mercoledì 19 dicembre 2007
domenica 11 novembre 2007
martedì 6 novembre 2007
HOW TO SPEND IT: DIVAGAZIONI SUL TEMA
Liberamente ispirato alla pagina 35 del corrente numero di How to Spend it, allegato al Financial Times del 3 Novembre 2007.
giovedì 25 ottobre 2007
QUESTIONE DI TEMPISMO
La prossima Primavera-Estate torneranno di moda gli anni ’50.
Sarò costretta ad indietreggiare ai ‘40.
lunedì 22 ottobre 2007
Jim Morrison
Janis Joplin
Sid Vicious
Jimi Hendrix
Elvis Presley
Keith Moon
...Certo che negli anni '70 fare la rockstar era più pericoloso che lavorare in miniera.
mercoledì 17 ottobre 2007
Quick Update
Ecco, trovata "la fonte": secondo me Toscani s'è ispirato a Bettie Paige...
Che soddisfazione vedere i miei studi in iconografia finalmente messi a frutto ;)
lunedì 15 ottobre 2007
PARI OPPORTUNITÁ
Come forse ricorderete, al centro della questione stava la supposta “dominazione maschile” di cui verrebbe fatta oggetto la modella della foto: tanto è bastato per far gridare allo scandalo, per far piovere sui due stilisti accuse feroci, e per far infine censurare la campagna.
Capitolo chiuso?
Mica tanto.
Infatti non mi risulta che nessuno si sia lamentato per le immagini della campagna Autunno-Inverno 07.
Questa volta D. & G. giocano sul serio col tema della dominazione, solo che i ruoli si sono invertiti: mannequin con velleità dominatrici brandiscono frustini mentre gli uomini si spogliano, inginocchiati ai loro piedi.
Ora, starò forse mettendo i puntini sulle i, ma perché se la donna viene dominata è uno scandalo, mentre se è l’uomo ad esser sottomesso nessuno fa una piega?
A me sembrano più maschilisti gli accusatori che hanno puntato il dito contro la campagna di primavera e che tacciono ora davanti a quella invernale, perché non vedo una prova più lampante di sessismo.
Detto questo, io voglio tanto bene a S&D, mi piacciono le loro provocazioni e quella cintura-corsetto alta tre spanne è il mio sogno proibito dal debutto della collezione.
domenica 14 ottobre 2007
TOSSE CANINA
Al cane è venuta la tosse.
Mi chiedo se l’ho contagiata o se tossisce anche lei per solidarietà.
martedì 9 ottobre 2007
Si apre ufficialmente la stagione di caccia...
venerdì 28 settembre 2007
giovedì 27 settembre 2007
Il CRACK DEL MUTUO INTERESSE
Non mi sorprende la crisi dei mutui.
”Investi qui i tuoi soldi! Il rendimento è sicuro: classe di rischio doppio A” dicevano le banche, “Praticamente garantito!”.
Ma poi, le furbastre, in mezzo ci hanno infilato i.subprime, le mele marce in poche parole, o la classe media in altre.
Mutui concessi cuor leggero a gente come John Smith, il tipico medio man, che poveretto tra mutuo sulla casa, rate della macchina, finanziamento per il megaschermo e i 7500 $ di debito sulla Visa di sua moglie, proprio non ce la fa.
Soprattutto dopo che la Fed ha alzato i tassi.
E da qui, alle cronache finanziarie.
La verità, per il mio modo di vedere, è abbastanza ovvia.
Il problema, nella finanza come nella vita, è che quando si investe, vuol dire che ci si fida.
E non parlo solo di soldi.
Quando s’investe qualcosa su qualcuno – tempo, pazienza, attenzioni – si fa un atto di fiducia.
Un atto di Fede.
E nella vita come nella finanza, a volte sotto un pacchetto scintillante con la doppia A stampata sopra si nasconde un pollo come John Smith.
Pieter van den Bosch
ca. 1613 - 1660
Still Life with Dead Fowl, Hunting Horn and Bird Whistles, canvas, 62 x
martedì 25 settembre 2007
STYLE DILEMMA: FASHION FOR FALL
Ho una passione per le scarpe costose e coi tacchi alti, questo è risaputo.
E poi sono veneta, mica è colpa mia: le mie radici culturali mi impediscono di rifiutare a cuor leggero un drink.
