31 DICEMBRE
Non è la Fine, è un Nuovo Inizio...
SE(x)DUCTION
Tra i maggiori piaceri della vita metto senza dubbio la seduzione.
Tuttavia, curiosando in rete sull’argomento, mi sono resa conto che essa viene sempre associata al sesso.
Non cito nemmeno i siti che compaio digitando “ seduzione” in un qualsivoglia motore di ricerca: dai corsi di abbordaggio-rapido-con-l’ipnosi ad agenzie di vere e proprie call-girl.
Quasi tutti i blogger che indicano tra i loro intressi questa nobile arte, hanno dei blog di carattere spiccatamente erotico.
Tutto questo mi sembra terribilmente banale e limitante, volgare addirittura.
Senza nulla togliere al sesso, ovviamente, che è un’attività meravigliosa alla quale amerei dedicarmi a tempo pieno.
Ma sé-durre, condurre a sé, suscitare interesse, è qualosa di molto più affascinante e complesso ed ha a che fare più col cervello che con gli organi riproduttivi.
La seduzione è uno stato mentale di ricerca del proprio piacere attraverso il piacere altrui. È il desiderio di risultare piacevoli, di essere amati, e non è per nulla una cosa frivola. Interessarsi alle persone e apprezzarle è un ottimo mezzo per sedurre, e per venire a nostra volta apprezzati.
È ringraziare con un sorriso lo sconosciuto/a che ti tiene aperta una porta.
Il piacere di fare un favore fortuito.
Il lusso di regalare in giro un po’ di carineria.
Che poi lo stesso principio valga anche tra le lenzuola, è un effetto quasi secondario.
THE FASHION STYLIST LOVES: Cloaks and Capes
Sono sempre stata affascinata dai mantelli.
D’altro canto sono il capo feticcio più indossato nel mio pantheon maschile: ce l’hanno Il Principe Azzurro, Dracula e Batman.
Per quanto scomodissimi – soprattutto per noi donne, che non sappiamo mai dove infilare la borsa- i mantelli evocano un immaginario fiabesco e regalano –credo per via del peso- un incedere altero e dignitoso. Impossibili da sfoggiare everyday, sono favolosi per una serata decadente e con gli abiti da sera vanno proprio a nozze. Nella mia mantella di velluto – nero, ça va sans dire- coi bottoni dorati mi sento una cantante d’opera; tuttavia il vero oggetto del desiderio, ovviamente scuro, sta appeso nel guardaroba di mio padre.
È un tabarro veneziano, un cerchio perfetto di panno tagliato da unica pezza, prodotto in un piccolo laboratorio vicino alla Laguna.
La storia intera me l’ha raccontata il proprietario dell’atelier: ha acquistato degli introvabili cartamodelli del ‘700 miracolosamente conservati, ed ha cominciato a riproporre quello che tra le calli di Venezia era stato per secoli lo scudo al freddo penetrante del caligo -la famosa nebbiolina che sale dai canali e che compare in qualunque film horror.
Ma anche a quei tempi – e con qui mezzi- c’era un preciso dress code: il Nobile aveva il mantello lungo, di lana sottile e fluente chiuso da pesanti fermagli d’argento, il pescatore si accontentava di una mantella più corta, in panno pesante e senza troppi frufru.
Nel guardaroba paterno sta appeso un Nobilhomo Illustrissimo.
Come resistere alla tentazione di soffiarglielo?
(Ammetto tuttavia che un mantello è molto più credibile se indossato a Venezia).
CURI-OSARE Ovvero: Elogio dei Link
Ho aggiunto il link a Wikipedia, la libera enciclopedia del web.
Qualcuno ha già criticato questa scelta, perché il vero Sapere – siamo tutti d’accordo- si basa su esperienza e conoscenza, e ha ben poco a che fare con le Nozioni.
Benchè io concordi in gran parte con quest’affermazione, coltivo una specie di feticismo per il sapere. Se qualcosa mi affascina voglio conoscerla, e le nozioni sono sempre un buon punto di partenza. E ne cerco sempre di più, perchè conoscere una cosa è in qualche modo possederla.
