venerdì 28 novembre 2008

Precauzioni necessarie


Quando viaggio, per prudenza sostituisco l'orologio.
Ed è interessante considerare come  Gucci  sia di nuovo l'alternativa cheap.


venerdì 27 giugno 2008

L'Heritage ovvero: i gioielli di famiglia

I marchi del lusso spesso vantano (o millantano) epiche origini.


Coco Chanel - puntualmente in anticipo- s'era inventata di ricche zie e un padre emigrato per occultare le sue umilissime origini... Ed oggi non c'è solo il successore Lagerfeld ad imitarne il vezzo.



Vero o presunto che sia, l'heritage incarna il nocciolo più essenziale dei valori del brand, quello che sta scritto nel suo dna e nei casi più fortunati si materializza in quella che diventa la signature della griffe.

Il morso di Gucci per esempio rimanda alla storia del signor Guccio, che ad inizio secolo in quel di Firenze decise di aprire una bottega di selle e borse... Ed oggi quando orna i celebri mocassini, si trasforma in stampa, in gioiello, o addirittura in texture continua a raccontarci la stessa storia.



Naturalmente piace a tutti ascoltare delle storie, ma c'è qualcosa di più nell'heritage che un piacevole racconto: per i brand, come anche per le persone, l'eredità è qualcosa con cui si nasce addosso, e di cui non potremmo – anche volendo- liberarci.



Per le persone il problema non si pone – o se si pone, costa caro quanto un paio d'anni di analisi.



Per le griffe il problema si pone eccome: e se solo la coerenza è destinata è sopravvivere, per l'incoerenza non c'è Freud che tenga... E il conto da pagare è davvero salato.



My-HeritageMy Heritage - 2008


domenica 15 giugno 2008

Morphing Glix

“ All'inizio del ventesimo secolo, il Giappone divvenne improvvisamente di moda.

Nel 1918 Madeleine Vionnet studiò capi basati su un taglio pulito, rettangolare: qualcosa di assai diverso da tutto ciò che si era visto fino ad allora. Di colpo, il vestito non ha più una forma a sé stante, fatta di stecche e lacci in cui il corpo veniva costretto, ma ma diventa un drappo bisimensionale che si modella su chi lo abita. Lavorando sull concetto orientale dell’abito destrutturato -che prende forma sul corpo che lo indossa- la coutourière giungerà all'ideazione del taglio di sbieco...”


box



abito2



 



Avevo scritto queste cose per un piccolo essay sulla storia del kimono nella moda occidentale, ma credo che prestino benissimo a descrivere il lavoro di Paola.



Il suo GLIX studio indaga le mille possibilità di una stoffa di modellarsi du un corpo, con lo stratagemma di minuscole asole e bottoncini che percorrono i capi.
E se i tessuti sono ricercati shantung o sofisticati misti di cotone e rafia, allora gli effetti diventano geometrici e modulabili, come in un origami di stoffa croccante.



 



Gli abiti di Paola li potete vedere presso RIVAVIVA, in via Lambertenghi 18 a Milano fino al 19 Giugno



 



abito3



abito1Thanks to: NoW! Communication


martedì 10 giugno 2008

DO ITALIANS DO IT BETTER ?


Sto leggendo questo libriccino edito dalla Harvard Business School, che ho agguantato al volo tra un check-in ed un imbarco, soprattutto per via del promettente titolo della collana di cui fa parte: Pocket Mentor.


C'è da dire che il libro si chiama Managing Time, e se ci sono due cose di cui sento assolutamente la mancanza sono il Time appunto ed un Mentor. Se poi arrivano insieme, si infilano in borsa, costano dieci dollari e mi distraggono mentre volo verso mete improbabili...

Come rinunciare?

 Ancora oltremodo  innervosita da quel distillato del peggio degli USA che solo il JFK può incarnare, prendo posto nel connecting flight. E il mio astio verso l'America comincia a smozarsi, perchè già dalll'indice sono costretta a riconoscerlo: se c'è una cosa che gli americani sanno proprio fare, quella è il management.