Se aggiungiamo che adoro ballare e che sono discretamente miope, è chiaro che non sempre tutte le variabili giochino a mio favore.
Insomma, alle feste in cui la combinazione delle insidie alcool-tacchi-musica-gente raddoppia il pericolo, mi capita d’inciampare.
Non mi preoccupo tanto del folto pubblico pronto ad applaudire le mie prodezze:con l’esercizio ormai ho imparato il cosiddetto “rimbalzo”, liberamente ispirato alle mosse dei pattinatori, quando cadono dopo un triplo axel (e sul ghiaccio deve fare MALISSIMO) e poi continuano a volteggiare sul Bolero di Ravel come niente fosse.
Tuttavia una domanda mi assilla la notte, mentre mi spalmo il Lasonil sui lividi.
Se quando metto il piede in fallo ho un tubino vintage nero con la giacca anni ’50 di Marni, gli orecchini di perle e le scarpe di McQueen, devo considerarla una caduta di stile?
lunedì 24 settembre 2007
MARC FOR (SUR)REAL
Sembra, ma non è.Un paradosso caro all’arte, che già dai suoi esordi ha instaurato un rapporto privilegiato con la moda: siamo negli anni ’30 e in pieno mood surrealista, mentre Magritte si scrive “Ceci n’est pas une pipe” sulla tela in cui ha ritratto accuratamente una pipa, la signora Elsa Schiaparelli disegna con Dalì un cappello a forma di scarpa.
Uno spirito canzonatorio e provocatorio, che torna oggi, d’un tratto, attuale: forse stuzzicato da “Surreal Things”, la mostra ospitata di recente al V&A Museum di Londra, quell’adorabile secchione di MJ ha incentrato sul divertissement nonsense la sua collezione per la prossima Primavera-Estate.
Questo non è un nude-look: le coulotte nere che si intravedono sono in realtà stampate sulla camicia.
Questa non è un’acconciatura: anche se c’è una molletta, si tratta solo di uno strano cappello.
Questo non è una decollétè, ma uno stivale col gambale velato come una calza.
Così è…Anche se non pare.
domenica 23 settembre 2007
martedì 11 settembre 2007
MEMORIE DI UNA FASHION VICTIM: IL MIGLIORE AMICO DI UNA RAGAZZA
Il solitario è stato foriero di presagi: mai nome fu più appropriato.
Lui è un miniabito nero senza spalline in poliuretano (plastica fa così cheap!).
Solo da poco però mi sono fermata a considerare quant’è estremo ( potete giudicare voi stessi: lo indosso volentieri nei momenti di delirio di onnipotenza).
E sento il dovere di giustificarmi… Perché le sue origini sono tutt’altro che onorevoli.
La verità è che illo tempore (vi ricordo che ero minorenne, incosciente e ancor più provinciale di ora, se possibile) ero entrata in fissa dopo aver visto –ebbene sì- un video delle Spice Girls, in cui
Dovevo averne uno. Victim mica per niente.
Non tiro in ballo nemmeno l’indigenza studentesca… probabilmente ero talmente piccola che prendevo ancora la paghetta.
Ufficialmente in visita culturale nella capitale asburgica, tra Santo Stefano e
Finchè sulla sulla MariahilferStraße, di fianco alla porta di un negozio punk dall’aria equivoca, eccolo lì: un rettangolo traslucido di plastica nera made in London, UK.
Era nero. Era corto. Non aveva le spalline. Tanto bastava.
Inutile dire che me lo portai a casa senza nemmeno provarlo.
Inutile anche precisare che quel tesoro, dopo una misera sfilata in albergo davanti alle mie poco convinte compagne, giacque negletto, ma non dimenticato, nell’angolo più buio del mio armadio per anni.
La resurrezione avvenne quando, raggiunta finalmente l’età legale, andavo a ballare con un’amica i venerdì sera, e il famoso bustier fu eletto ufficialmente mia mise da battaglia.
Indossavo il glorioso tubino una settimana sì e l’altra pure, principalmente per due motivi: innanzitutto, stavolta sì studentella squattrinata, preferivo investire i miei soldi in capi più quotidiani, e in secondo luogo ero fermamente convinta (come d’altronde lo sono tutt’ora) delle virtù dimagranti di questa guaina plasticosa, che ti sigilla dal busto alla coscia come un cotechino precotto, ed effettua anche un micro-massaggio snellente.