Ed esserne a nostra volta posseduti.
Naturalmente questo non accade con tutte le nuove cose che scopriamo: in gran parte accumuliamo informazioni; ma alcune di queste, per motivi oscuri, accendono in noi una scintilla e fanno nascere ardenti passioni.
Le mie le trovate appunto nella sezione dei Link.
Quanto al rimando all’enciclopedia del Web, a questo punto il messaggio mi sembra chiaro:
Invito tutti a curi-osare, sempre.
LESS IS MORE and MORE IS LESS Ovvero: Analisi Finanziaria del Mercato Sentimentale
Qualità e Quantità non vanno molto d’accordo.
Il cachemire, lo champagne, i posti buoni a teatro: tutte le cose migliori ci sono solo in piccole dosi.
Detto questo, con un budget a disposizione, si può decidere di investire sull’una o sull’altra.
Un Dom Perignon oppure dieci prosecchi.
Una maglia di cachemire o cinque in lamb.
A pensarci bene è così anche coi sentimenti.
Puoi avere una storia che ti riempie la vita, o vedere dieci persone e sentirti ancora solo.
Però imparare a scegliere il cachemire non è poi così impossibile, per i vini ci sono i corsi da sommelier, ma cercare la Qualità negli affetti è un’impresa assai più ardua.
Decidere dove investire è sempre complesso, e buon un metodo per ammortizzare i rischi è diversificare il portafoglio.
In fondo non è vero che i due anni alla facoltà di economia sono stati tutto tempo buttato…
INDEPENDENCE DAY Ovvero: Liberta D(’)annata
Adoro invecchiare.
Non vedo l’ora, a volte, di avere i capelli bianchi per poter indossare una veletta blu alle nove di mattina sembrando solo una vecchina eccentrica, e non il soggetto da manicomio che sono.
Magari a cinquant’anni, quando dovrò vendere la mia collezione di kimono per pagarmi il lifting – e qui si vedono gli investimenti oculati- cambierò opinione, ma per il momento non tornerei per tutto l’oro del mondo ad avere vent’anni, e figuriamoci se rimetterei mai piede nell’inferno che c’è stato prima.
Agli aspetti fisici della questione non dedicherò nemmeno due righe: a vent’anni , puoi essere la fotocopia di Kate Moss, ma ti senti The Elefant Girl a prescindere.
Lo stile non ha nulla a che fare col certificato di nascita, anzi, come certi vini migliora col tempo.
La verità è che mi piace sentirmi padrona di me stessa e dei miei mezzi: se proprio devo sbagliare, preferisco farlo a modo mio. E se poi c’è da pagare, no problems: qui vale la famigerata Eccezione al vecchio adagio “ Ladys don’t pay”.
LA VIRTÚ DEL VIZIO
Il vizio si nutre di se stesso, si pasce delle sue viscere e non ne muore, ma rinasce inaspettato e germoglia su ciò che corrompe, innocente come una gemma virente che spacca la scorza del ramo.
Non è cosa affascinante, questa?
Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)
Beata Beatrix (1863 ca.)
Oil on Canvas
ZIA CELESTINA Ovvero: Nomina Sunt Omina?
Nella mia famiglia, tutti si chiamano Maria di terzo nome.
E fin qui, niente di che.
Ma l’avere un terzo nome implica per forza di cose il vedersene affibbiato anche un secondo, ed è qui che la politica del clan familiare tocca picchi di assoluta perversione.
Se il primo nome, infatti, ha come requisito essenziale quello di essere portabile e di suonare bene accanto al cognome; se al terzo spetta invece il compito di affidarci alla protezione delle vergine Maria (con quali esiti lo potete vedere da voi stessi), al secondo patronimico è demandata l’infausta missione di onorare i membri più illustri del clan.
Quando vidi la luce, i miei genitori non ebbero dubbi: Elisa Celestina Maria, ove Celestina è il nome della Vecchia Zia Zitella, nel mio caso detta Cicci, immancabile in ogni famiglia che si rispetti.