Che poi applichino lo stesso principio indistintamente a tutto, dal business alla palestra alla ricerca di un fidanzato, è un altro paio di maniche...

Ma il punto è che loro sono pragmatici!
Pratici, result oriented, partigiani della schedule, suffragetti della meritocrazia:  e secondo me, onestamente, funziona.


Quindi, ho approfittato del rientro - un paio di giorni dopo- per sciropparmi diligentemente il resto del volumetto... E appena rientrata ho cominciato a fare i compiti a casa.


Ho passato una serata a fare una meravigliosa lista, suddividendo i tasks, suddivisi per tutti i progetti che sto seguendo, in MustDo, ToDo e CanWait.


Solo che poi ho cominciato dai CanWait...

venerdì 6 giugno 2008

SPECIAL THANKS TO...



Sandra,who blogged like crazy  about the Dior Sale on
 her lovely debutante clothing.com

giovedì 5 giugno 2008

 MORE DIOR - STORIA PER IMMAGINI



(E poi la pianto, promesso!)



-7Anni '40: Esordi & New Look

Il sogno proibito di ogni fashionista: un abito da sera haute couture del Maestro in persona, numerato 00840... Una nuvola di organza di seta ricamata ( a mano, ça va sans dire) con chili di perline e paillettes iridescenti, strutturata da bustino e sottogonna all'interno. Costa tantissimo ed è piccolissimo...Beata chi se lo può permettere, in tutti i sensi!




-6



Anni '50: Pagoda, H, Y and beyond

L'intuizione è geniale, poco da dire: ogni stagione, Dior  inventa forme nuove, che mandano in pensione quelle precendenti
.

Facendo sì che la sua moda passi di moda, Dior obbliga le signore che desiderano essere à la page a rinnovare periodicamente il proprio guardaroba.

Cocteau sosteneva che il talento commerciale del suo amico stilista  si potesse presumere già dal cognome: giusto a metà tra Dieu e Or...

Nella foto il capo HC Autunno-Inverno 1952 numero 24394.



giraffa

Ann'50: Il Dopo-Dior di Yves Saint Laurent

Quando il maestro muore improvvisamente, il suo delfino Yves Saint Laurent (/r.i.p.) prende il suo posto ed azzarda uno stile essenziale, in linea con il gusto che si affermerà di lì a poco, ed osa persino stampe animalier come quella di questo abito da pomeriggio di fine anni '50




maria felix dress





Anni '60: Bohan Boom Boom

Negli anni del boom economico, l'impero di Dior si espande a dismisura.

Con Marc Boahn, grazie agli accessori, alla linea giovane Miss Dior e alla collezione uomo l'universo Dior diventa accessibile a un numero maggiore di persone. Intanto le shilouette si fanno più sottili, mentre rimane intatta la cura  dei dettagli e la passione per le decorazioni.

Nella un vestito HC della collezione P-E  1967 appartenuto alla star del cinema Maria Felix.





TBC

lunedì 2 giugno 2008

ADIEU


yves


I necrologi non sono il mio forte, credo, per cui rimando a quello del NY Times.


La verità è che sono in pieno jet lag, e mi passa per la mente una sola considerazione: Chanel è morta, Dior pure. E adesso che anche Ivo è morto... Nemmeno io mi sento troppo bene.

mercoledì 21 maggio 2008

lunedì 19 maggio 2008

UN DIOR POUR TOUJOURS



Chi pensa che solo un diamante è per sempre, forse sottovaluta Christian Dior...



Anche una fashionista alle prime armi sa che le creazioni dell'etichetta di Avenue Montaigne sono destinate a diventare tesori di famiglia, al pari delle perle e dell'argenteria della nonna. Ma anche chi di couture fosse completamente digiuno potrà constatarlo con i propri occhi, tra non molto, su YOOX.

Da mesi, stiamo preparando un'irripetibile selezione di capi che farà la felicità di collezionisti, appassionati di Vintage, Dior-addicted, e semplici curiosi.