Dopo aver ballato per tre ore indossandolo, secondo me perdi fino a
Sarà per questo che il tubino resiste, anche se di tempo ne è passato un bel po’: dopotutto, Coco Chanel aveva ragione…
Un petite robe noir è per sempre.
Ovviamente, nel mio guardaroba, decine di abitini neri si sono alternati nel corso degli anni, ma Lui è il superstite di più lunga memoria, ed assiste imperterrito all’avvicendarsi di trend e stagioni.
È vero, la plastica è più resistente della lana o della seta…
Ma ha anche un’allure fetish/sm da non sottovalutare.
Sarà mica per questo che è riuscito a schiavizzarmi?
venerdì 7 settembre 2007
mercoledì 5 settembre 2007
VALE, VALENTINO
Si sussurrava da un po’di tempo che presto avrebbe lasciato, e io accendevo i ceri a sant’Antonio pregando che non fosse vero.
Adesso è ufficilale: Valentino se ne va.
Comprensibile che dopo 45 anni di onorato servizio desideri godersi il buen retiro: fossero tutti professionalmente così longevi, il problema delle pensioni sarebbe risolto da un pezzo.
Ad ogni modo, a me piange il cuore.
Amo Valentino, e la sua donna sensuale di una sensualità sofisticata, che parla di un’epoca ormai tramontata, un’aurea età in cui per creare non era ancora necessario sovvertire.
I suoi pizzi, i rasi pesanti, il celebre rosso: elementi di un glamour da boudoir mitologico in cui si abbigliano dive divine, tra nuvole di cipria e muliebri sussurri.
Ma per il giorno tailleur, cappottini, camicette castigate e tessuti maschili: la signora della maison conosce bene il bon ton, e sa perfettamente quando svelare e quando celare…
Un rigore tuttavia sempre femmineo, addolcito nel tratto e arricchito da dettagli preziosi e studiati.
Magra consolazione: ci sono ancora, a sua firma, le sfilate di ottobre (p-a-p) e gennaio (hc).
Poi, dovremmo proprio farcene una ragione.
Ferré è morto, Valentino ha lasciato…E nemmeno
lunedì 3 settembre 2007
IL POMO DELLA DISCORDIA
La bellezza è il modo più diretto per esprimere la bontà.
Istintivamente, siamo portati a credere che ciò che è bello sia anche buono.
A scelta, tra le varie accezioni del termine.*
La mela (quella famosa del “mela dai?”) che scegli, al supermercato – casalingadi voghera docet- è quella bella lustra e soda o quella ammaccata e con una macchia tutta marrone?
Ok - potremmo discutere per giorni sulle convenzioni culturali che ci portano a ritenere la mela sana e lustra più bella rispetto a quella avvizzita e bacata, ma lacasalinga scommette che tutti, in qualunque posto, sceglieranno di comprare la mela sana.
Perciò, non c’è da stupirsi della dittatura dell’immagine a cui alludeva la commercialista al tè (contento Fezensac?) con
Soddisfatt
Che poi è, a livello immediato di percezione, sinonimo di salute: vedi la mela bacata e quella invece rossa da pubblicità.
Certo, c’è anche la bellezza cerebrale che ti fa amare un Burri o un Fontana, ma è un passo più in là, e richiede la mediazione dell’intelletto.
Ma quel primo moto d’attrazione istintiva è une bestiola semplice da ammaestrare.
I signori del marketing lo sanno.
A nessuno però deve sfuggire che l’uomo è anche un animale scaltro, e ha inventato una cosa chiamata veleno.
E come si fa a distinguere la mela-della-pubblicità da quella di Biancaneve?
