venerdì 27 giugno 2008

L'Heritage ovvero: i gioielli di famiglia

I marchi del lusso spesso vantano (o millantano) epiche origini.


Coco Chanel - puntualmente in anticipo- s'era inventata di ricche zie e un padre emigrato per occultare le sue umilissime origini... Ed oggi non c'è solo il successore Lagerfeld ad imitarne il vezzo.



Vero o presunto che sia, l'heritage incarna il nocciolo più essenziale dei valori del brand, quello che sta scritto nel suo dna e nei casi più fortunati si materializza in quella che diventa la signature della griffe.

Il morso di Gucci per esempio rimanda alla storia del signor Guccio, che ad inizio secolo in quel di Firenze decise di aprire una bottega di selle e borse... Ed oggi quando orna i celebri mocassini, si trasforma in stampa, in gioiello, o addirittura in texture continua a raccontarci la stessa storia.



Naturalmente piace a tutti ascoltare delle storie, ma c'è qualcosa di più nell'heritage che un piacevole racconto: per i brand, come anche per le persone, l'eredità è qualcosa con cui si nasce addosso, e di cui non potremmo – anche volendo- liberarci.



Per le persone il problema non si pone – o se si pone, costa caro quanto un paio d'anni di analisi.



Per le griffe il problema si pone eccome: e se solo la coerenza è destinata è sopravvivere, per l'incoerenza non c'è Freud che tenga... E il conto da pagare è davvero salato.



My-HeritageMy Heritage - 2008


domenica 15 giugno 2008

Morphing Glix

“ All'inizio del ventesimo secolo, il Giappone divvenne improvvisamente di moda.

Nel 1918 Madeleine Vionnet studiò capi basati su un taglio pulito, rettangolare: qualcosa di assai diverso da tutto ciò che si era visto fino ad allora. Di colpo, il vestito non ha più una forma a sé stante, fatta di stecche e lacci in cui il corpo veniva costretto, ma ma diventa un drappo bisimensionale che si modella su chi lo abita. Lavorando sull concetto orientale dell’abito destrutturato -che prende forma sul corpo che lo indossa- la coutourière giungerà all'ideazione del taglio di sbieco...”


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Avevo scritto queste cose per un piccolo essay sulla storia del kimono nella moda occidentale, ma credo che prestino benissimo a descrivere il lavoro di Paola.



Il suo GLIX studio indaga le mille possibilità di una stoffa di modellarsi du un corpo, con lo stratagemma di minuscole asole e bottoncini che percorrono i capi.
E se i tessuti sono ricercati shantung o sofisticati misti di cotone e rafia, allora gli effetti diventano geometrici e modulabili, come in un origami di stoffa croccante.



 



Gli abiti di Paola li potete vedere presso RIVAVIVA, in via Lambertenghi 18 a Milano fino al 19 Giugno



 



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abito1Thanks to: NoW! Communication


martedì 10 giugno 2008

DO ITALIANS DO IT BETTER ?


Sto leggendo questo libriccino edito dalla Harvard Business School, che ho agguantato al volo tra un check-in ed un imbarco, soprattutto per via del promettente titolo della collana di cui fa parte: Pocket Mentor.


C'è da dire che il libro si chiama Managing Time, e se ci sono due cose di cui sento assolutamente la mancanza sono il Time appunto ed un Mentor. Se poi arrivano insieme, si infilano in borsa, costano dieci dollari e mi distraggono mentre volo verso mete improbabili...

Come rinunciare?

 Ancora oltremodo  innervosita da quel distillato del peggio degli USA che solo il JFK può incarnare, prendo posto nel connecting flight. E il mio astio verso l'America comincia a smozarsi, perchè già dalll'indice sono costretta a riconoscerlo: se c'è una cosa che gli americani sanno proprio fare, quella è il management.


Che poi applichino lo stesso principio indistintamente a tutto, dal business alla palestra alla ricerca di un fidanzato, è un altro paio di maniche...

Ma il punto è che loro sono pragmatici!
Pratici, result oriented, partigiani della schedule, suffragetti della meritocrazia:  e secondo me, onestamente, funziona.


Quindi, ho approfittato del rientro - un paio di giorni dopo- per sciropparmi diligentemente il resto del volumetto... E appena rientrata ho cominciato a fare i compiti a casa.


Ho passato una serata a fare una meravigliosa lista, suddividendo i tasks, suddivisi per tutti i progetti che sto seguendo, in MustDo, ToDo e CanWait.


Solo che poi ho cominciato dai CanWait...

venerdì 6 giugno 2008

SPECIAL THANKS TO...



Sandra,who blogged like crazy  about the Dior Sale on
 her lovely debutante clothing.com

giovedì 5 giugno 2008

 MORE DIOR - STORIA PER IMMAGINI



(E poi la pianto, promesso!)



-7Anni '40: Esordi & New Look

Il sogno proibito di ogni fashionista: un abito da sera haute couture del Maestro in persona, numerato 00840... Una nuvola di organza di seta ricamata ( a mano, ça va sans dire) con chili di perline e paillettes iridescenti, strutturata da bustino e sottogonna all'interno. Costa tantissimo ed è piccolissimo...Beata chi se lo può permettere, in tutti i sensi!




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Anni '50: Pagoda, H, Y and beyond

L'intuizione è geniale, poco da dire: ogni stagione, Dior  inventa forme nuove, che mandano in pensione quelle precendenti
.

Facendo sì che la sua moda passi di moda, Dior obbliga le signore che desiderano essere à la page a rinnovare periodicamente il proprio guardaroba.

Cocteau sosteneva che il talento commerciale del suo amico stilista  si potesse presumere già dal cognome: giusto a metà tra Dieu e Or...

Nella foto il capo HC Autunno-Inverno 1952 numero 24394.



giraffa

Ann'50: Il Dopo-Dior di Yves Saint Laurent

Quando il maestro muore improvvisamente, il suo delfino Yves Saint Laurent (/r.i.p.) prende il suo posto ed azzarda uno stile essenziale, in linea con il gusto che si affermerà di lì a poco, ed osa persino stampe animalier come quella di questo abito da pomeriggio di fine anni '50




maria felix dress





Anni '60: Bohan Boom Boom

Negli anni del boom economico, l'impero di Dior si espande a dismisura.

Con Marc Boahn, grazie agli accessori, alla linea giovane Miss Dior e alla collezione uomo l'universo Dior diventa accessibile a un numero maggiore di persone. Intanto le shilouette si fanno più sottili, mentre rimane intatta la cura  dei dettagli e la passione per le decorazioni.

Nella un vestito HC della collezione P-E  1967 appartenuto alla star del cinema Maria Felix.





TBC

lunedì 2 giugno 2008

ADIEU


yves


I necrologi non sono il mio forte, credo, per cui rimando a quello del NY Times.


La verità è che sono in pieno jet lag, e mi passa per la mente una sola considerazione: Chanel è morta, Dior pure. E adesso che anche Ivo è morto... Nemmeno io mi sento troppo bene.