DIOR EARRINGS DIOR BROOCH





Guardaroba privati, collezioni famose e celebri case d'asta in giro per il mondo, sono stati pazientemente perlustrati alla ricerca di capi, bijoux e accessori per ricostruire sessant'anni di moda e grandeur, dagli anni '40 ad oggi. Sfarzosi abiti da sera, importanti bijoux da collezione, e capi essenziali come camicie in seta, foulard multicolori e intramontabili twin-set pied-de-poule,  sono tutti pezzi di una storia di lusso, eleganza e successo che dura da oltre mezzo secolo.



DIOR COAT

Nelle foto, un paio di orecchini una spilla ed un cappotto degli anni '50.

martedì 13 maggio 2008

LA PUBBLICITÀ É L'ANIMA DEL COMMERCIO...





Personalmente trovo Dita Von Teese deliziosa, ma credo che anche chi non l'apprezza dovrà riconoscere che la signorina sa decisamente vendersi.


Attualmente, è testimonial per Cointreau e protagonista di un vero e proprio tour con il  “BE COINTREAUVERSIAL SHOW”.


Dita_Cointreau NYE come rimproverare DIta di aver concesso concept&corpo al famoso liquore all'arancia?


Dita_Cointreau NY 3

In Cointreau ha trovato un degno mecenate!


Dita_Cointreau NY 2






Thanks to: AdMirabilia


domenica 11 maggio 2008

DEVOTED TO...


beauty


 


Vintage, of course.

Ecco un paio di finds: un'illustrazione beauty anni'50 acquerellata a mano ed una corona del rosario con perle in vetro sfaccettato ed argentato.

So 30's.

lunedì 5 maggio 2008

!CAUTION - FRAGILE!


"Tutte le Palle del Marketing" s'intitolava un famoso libro di Seth Godin...

E che il marketing s'inventi un sacco di storie ormai è cosa risaputa, persino dalla Casalinga di Voghera che snobba la tessera del supermercato e rinuncia pure alle promozioni pur di evitarsi tonnellate di spam in cassetta.



Merito del web, dei free press o del mitico Word-of-Mouth, fatto sta che i marchi hanno una reputazione: la Nike con lo scandalo sul lavoro minorile è stato il caso più eclatante, ma oggi lo sa anche la fruttivendola che le le borse di Prada le fanno i cinesi a Prato, che vivono in batteria polli. 


Però Prada rimane tra i most coveted, nonostante tutto. Per quanto faccia delle scelte stilistiche che trovo personalmente discutibili, riconosco alla griffe di Miuccia un enorme talento nell'alimentare il sogno, tenendosi in bilico sul filo sottile che distacca l'oggetto fisico dall'intangibile immaginario che gli si collega.


Certo, lo sappiamo tutti che è una farsa.

Perchè continuiamo a credere alle favole, allora?

Semplicemente perchè ne abbiamo bisogno.






Perchè siamo fragili.

martedì 29 aprile 2008

IL DIAVOLO VESTE PRADA...





...E a quanto pare, è in buona compagnia.

benedict_in_prada

mercoledì 23 aprile 2008

IL LUSSO DEL POPOLO


Viene chiamato masstige, prestigio di massa, e si spalma omogeneo dalle colline di Hollywood a quelle di Abbiategrasso, al grido di "Una mutanda non si nega a nessuno". Pochissimi -quasi nulli direi- i brand della moda che possono o scelgono di sottrarsi a questa logica di mercato.



Migliaia di occhiali da sole, indossati da Nichole Richie, Paris Hilton e dalla figlia della portinaia foraggiano le preziose creazioni couture di Galliano.

E poi ci sono il make-up di Chanel, l'underwear di Armani, i ninnoli di Prada, eccetera eccetera eccetera.


Io Non ci vedo però una contraddizione: certo il lusso è per definizione inaccessibile, come inarrivabili rimangono - almeno per le mie tasche- una tailleur su misura di Chanel, una Kelly di Hermès ed un soprabito couture di Giambattista Valli...


