Mi sfugge il senso del commento precedente.. Mah?!
Quanto al post, la foto la trovo inquietante. Cioè secondo The Economist, la Dolce Vita, immagino nel senso di celebrazione del bello e del made in Italy ci ha dato l'addio? In base a cosa?
L'Italia della Dolce Vita è morta e sepolta. Direi che con l'avvento dei vari tronisti, calciatori, veline e trashisimi vari non c'è possibilità che sia un arrivederci. Ahimè!! Troppo pessimista, dite!?
Dico solo che vedendo "Piper" dei Vanzina mi è venuta malinconia... e ho detto tutto!
Tutta colpa dell'euro, dei cinesi (i cinesi non me ne vogliano, gli adoro) e della politica. Comunque per gli addii secondo me ancora è presto, la "dolce vita" stà cambiando, così come è cambiata dai tempi di mastroianni, è sempre più per meno persone ma sempre più dolce, condizione tipica di un declino X
quel mese The Economist ha dedicato una speciale inchiesta alla decadenza del sistema italia, da un punto di vista economico ma anche sociale e politico.
E' passato un po' di tempo, e non posso citare con precisione i contenuti dell'articolo, ad ogni modo mi sembra che la vetrina allestita alle Messaggerie, che riproduce la copertina della rivista sia discretamente eloquente.
Detto questo, concordo con Chiccolicca: benchè The Economist affrontasse la crisi dell'Italia da una prospettiva, per l'appunto, economica-politica, credo che il discorso di possa tranquillamente estendere anche all'ambito sociale e culturale.
Siamo proprio un povero paese, e secondo me finiremo come l'argentina.
Mi intrometto :-P Pawn, me la potresti inviare? O Doll, se puoi tu, ti passo la mail in pvt. Sarei curiosa e chissà mai che mi possa servire per l'esame di lingua inglese del prossimo mese. Siete così gentili, neh? :-D
Come mai hai postato quella foto adesso? Comunque l'argomento è sempre d'attualità, in questo periodo se n'è occupato il sole24ore puntando il dito particolarmente su quanto lo stato costi alla famiglia media italiana (ridotta oggi a due genitori ed un figlio) e su quanto poi renda sotto forma di servizi. Ogni famiglia perde in questo scambio più di millle euro l'anno e lo stato ha una spesa sociale pari a quella della lituania X
A domanda personale controbatto con personalissima risposta.
Ho ritrovato per caso questa foto, e mi sembrava adatta al momento.
Mi piace postare cose che per me hanno un significato strettamente contingente e vedere quali reazioni suscitano.
Ho appena dato le dimissioni: lascio il classico "posto fisso",il sogno della maggior parte dei 20-30enni che conosco, anche se il mio lavoro mi piace.
Detto che sono convinta della mia scelta... il claim dell'Economist si sposa perfettamente con il mood attuale, e con le sue nefaste influenze sul mio budget!
Solo un appunto, l'Economist non ha una gran reputazione in quanto a fare previsioni corrette (per loro stessa ammissione), certo il quadro che profilava all'epoca era sostanzialmenete corretto e scoraggiante. Sarà mica la volta buona che ci hanno azzeccato?
L'Economist ha uno stile di scrittura molto particolare e' vero. Altamente semplificato perche' deve essere compreso ovunque indipendentemente dal background culturale (che sia un petroliere arabo o un investitore della city). Infatti esiste anche un libro pubblicato dall'Economist dove si spiega come scrivere e che tipo di vocaboli usare per imparare il loro stile.
Ma questa è una notiziona ;-) Ti dico subito che l'approvo al 100% perché immmagino che sia dovuta a quel master a londra. Sei una tipa piuttosto estroversa e indipendente, pare, giovane di sicuro, quindi fosse stato anche solo per un viaggio sabbatico avresti fatto bene, per un master poi non si discute. Cosa andrai a fare esattamente?