*di cuore, morale, onesto, retto, serio, perbene, dabbene
amabile, affabile, gentile, delicato, cortese, cordiale, condiscendente, paziente, amorevole, affettuoso, benevolo, caro, dolce, comprensivo, disponibile, tollerante, indulgente, clemente, umano, sensibile, pietoso, caritatevole, filantropo, altruista, generoso, magnanimo
docile, mite, pacifico, mansueto, bonario, obbediente, disciplinato, diligente, rispettoso, pio, osservante
calmo, sereno, tranquillo, silenzioso
abile, bravo, capace, affidabile, atto, adatto, idoneo, ferrato, valente, esperto, competente, perito, versato, sicuro
opportuno, appropriato, efficace, energico, interessante, approfondito, profondo, esatto
valido efficiente
bello, di pregio, di valore, pregevole, pregiato, raro, eccezionale, notevole, considerevole, eccellente
nobile
utile, vantaggioso, redditizio, conveniente
propizio, favorevole, felice, fortunato
gradevole piacevole
delizioso, saporito, appetitoso, ghiotto, gustoso, squisito, stuzzicante, succulento, aromatico, fragrante, profumato
sano, salubre, salutare, balsamico, genuino, schietto, naturale, puro, autentico, vero, reale
temperato fresco
positivo soddisfacente
giusto, accettabile, plausibile
grande, abbondante, ricco, copioso
utilizzabile, riutilizzabile, mettibile, portabile, pulito, in ordine, della festa
produttivo fertile
lunedì 27 agosto 2007
ESTETI D’ESTATE
In quell’1% di outsider che prediligono le brume invernali (non tiriamo in ballo le mezze stagioni: lo sanno tutti che non esistono più) immagino si nasconda buona parte di coloro che sono animati da uno spiccato senso estetico.
D’estate, infatti, per le vie cittadine si moltiplicano agli occhi di chi coltivi qualche forma di buon gusto apparizioni (in)degne degli incubi peggiori: sembra che il caldo debba giustificare qualunque caduta di stile.
Qualche esempio, in una lista inesaustiva –ahimè- per ragioni di spazio:
Per lei
- Infradito
- Sabot: rendono l’incedere di qualunque donna simile al ciabattare di una serva
- Pance al vento, peggio se “adornate” da qualche tatuaggio
- Hot Pants
-Treccine spesso purtroppo arricchite da perline e cianfrusaglie simili
- Scarpe aperte su pedicure men che impeccabili
- Cavigliere
- Prendisole ridotti ai minimi termini
- Spalline in silicone che si proclamano invisibili, ma che sono visibilissime ( se dichiarano al mondo che la proprietaria indossa un reggiseno sotto ad un abito che evidentemente non lo prevede)
- Bikini che spuntano sotto alle t-shirt
- Gonne cortissime su gambe che non hanno ora la panacea di una calza coprente (ma ne avrebbero disperatamente bisogno)
Per Lui:
- Infradito
- Sandali. Non cito nemmeno i sandali con calzino, assurti ormai a topos del pessimo gusto
- Pantaloni corti, bermuda, pinocchietti e simili
- Canottiere e vogatori
- Torso nudo ( ebbene sì, ho visto anche questo)
- Camicie sbottonate oltre il primo bottone ( tano, tano, tano da morire)
Per Entrambi:
- Abbronzature color cuoio invecchiato
- Macchie di sudore
- Effluvi non esattamente acqua e sapone
- Magliette ricordo delle località di vacanza
- Cappellini da baseball
- Iperproliferazione di catenine, ciondolini, braccialettini che trasformano i proprietari in dei suk ambulanti
- Tatuaggi all’henné
sabato 25 agosto 2007
Si sente la star di un film di Antonioni.
La città è semideserta nella sera di fine agosto, e lei stende i panni sul poggiolo, avvolta in una vestaglia frufru, assaporando l’allure neorealista del cortile ravvivato dalle risate di qualcuno, che frescheggia qualche terrazza più in là.
(ciclo trenta gradi; detersivo lana&delicati, ESCLUDERE tassativamente centrifuga)
Dopo settimane, nello specifico mesi addirittura, lontana dal suo regno di fornelli, detersivi ed economie domestiche,
D’altra parte non si può darle torto: cosa c’è di più rilassante di spolverare porcellane, annotare ricette, fare liste della spesa – e sentirsi, per cinque minuti, a casa?
lunedì 20 agosto 2007
Da queste parti c’è talmente tanta democrazia che possono permettersi di esportarla.
È merce nazionale, ancor più dell’apple-pie, dei pancakes e dell’hamburger doppio formaggio.
Ma al bando l’ironia: stiamo parlando di cose serie.
Un limpido esempio di come ogni singolo possa contribuire con il suo operato al bene comune ci viene dalla favolosa campagna “ If you see something, say something”, promossa dalla MTA di NY:
centinaia di cartelli invitano i volonterosi cittadini a segnalare qualsiasi non meglio specificata “attività sospetta”.