Ma c'è un grande bisogno di emozioni al giorno d'oggi,  e questi nomi, nel bene e nel male, riescono in qualche modo regalarne. La sfida, a mio modo di vedere, è farsi ricordare per i sogni che si ispirano, e non per le mutande che si firmano. 





lunedì 21 aprile 2008

domenica 20 aprile 2008

NIGHT TABLE PLAY-LIST


Io i libri non riesco proprio a leggerli uno alla volta.


Capita ogni tanto che un romanzo, ma a volte anche un saggio, ti prenda a tal punto che non riesci a staccarti dalle sue pagine, e lo divori nel giro di una notte, o di qualche giorno al massimo, se è uno dei monumentali francesi del'800.


Ma in genere preferisco pensare ai libri come a dei cioccolatini, e tenermene un bell'assortimento da cui scegliere, ogni sera, a seconda dell'umore del momento.


Perciò, sui comodini ai lati del mio letto, toreggiano imperterrite pile di volumi.


Now Playing


Takashi Matsuoka, La profezia della dama Shizuka


Taschen - Uwe Schield Collection, 1000 Nudes


Albert Caraco, Supplemento alla psychopatia sexualis


Nakajima Atsushi, Cronaca della luna sul monte e altri racconti


Kressmann Taylor, Destinatario Sconosciuto


Gustave Flaubert, L'educazione sentimentale


Stefano Bartezzaghi, Non ne ho la più squallida idea


Lia Luzzatto e Renata Pompas, I colori del vestire



1000nudes

giovedì 17 aprile 2008

FREE(ZE) YOURSELF


Sarà anche un luogo comune che siamo sempre tutti di corsa, fatto sta che quella di fermarsi sta diventando un'arte.



Io vi propongo quello di Grand Central, ma i flash mob - ed in particolare i frozen come il recentissimo happening a Cadorna  -si diffondono a macchia di leopardo nelle metropoli attorno al globo.

Da qualche parte ho visto anche la foto di un audace single performer, un ragazzo cinese che è rimasto per tre quarti d'ora immobile&impassibile nel pieno centro di Shanghai.



La ragione di questo successo a mio avviso è abbstanza evidente: fermarsi tutti, almeno per cinque minuti, al giorno d'oggi è piuttosto liberatorio.

A KIND OF MAGIC







E per rimanere in tema di Chanel, ecco le vetrine interattive della maison.







 

martedì 15 aprile 2008

LOVEMARKS


I Lovemarks sono quei quei marchi che hanno saputo instaurare con il pubblico una relazione di tipo emotivo, che va al dilà del semplice prodotto.


E ovviamente la moda è il loro regno.


Scegliendo una detrminata marca comunichi al resto del mondo che tu, inequivocabilmente,  fai parte di quell'universo che il brand incarna.

Prendi il rossetto Rouge Passion, di Chanel.


Costa 25 euro, che non sono pochi per tre grammi di prodotto, ma se qualcuno mi proponesse un lipstick unbranded del medesimo colore e dall'identica texture, anche se costasse 50 centesimi, non lo prenderei nemmeno in considerazione.


Sono ben felice di investire qualche danaro per il piacere di sentirmi partecipe dello charme anticonformista della leggendaria Coco.


Che poi qualcun'altro prediliga i jeans con la scritta Rich sul didietro, è solo questione di gusti.


 

mercoledì 9 aprile 2008

lunedì 31 marzo 2008

CHAPEAU, MONSIEUR


Nella mia ricerca su Dior mi sono imbattuta in questi due deliziosi cappellini.

Quello blu, in piume di gallo tinte di uno splendido color pavone, risale ai tardi anni '50 mentre la nuvoletta di organza rosa, cui perdonerete la misera figura dovuta unicamente alla scarsa maestria della fotografa, è dei pieni anni '60.


Dior Chapeau_b


Riflettevo che il Tempo, oltre ad essere un ottimo medico è anche uno squisito esteta, perchè a salvarsi -non solo nella moda, ma in ambito artistico più ampio- sono in genere le cose migliori, delle quali generazione dopo generazione si continua a riconoscere il valore.

E qui parafrasando  Mademoiselle Coco, mi sento di affermare che la Moda passa, il Bello resta.