Ok, questo era il commento a caldo, passiamo oltre. Non avevi proprio modo di conservarti il lavoro, magari un'aspettativa un po' lunghina o altro? E poi, sempre in appoggio alla tua decisione, direi che se la maggior parte dei tuoi coetanei desidera ardentemente il posto fisso e tranquillo, o frequenti tutti ultraquarantenni scapestrati oppure finora hai sbagliiato compagnie ed è ora che cambi passando ai tuoi simili ;-) Assicurati solo di avere le spalle coperte, in generale X
Non ho letto l'articolo sull'economist, eprò concordo che siamo un paese allo sbando.
L'unica attività che si fa in italia è vendere: con tutto il rispetto, siamo rovinati; non c'è più produzione (e vabbè) ma soprattutto non c'è (e non c'è mai stata) innovazione.
Le università sono occupate da politicanti o da professori ancorati al loro sgabello e quei pochi che vorrebbero fare qualcosa non possono falro perchè il sistema non glie lo permette.
La ricerca è a zero, chi ha conseguito un dottorato deve scappare all'estero oppure farsi surclassare dai nuovi "laureati" triennali...eppure nascono nuove università piccole e inutili...tipo Cassino...perchè non investire quei soldi in ricerca nelle odierne università e nelle odierne aziende?
Perchè se l'università investe poco in ricerca e sviluppo le aziende investono zero! Quelle poche che ci sono!
E' solo dal nuovo che parte il recupero di un Paese, se si resta ancorati al vechcio cercando di cavalcare l'onda si muore...
Aiutateci a difendere la laicità dello Stato. Coraggio Laico!!!!
RispondiEliminaMi sfugge il senso del commento precedente.. Mah?!
RispondiEliminaQuanto al post, la foto la trovo inquietante. Cioè secondo The Economist, la Dolce Vita, immagino nel senso di celebrazione del bello e del made in Italy ci ha dato l'addio? In base a cosa?
Suuuu! non essere così crudele(maliziosamente crudele), in fondo ogni addio può restare un arrivederci, no?!
RispondiEliminaSalutoni! ;-)
L'Italia della Dolce Vita è morta e sepolta. Direi che con l'avvento dei vari tronisti, calciatori, veline e trashisimi vari non c'è possibilità che sia un arrivederci. Ahimè!! Troppo pessimista, dite!?
RispondiEliminaDico solo che vedendo "Piper" dei Vanzina mi è venuta malinconia... e ho detto tutto!
Tutta colpa dell'euro, dei cinesi (i cinesi non me ne vogliano, gli adoro) e della politica. Comunque per gli addii secondo me ancora è presto, la "dolce vita" stà cambiando, così come è cambiata dai tempi di mastroianni, è sempre più per meno persone ma sempre più dolce, condizione tipica di un declino X
RispondiEliminaLa foto l'ho scattata nel dicembre del 2005:
RispondiEliminaquel mese The Economist ha dedicato una speciale inchiesta alla decadenza del sistema italia, da un punto di vista economico ma anche sociale e politico.
E' passato un po' di tempo, e non posso citare con precisione i contenuti dell'articolo, ad ogni modo mi sembra che la vetrina allestita alle Messaggerie, che riproduce la copertina della rivista sia discretamente eloquente.
Detto questo, concordo con Chiccolicca: benchè The Economist affrontasse la crisi dell'Italia da una prospettiva, per l'appunto, economica-politica, credo che il discorso di possa tranquillamente estendere anche all'ambito sociale e culturale.
Siamo proprio un povero paese, e secondo me finiremo come l'argentina.
Come l'argentina? Ma magari...
RispondiEliminasperiamo che sia solo un "au revoir" !
RispondiEliminaHo ancora una copia elettronica dell'articolo se ti interessa.
RispondiEliminaPawnHeart
Oh grazie! why not?
RispondiEliminaMail to: downtowndoll.blog@gmail.com
merci beaucoup
Mi intrometto :-P Pawn, me la potresti inviare? O Doll, se puoi tu, ti passo la mail in pvt. Sarei curiosa e chissà mai che mi possa servire per l'esame di lingua inglese del prossimo mese. Siete così gentili, neh? :-D
RispondiEliminaChiccolicca:
RispondiEliminaE' meglio se te lo spedisce la padrona di casa, perche' io non ho la tua email. OK?