La mia –di zia zitella- era in realtà un’anzianissima zia di mio padre, che aveva dedicato la vita all’insegnamento (cosa poteva essere la Zitella, se non una maestra?) e alla Chiesa.
È sempre stata lo spauracchio delle cene di famiglia, dove lucida e vispa a dispetto dei suoi 90 e oltre anni, sfoggiava una memoria invidiabile e una lingua tagliente oltre ogni dire.
Quando è morta, ho ricevuto la notizia mentre tornavo da Firenze, dove avevo –questo è Karma- appena comprato un delizioso cappello nero a falda larga, molto Audrey of course.
Le sue esequie, tre giorni più tardi, sono state la mia apoteosi, mai più eguagliata, di funeral-chic.
Cinica? Può darsi, ma sono convinta che da qualche parte, a ovest della Casalinga di Voghera, la Zia Zitella continui a vivere.
THE WORLD IN A BOX Ovvero: Natale, che Scatole!
Quest’anno a Natale, regalerò scatole.
Visto che mi piace romperle, dovrò pur farmi perdonare.
Metafore ardite a parte, la Scatola è un oggetto di indubbia utilità.
Casa mia ne è piena : Manicure e Hair in bagno, Orecchini Vintage nel cassettone in camera, cappelli&acconciature nell’armadio dell’ingresso, e giusto per fare qualche esempio.
In alcuni di quei bei contenitori, così innocenti almeno all’apparenza, temo si stiano sviluppando forme di vita aliena. Probabilmente Intelligente.
Ma è questo il bello delle Scatole: per lo meno, salvano le apparenze!
Dopo le malinconie di Novembre, mi assalgono Dicembre e il suo mood Grande Retrospettiva.
Ogni anno che passa mi regala Conoscenza, e questa ben ripaga la malinconia che inveitabile accompagna i cambiamenti.
Tutto muore intorno a noi lentamente. Persone, oggetti, storie: su tutto il Tempo lascia il suo marchio impercettibile che si accumula come polvere con gli anni.
I nostri cari invecchiano, le nostre cose si rompono, le nostre storie finiscono.
Noi stessi, nell’atto di vivere muoriamo, un po’ per volta, tutti i giorni.
Ma è morendo così che viviamo, e diventiamo ogni giorno un po’ più simili a ciò che vorremmo essere davvero.
È questa la vita.
O no?
Willem van Aelst (Dutch, 1627-after 1682)
Vanitas Flower Still Life, about 1656
Oil on canvas
MEGLIO PRIMA CHE MAI OVVERO: Non è Mai Troppo Presto Per Fare un Bilancio
( God Save the Flu The Revenge)
Se durante le Feste di fine anno la gente è propensa agli esami di coscienza e fa buoni propositi per l’anno a venire secondo me è merito anche dell’influenza, che di solito in quel periodo tocca il picco di diffusione. Come dicevo altrove, niente come una settimana a letto ti fa vedere le cose con un po’ di chiarezza, e visto che io mi sono beccata il malanno…
Beccatevi il bilancio!
Amore
Da vedova inconsolabile a vedova allegra il passo è stato breve: rispedito il diamante al mittente, la strada è stata tutta in discesa.
Divertissement a parte, l’esperienza è stata costruttiva, se sia poi il caso di costruire qualcosa…
Voto: ****
Lavoro
Ritmi stressanti, crisi esistenziali, esaltazioni mistiche: non ho capito se è il mio lavoro che mi rende bipolare o vicecersa.
Ho portato casa un paio di progetti interessanti e ho sfiorato un paio di esaurimenti nervosi: direi che il bilancio per il momento è in pari.
Voto: ***
Economia Domestica
Annata irripetibile –grazie a dio- da questo punto di vista: è stata una battaglia, ma ne esco vittoriosa. Forse le ristrutturazioni hanno fatto crollare oltre ai muri i miei nervi, ma dalle macerie emerge la Casalinga di Voghera… Come negare il massimo dei voti?
Voto:*****
Leisure
2006 intenso, per cui nessuna Vacanza con la V maiuscola ma piccoli escape da amici qua e là: Parigi e Roma le mete preferite.
