose importanti, per quanto praticato con la più elevata illuminazione interiore raggiungibile da una persona, sembra una cosa impossibile. Ristretto invece a quello di cui parli te mi pare una gran cosa, la strada giusta per contrastare il fenomeno dei falsi bisogni di cui parla anticlimacus X

    RispondiElimina
  23. A certe scelte non ci si può e non ci si deve sottrarre, altrimenti dalla virtù si cade nel vizio o come direbbe qualcuno nel peccato X

    RispondiElimina
  24. in effetti è vero!nell'indecisione tra troppe cose si finisce per non scegliere nulla!passa da me se ti va.buonaserata

    RispondiElimina
  25. @dandydipeluche

    si è quello per cui lottiamo, ma di solito non ci si chiede se vale la pena di combattere per qualcosa fino a che non la si è raggiunta.



    @Maxschlinder

    Naturalmente concordo sulla relatività delle regole morali e sociali.

    Di assoluto c'è ben poco.



    @dating4you

    :)



    @Suopadrone

    Chiamala come ti pare, ma è pur sempra una scelta.

    Cmq si, segno dei tempi.



    @stefano

    Grazie mille:)



    @dailynew

    bravo! Mi piace come la pensi.

    Credo che l'avere molte possibilità diventi sopratutto una questione di responsabilità.

    Magari ne parlerò prossimamente.



    @Melkor

    Nel post parlo di scelte poco importanti, ma lo faccio per essere lieve e non abusare della pazienza di chi ha la bontà di leggermi.

    Comunque il principio è sempre lo stesso, che si tratti di scegliere un film da vedere in una videoteca che propone 10mila titoli, oppure di che cosa fare della propria vita.

    La cosa importante, come mi sembra emergere dagli interventi di voi tutti, non è tanto quale scelta fare ma farla ( o non farla) in modo consapevole.



    @ciupina

    non riesco a commentare il tuo blog...?

    RispondiElimina
  26. Il problema viene dopo, quando uno non può più scegliere di fare solo quello che gli piace... ciao!

    RispondiElimina
  27. Sussurrato a Dolly

    Mi sono comprata una giacca strepitosa di Antonio Marras (strutturata e "semplice", persino sobria relativamente ad Antonio).

    Grazie SALDI.

    Arisussurrato a Dolly:

    dovrò dimagrire tre chili per abbinarci un paio di pantaloni dritti, larghi con piega, di Artest Milano (non so chi siano, ma i pantaloni sono una delizia No logo).

    :-)

    Non ho tempo di blog in questo periodo -non per saldi, ma per lavoro e saldi "di rappresentanza"-.

    Un bacio,

    maria (edonista per gioco e non solo)

    RispondiElimina
  28. Gia...il non scegliere è pur sempre una scelta che si rivela passiva ...e ...che si finisce col subure...

    e' frutto della assuefazione totale retaggio di tutto ciò che ci siamo abituati ad avere intorno e che non ci fa contemplare l'impiego di energie per la conquista di un obiettivo...

    G.

    RispondiElimina
  29. Che vergogna!!! 28 anni ancora universitaria??? Complimenti ti contatteranno dall'inps per la pensione! ANZIANA!!!!!!

    RispondiElimina
  30. @guizzo

    hai ragione, già avere quasta scelta è una gran fortuna.



    @mariaprivi

    fatto bene, mi piace un sacco Marras.



    @fairygirl

    ma non è detto che sia passiva necessariamente come scelta...Uno può anche decidere con coscienza di non prendere decisioni.





    @anonimo #30

    a dire il vero mi sono laureata a 23 anni, infatti ho detto nel pleistocene.



    RispondiElimina
  31. ora capisco perchè strabocco di abiti e ho 300 paia di scarpe e continuo a comprarne!!!! perchè non ho mai fatto la commessa!!!

    RispondiElimina
  32. @primopasso

    Lascia perdere... Io ho fatto la commessa eppure non mi è servito!

    Nell mia cabina armadio ormai non entra + neanche uno spillo:(

    Sto pensando di spostare il letto nella cabina e trasformare la camera in guardaroba:)

    RispondiElimina
  33. una vita fa quando non aveva ancora sbroccato ferretti nei cccp-fedeli alla linea cantava, con disperata ironia: "sai che fortuna essere liberi, essere passibili di libertà che sembrano infinite"

    RispondiElimina
  34. Elisa e Il Primopasso,i nostri guardaroba straripano di abiti,borse e scarpe:)

    RispondiElimina
  35. @treppunte

    Thanks 4 visiting



    @dianalove;il primopasso

    io però adesso ho trovato la Soluzione: Ebay, che oltre ad essere una maledizione per le vintage-addict come la sottoscritta può anche diventare un ottimo mezzo per mettere un po' di feng shui nel proprio guardaroba:)

    RispondiElimina
  36. Potrei vendere su ebay,qualche abito,ma le scarpe e soprattutto le borse non potrei mai:)

    RispondiElimina