Dior chapeau rose

domenica 30 marzo 2008

SAI CHE C'É DI NUOVO?





Oggi solo il nuovo sembra degno di essere preso in considerazione.


Il blu è il nuovo nero.


I quaranta sono i nuovi trenta.


L'acqua è il nuovo vino.


Queste affermazioni vagamente comiche campeggiano regolarmente sui glossies, con intenti tutt'altro che umoristici. Qui potrei aprire una parentesi sull'ossessione della civiltà occidentale, ben avviata sul viale del tramonto, per la giovinezza/novità a tutti i costi, ma a questo ossimoro sociologico mi dedicherò forse altrove.


Io, per me, apprezzo l'innovazione, ma sono piuttosto immune dalla smania per la novità ad ogni costo.

Trovo anzi che le cose vissute – in proprio o da altri, è una questione di gusti- si carichino poco alla volta di una storia che affascina chi sa prestarle orecchio, e di cui le novità che ci vengono proposte in serie sono drammaticamente prive.


Qualunque oggetto, per solleticarmi un senso di appartenenza, ed identificazione, deve aver trascorso con me del tempo, e portarne visibili ma impercettibili i segni.


Capisco alla perfezione quei lord inglesi vecchia maniera, che fanno indossare le giacche nuove al maggiordomo, e se ne impossessano solamente quando sono adeguatamente lise.


Chissà che un giorno, forse non non troppo lontano data la recessione economica al'orizzonte, non torni di moda il ““Make-do and Mend”, la campagna che durante la seguente guerra mondiale - ed i conseguenti razionamenti tessili- incoraggiava le donne a riparare e rammodernare i vecchi abiti.


Quando questo accadrà, scriverò un favoloso articolo dai toni esultanti, e lo titolerò senza dubbio


Il Vecchio è il nuovo Nuovo”.




martedì 12 febbraio 2008

LE PURGHE ROMANTICHE

Sono assolutamente a favore di una dose di romanticismo da carie ai denti, di tanto in tanto.

Benché trovi detestabile il sentimentalismo melenso che infesta tanta letteratura, cinema e pubblicità, sono assolutamente convinta che non tutto il male venga per nuocere.

Io le chiamo le purghe romantiche, e le considero un rimedio affine all’ omeopatia.

Infatti come accade con i lassativi, bisogna tapparsi il naso e deglutire: che si tratti di un film di Walt Disney, di un romanzo di Liala o della pubblicità del Trilogy.

Se non si eccedano le dosi consigliate, l’effetto riequilibrante è assicurato.

Purchè non diventi un’abitudine…

domenica 3 febbraio 2008

DANNATI PER UN PELO

 

Sarà che continua a fare freddo, ma non accennano a smorzarsi le polemiche che si accompagnao alla mia stola di visone - e che a dirla tutta  stonano da morire con il resto della mise.

 So già che i poveri visoni vengono praticamente scuoiati vivi: e sono terribilmente dispiaciuta per loro.

Se dipendesse da me, visoni e cincillà passerebbero le loro vite in terrari che riproducono il loro habitat naturale, con tutti i comfort. Non avrebbero altro da fare che dormire e riprodursi, fino al momento di donare il loro manto prezioso alla causa couture. E ovviamente sarebbero confortati da dosi massicce di cloroformio in attesa di essere addormentati.

Il che mi fa pensare che quando avrò tempo promuoverò una campagna per le pellicce etiche, prodotte solo con con visoni allevati in semi-libertà (secondo me fa bene anche al manto) e che hanno goduto di una dolce morte.

Funziona, perché è semplice: non vedo dove sia la differenza con la storia dei polli allevati a terra.

Sono convinta che qualcuno obietterà che un conto è uccidere un pollo per mangiarlo, un altro uccidere una bestiola per vanità.

Ebbene, dal canto mio rinuncio di gran lunga più volentieri al pollo al curry che alla mia pelliccia di volpe.

lunedì 14 gennaio 2008

MEGLIO NUDA?

Tutti dicono male delle mie pellicce.