Un’iniziativa analoga, stavolta del NYPD, promette 10K $ a chi fornisca informazioni utili per la cattura/identificazione dell’assassino un poliziotto…
Più o meno ovunque, vengono pubblicizzati numeri ad hoc, a cui segnalare, dietro ricompensa, qualunque cosa abbia anche il più vago sentore di illegalità…
Il tutto nella massima privacy, naturalmente,direttamente da casa: basta telefonare, fornire il numero di un documento e gli estremi di una carta di credito.
( ironico - lo stesso metodo funziona per procurarsi circa qualunque cosa, da queste parti)
Benvenuti nel regno del voyeurismo elevato a coscienza comune, dalle riviste di gossip becero allo spionaggio della CIA, passando per tutto quel che c’è nel mezzo.
______
L'angolo dell'Ottimismo
Per fortuna, non tutti si prendono così sul serio. Sotto a uno di questi Billboard mi è capitato di leggere " If you fear something, you'll see something".
Genial.
sabato 18 agosto 2007
martedì 14 agosto 2007
CASUS BELLI?
Gli Usa sono la patria dell’ esagerazione per antonomasia: il famoso Less Is More da queste parti fa poca presa, e il tautologico More Is More è una regola di vita.
In più, su questa sponda dell'oceano, tutti sembrano aver un solo desiderio: essere belli (se te lo puoi permettere, of course, ma questo è un altro discorso), il che unito alla premessa sulle esagerazioni, genera delle aberrazioni a dir poco preoccupanti, per lo meno ai miei occhi di europea – e provincialotta, per di più.
Al momento, una delle pratiche cosmetiche più in voga è l’anal bleaching (se non ci arrivate, fate una googlata, non me la sento di scendere in dettagli scabrosi. Not today), per essere rosei e belli anche da quelle parti.
Ma vi pare il caso??
giovedì 9 agosto 2007
Dopotutto vanno bene anche un hamburger con sweet fries e un paio di bottiglie di red stripe in un’afosissima notte da 34 gradi, su un balcone rianimato da un filo di vento.
E tutto funziona a meraviglia, perchè non è in fondo il romance quel che cerco.
A ben pensarci, lo considero morto da un pezzo.
Perché il romanticismo, oggi, è roba da museo, e viene resuscitato di tanto in tanto solo dai poveri di spirito, che sperano così di giungere a poco romantici fini, i quali non osano perseguire altrimenti.
Il romanticismo è appannaggio di chi inganna, di chi tradisce, di chi mente.
È l’asso nella manica che l’egoista vigliacco gioca per fingersi qualcosa che non potrà essere.
Per tutte queste ragioni di romance non ne voglio.
A me basta una briciola di complicità, once in awhile, e mi accontento.
giovedì 2 agosto 2007
lunedì 30 luglio 2007
NEW START
Un amatissimo amico mi ha regalato un piccolo saggio su NY, scritto nel 1948 da E.B. White.
L’ho letto d’un fiato – si tratta appena di settemila cinquecento battute- seduta nel parco di Washington Square, in una giornata orribile, di quelle con il sole fuori e il gelo dentro.
Questa piccola delizia d'inchiostro mi ha regalato un paio d’ore d’insperata distrazione, e parecchi spunti che sto saggiando uno ad uno.
Nel corso del saggio, l’autore suddivide i newyorkesi in tre categorie: gli autoctoni - nati in città -abituati e quasi insensibili a questa metropoli, i pendolari che la animano ogni giorno e che la sera sciamano compatti verso l’upstate, e poi tutti coloro che sono nati altrove e che sono venuti qui in cerca di qualcosa, e che sono la vera forza propellente di New York.
Un po’ come cantava Frank Sinatra: sono qui to make a brand new start of it, per dare vita -ancora una volta- al più classico degli american dreams.
Personalmente, sono arrivata a NY in cerca – molto prosaicamente- solo di qualche buon contatto di lavoro e di una manciata di capi di Chanel.
Non mi ero fatta grandi aspettative, perché sono convinta che esse siano sempre un pessimo punto di partenza.