Nel quotidiano, il quotidiano bipolarismo: settimane da eremita narcolettica alternate a expoloit da socialite ubiqua, con picchi di gloria durante le sfilate uomo.
Voto:****
Cultura
Causa tutte le voci precedenti, è stato l’anno delle vacche magre.
Avrò letto sì e no una dozzina di libri ed ero talmente stanca che me ne ricordo tre – Braci di Marai, Neve Sottile di Tanizaki e Memorie di Adriano della Yorucenar-, ho letto i quotidiani solo nei weekend e non sono andata all’opera e nemmeno a teatro.
Merita due stelline solo perché ho eliminato definitivamente la televisione.
Voto:**
DISCOVERYCHANNEL: IL SERIAL KILLER Ovvero, l’ Uomo Ideale
Documentandomi, scopro che i SK -che guarda caso sono sempre maschi- sono persone estremamente razionali, perfezioniste, con un QI superiore alla media, e basta aver letto qualche pagina di cronaca nera – o aver visto una o due puntate di CSI- per sapere chesi celano dietro una facciata insospettabile, a scelta tra Il Bon Viveur (American Psycho insegna) , il Perfetto Gentiluomo, l’ Intellettuale Impegnato.
Ovviamente, date le caratteristiche sopra elencate, l'identikit del potenziale Serial Killer corrisponde in maniera inquietante a quello del mio uomo ideale.
DIRE, FARE BACIARE, OVVERO: L’Influenza come Ritiro Spirituale
“God Save The Flu Strikes Back!”
Un provvidenziale malanno ( God Save The Flu, 5 Novembre) mi ha tenuto in casa per qualche giorno.
E devo dire che ho pensato un sacco: ma sono dovuta stare una settimana isolata dal mondo per poterlo fare.
Tornata alla vita –per così dire- civile, la ragione si è presentata chiara: coi ritmi che hanno le nostre esistenze, come fai a pensare per davvero?
Voglio dire: a ponderare, ad analizzare, a valutare.
Siamo tutti interattivi, iperconnessi, disponibili in tempo reale anche in modalità blue-tooth, e non siamo mai da soli per davvero.
Le informazioni ci piovono addosso condensate peggio del concentrato Mutti, e in una mole tale che è impossibile approfondirle: leggere un quotidiano richiede due ore! Senza contare quelli con cui abbiamo sempre a che fare, ma non abbiamo mai tempo di vedere come persone.
Una centrifuga gigante dove l’unico imperativo è dire, fare, baciare, e dove non c’è il tempo per chiedersi “ Cosa sto dicendo?” “Cosa sto facendo?” e la mia preferita, “ Chi sto baciando?”.
Così, una volta ogni tanto, vale la pena di salutare come una benedizione una settimana di eremitaggio full-comfort: non c’è niente di più riposante e altrettanto costruttivo.
È come quando sei in prigione a Monopoly: è vero che non puoi giocare, ma sei nella privilegiata condizione di osservare il gioco dall’esterno.
LILI MARLEEN Ovvero: Si Salvi chi Può
L’Autunno mi instilla un umore spietatamente romantico.
L’ombra, le nebbie e il lento scolorirsi delle foglie hanno sulla mia psiche un effetto devastante.
Oltre al vino rosso, al camino acceso e a tutte le altre necessità del caso, ho in questi giorni una canzone in testa, che mi tiene carinamente compagnia, regalandomi immagini amene di soldati infreddoliti che pensano alla loro Lili mentre fanno la ronda di notte.
THE FASHIORSTYLIST LOVES: STOCKING & GARTERS
Avendo ripudiato il collant essenzialmente per motivi estetci (Galliano, questa non me la racconti! Quel che è disgustoso è disgustoso!) mi sono trovata ad esplorare un universo parallelo del quale i più ignorano l’esistenza: quello delle Calze.
Quelle con la C maisucola, madri ancestrali dell’odierna profusione di Collant/Gambaletti/Parigine e dei conseguenti Calzedonia&GoldenPoint.