PawnHeart
Come mai hai postato quella foto adesso? Comunque l'argomento è sempre d'attualità, in questo periodo se n'è occupato il sole24ore puntando il dito particolarmente su quanto lo stato costi alla famiglia media italiana (ridotta oggi a due genitori ed un figlio) e su quanto poi renda sotto forma di servizi. Ogni famiglia perde in questo scambio più di millle euro l'anno e lo stato ha una spesa sociale pari a quella della lituania X
RispondiElimina@melkor
RispondiEliminacome mai ho postato adesso.
A domanda personale controbatto con personalissima risposta.
Ho ritrovato per caso questa foto, e mi sembrava adatta al momento.
Mi piace postare cose che per me hanno un significato strettamente contingente e vedere quali reazioni suscitano.
Ho appena dato le dimissioni: lascio il classico "posto fisso",il sogno della maggior parte dei 20-30enni che conosco, anche se il mio lavoro mi piace.
Detto che sono convinta della mia scelta... il claim dell'Economist si sposa perfettamente con il mood attuale, e con le sue nefaste influenze sul mio budget!
Ma chi è DTD? Devo ammettere che hai una bella patina..
RispondiEliminaSolo un appunto, l'Economist non ha una gran reputazione in quanto a fare previsioni corrette (per loro stessa ammissione), certo il quadro che profilava all'epoca era sostanzialmenete corretto e scoraggiante. Sarà mica la volta buona che ci hanno azzeccato?
RispondiEliminaPawnHeart
@pawn
RispondiEliminaConcordo, d'altra parte l'Economist è più un giornale di commenti, mica la tenda della maga magò.
Dai però, ammettiamolo: quanto bene scrivono? Io detesto l'economia eppure risulta una lettura piacevole...
L'Economist ha uno stile di scrittura molto particolare e' vero. Altamente semplificato perche' deve essere compreso ovunque indipendentemente dal background culturale (che sia un petroliere arabo o un investitore della city). Infatti esiste anche un libro pubblicato dall'Economist dove si spiega come scrivere e che tipo di vocaboli usare per imparare il loro stile.
RispondiEliminascusa non avevo firmato
RispondiEliminaPawnHeart
Ma questa è una notiziona ;-) Ti dico subito che l'approvo al 100% perché immmagino che sia dovuta a quel master a londra. Sei una tipa piuttosto estroversa e indipendente, pare, giovane di sicuro, quindi fosse stato anche solo per un viaggio sabbatico avresti fatto bene, per un master poi non si discute. Cosa andrai a fare esattamente?
RispondiEliminaOk, questo era il commento a caldo, passiamo oltre. Non avevi proprio modo di conservarti il lavoro, magari un'aspettativa un po' lunghina o altro? E poi, sempre in appoggio alla tua decisione, direi che se la maggior parte dei tuoi coetanei desidera ardentemente il posto fisso e tranquillo, o frequenti tutti ultraquarantenni scapestrati oppure finora hai sbagliiato compagnie ed è ora che cambi passando ai tuoi simili ;-) Assicurati solo di avere le spalle coperte, in generale X
Non ho letto l'articolo sull'economist, eprò concordo che siamo un paese allo sbando.
RispondiEliminaL'unica attività che si fa in italia è vendere: con tutto il rispetto, siamo rovinati; non c'è più produzione (e vabbè) ma soprattutto non c'è (e non c'è mai stata) innovazione.
Le università sono occupate da politicanti o da professori ancorati al loro sgabello e quei pochi che vorrebbero fare qualcosa non possono falro perchè il sistema non glie lo permette.
La ricerca è a zero, chi ha conseguito un dottorato deve scappare all'estero oppure farsi surclassare dai nuovi "laureati" triennali...eppure nascono nuove università piccole e inutili...tipo Cassino...perchè non investire quei soldi in ricerca nelle odierne università e nelle odierne aziende?
Perchè se l'università investe poco in ricerca e sviluppo le aziende investono zero! Quelle poche che ci sono!
E' solo dal nuovo che parte il recupero di un Paese, se si resta ancorati al vechcio cercando di cavalcare l'onda si muore...
Ciao......
RispondiElimina