Capisco il punto naturalmente.

I Diritti degli Animali.

Ma anche io devo sopravvivere! La mia vita ha assoluto bisogno di galmour, ed io ho già abbastanza preoccupazioni esistenziali per prendermi a cuore anche le sorti dei visoni.

Quanto ai rettili, li considero semplicemente lo stadio meno avanzato delle borsette.

Ad ogni modo, ho una giustificazione che non fa una piega.

Amo il vintage, e posso affermare con sicurezza che il 90% degli animali appesi nel mio guardaroba sono stati sacrificati ben prima che io nascessi: pure  gli animalisti non sanno come controbattere.

In realtà, quando -come ora- ho freddo e mi infilo la pelliccia sulla sola sottoveste, l’unico pensiero che mi sento di rivolgere ai candidi volpacchiotti è “ Mors tua, vita mea”.

RETOUR A FLORENCE


Florence

PROUST, CHEZ MOI...






 

 

Il tratto principale del mio carattere

Il bisogno di riconoscimento



La qualità che desidero in un uomo

La dignità, il coraggio, l’intelligenza



La qualità che preferisco in una donna.

La grazia, la concretezza, la tolleranza



Quel che apprezzo di più nei miei amici

Il fatto che siano anime belle




 

 









Il mio principale difetto

Sono lunatica



La mia occupazione preferita

 Creare

 


 


Il mio sogno di felicità

Realizzare tutto il mio potenziale



Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia

Perdere l’integrità morale



Quel che vorrei essere

Sempre migliore



Il paese dove vorrei vivere

Utopia



Il colore che preferisco

Impossibile sceglierne uno solo: rosso rubino, verde smeraldo, viola ametista, cipria, tortora e champagne. Bianco e nero. E poi la palette rococò.



Il fiore che amo

Il Gelsomino, ma è una pianta più che un fiore.

Quindi: orchidee Phalaenopsis bianche, violette, narcisi.



L'uccello che preferisco.

Il pettirosso



I miei autori preferiti in prosa

Oscar Wilde, Junichiro Tanizaki, Gabriel Garcia Marquez



I miei poeti preferiti.

Shakespeare, Catullo, Orazio, Ungaretti, Montale




I miei eroi nella finzione

Sigfrido, Ulisse e Amleto  



Le mie eroine preferite nella finzione

Biancaneve, Giulietta, Brunilde, e più recentemente, Zuleika Dobson



I miei compositori preferiti

Mozart, Beethoven, Famiglia Strauss, Handel



I miei pittori preferiti

Caravaggio, Fragonard, Boucher, Ingres, Boldini, i Preraffaelliti, Giorgione



I miei eroi nella vita reale

Chiunque riesca a vivere con dignità e grazia ogni istante



Le mie eroine nella storia

Elisabetta d’Austria, Beatrice Cenci, Florence Nightingale, Audrey Hepburn



I miei nomi preferiti

Femminili: Allegra, Vittoria, Italia

Maschili: Federico, Stefano, Valerio Massimo



Quel che detesto più di tutto

La mancanza di classe, in senso etico ed estetico



I personaggi storici che disprezzo di più

Gli oppressori senza distinzione



L'impresa militare che ammiro di più

Lo sbarco in Normandia e le conquiste di Alessandro Magno



La riforma che apprezzo di più

Magari ci fossero, le riforme!



Il dono di natura che vorrei avere

Un portamento aggraziato , una voce gradevole ed un collo da cigno



Come vorrei morire

Serenamente



Stato attuale del mio animo

Fiero



Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza

Quelle legate ai piaceri sensuali



Il mio motto

Audaces Fortuna Iuvat



giovedì 10 gennaio 2008

BON CHIC, BON GENRE


Bon Chic, Bon Genre



Firenze: ogni volta che ci rimetto piede, torno ad essere la collegiale di una volta.

DIO SALVI I MODELLI…

…E anche lo Stato faccia la sua parte!

Credo che il comune dovrebbe adottarne qualche centinaio, usando i fondi destinati all’arredo urbano.