Anyway –
Sono stata catapultata mio malgrado, per ragioni che tutt’ora non mi spiego, in una sorta di spleen emotivo; mentre all’ombra di un platano cercavo con le parole scritte di anestetizzare il dolore interiore, ho provato un tremendo desiderio di Casa, un’infinita repulsione per il Mondo, un intenso desiderio di Niente.
Ma improvvisamente, prima che potessi rendermene conto, sono stata risucchiata dal vortice di possibilità che questa città ti rovescia addosso.
Con mia immensa sorpresa, e senza che facessi nulla perché ciò accadesse, New York è stata capace di portarmi nel giro di ventiquattr’ore dalla disperazione più cupa all’esaltazione più frizzante, inglobandomi mio malgrado nel vortice d’energia pulsante che l’anima.
E allora ho ripensato alle parole di White, e sono giunta alla conclusione che quantomeno mi trovo per adesso nel posto più giusto.
giovedì 26 luglio 2007
Non c'è scampo.
Nemmeno al Four Seasons.
Nelle splendide toilette - penso che siano state disegnate pure quelle da Mies Van der Rohe- un inquietante avviso fa "bella" mostra di sè di fianco ai lavabi.
" Il personale DEVE lavarsi le mani prima di tornare al lavoro".
Non sono certa di come affronterò il dessert, adesso.
mercoledì 25 luglio 2007
U.S.A. FOR DUMMIES
Una caratteristica degli Stati Uniti che ho sempre trovato assai spassosa è il candore disarmante stampato a chiare lettere, qua e là…
Primo esempio, in ordine cronologico, il visto.
Per ottenerlo, devi rispondere a domande quali:
“Soffri di malattie mentali?”
“ Sei tossicodipendente?”
“ Hai mai partecipato allo sterminio degli ebrei?”
“Sei mai stato coinvolto in un’associazione a delinquere?”
“Hai mai cercato di introdurti negli USA clandestinamente?”
Secondo esempio.
Imperversano ovunque avvertenze idiote.
(temo che questo abbia parecchio a che fare con la propensione degli americani a intentare cause)
Sul bicchiere del caffè: “Occhio! La tua bevanda è calda! Se lo rovesci potresti bruciarti.” (ma va?)
Nei negozi, su ogni sacchetto di plastica: “Questo sacchetto non è un giocattolo: può portare a soffocamento” ( buono a sapersi. Pensavo di portarlo in regalo al mio cuginetto, ma adesso ci ho ripensato)
All'ingresso della metro: “Attenzione agli scalini!Rallentate! Il 75% degli infortuni nella metropolitana è correlato a cadute dalle scale.” (no, to be honest lo ignoravo, ma ho sempre vissuto bene lo stesso).
Sull’accendino: “Warning! Accendere lontano dal viso e dai vestiti” ( piromani avvisati…)
Sulla scatola del phon: “ Attenzione, non usare nella doccia” (cos’è multi-tasking avanzato?)
Su una barretta di arachidi: “Attenzione, può contenere arachidi” (reperita iuvant)
Sulla bottiglia di soda: “Warning, non aprire dopo aver agitato. Il tappo può saltare e causare ferire gli occhi” (ma non è che se le chiamano?)
Dopo soli quattro giorni di questo stillicidio, mi è venuta voglia di tatuarmi in fronte:
Warning! Vivere uccide. Lentamente, ma inesorabilmente.
martedì 24 luglio 2007
NY, STATE OF MIND
È una sensazione vaga, che mi è strisciata addosso la prima volta che ci ho messo piede e che regolarmente torna ad accogliermi ogni volta che ritorno.
Inquietudine.
Solitudine.
Sembra di stare su una nave.
Gigantesca e incagliata in qualche posto sospeso, grande abbastanza da diventare città, centro e mondo a sé.
Ma poi basta farsi strada, e arrivare al bank per sentire il vento e l’odore dell’oceano che arriva salato, assieme a qualche gabbiano spelacchiato, per ricordare dove sei e come mai.
giovedì 19 luglio 2007
Poveretta, la capisco pure.
A Parigi, proprio nella patria di Maison Française, per lei non c’è tempo.
La poveretta tenta anche qualche sortita, tipo quando passo davanti ai Printemps de
L’altro giorno, mi ha quasi convinto a comprare dei candelabri in vetro intagliato, trés Provence.
Tanto mica è lei che porta le valigie.
Per fortuna
Ma questa, è un’altra storia.