Detto che per reperire l’armamentario è meglio frequentare vecchie mercerie, department stores molto forniti o siti internet piuttosto che i suddetti franchising, le Calze riservano un sacco di piacevoli sorprese.
Innazitutto, finalmente puoi indossare le guêpiere per uno scopo pratico – sostenere le Calze, appunto- ed io ritengo fondamentale dare un senso alle proprie scelte, in fatto di intimo.
Ovviamente, anche nel caso si scelga il meno impegnativo reggicalze, l’effetto globale è un milione di volte meglio rispetto all’orribile collant, e l’autostima ( assieme al portamento) non può che risentirne positivamente. Ci sono un sacco di alternative possibili: calze color champagne col tallone cubano e la cucitura in nero, quelle di lana che sembrano fatte all’uncinetto, o quelle scure da orfanella, ottime per smorzare scarpe da pin-up, col tacco esagerato e magari di vernice.
A questo proposito meritano una menzione anche le Calze maschili, ovviamente lunghe: sono l’alternativa easy a quelle femminili nonché elemento irriunciabile del dresscode lesbochic.
I famigerati calzini (scuri, mi raccomando) sono perfetti con le famose scarpe da pin up – le rendono meno aggressive- e carini anche con le ballerine ed una gonna più corta.
Tutto questi argomenti , naturalmente, non inficiano il Primo Grande Vantaggio del collant: è più pratico, più comodo e più caldo.
Ad ognuno, la sua scelta.
THE GLAMOUROUS HOUSEWIFE Ovvero: Come Ho Fatto di Necessità Virtù
Abitare per i fatti tuoi, avere un lavoro, una vita sociale, e riuscire a salvare la propria dimora dall’allure FavelaChic è veramente un’impresa.
A meno che tu non possa ti permettere una filippina-manager-PA to Yourself , anche se c’è una Santa Donna che ti da una mano, rimane comunque un bel po’ daffare.
Non che io abbia mai brillato, quanto a spirito domestico.
Anzi, confesso che mi ci è voluto più di un mese e mezzo per sostituire la lampadina bruciata nella Stanza del Camino che in que periodo era stata denominata la “Stanza Dell’ Ottocento”, visto che per entrarci bisognava accendere le candele.
L’operazione Cambio della Lampadina, però, si è rivelata catartica.
Nonostante mi vantassi fino a ieri di non aver pranzato (nè tantomeno cenato, of course) in casa per un anno di fila, mi sono trovata faccia a faccia con una lampante realtà: c’è una casalinga di voghera che abita in me.
(A dire il vero avevo qualche sospetto.)
L’illuminzione, in effetti- è stata un’altra: se la Casalinga reclama spazio, tu concedilo.
Stendere i panni sul ballatoio (solo dopo aver consultato Stendibiancheria.net) si è rivelata l’occasione adatta -è da una vita che la cercavo -per sfoggiare la mia collezione di vestaglie vintage, la cui sorte alternativa è prendere polvere nell’armadio.
Stirarsi la camicia con i bigodini in testa, le calze con la riga ed Edith Piaf in sottofondo diventa un esercizio abbastanza zen, tipo origami.
I fornelli poi sono uno spasso: poco importa se non so cucinare una pasta o fare il caffè con la moka: non sono quelle le cose che cose che mi interessano.
In compenso, ormai ho un PhD in crêpe, una laurea in pasticceria e se mi va male posso sempre aprire un take-away etnico (ndr: in verità, il 90% delle ricette è inventato. Chiamiamolo fusion, quindi).
Insomma, non ci è voluto molto per trasformare in divertissement quelle che prima liquidavo come scocciature.
E adesso,mi capita di sognare di essere negli anni ’50, e non aver altro da fare che sfornare tutto il giorno timballi.
PICCOLE RIFLESSIONI IN ORDINE ALFABETICO - VOLUME 2
ASPETTATIVE
Meno se hanno, meglio si vive.
BLOG
Non ha un’utilità specifica, ma costa meno di uno psicanalista.
CHIC
Lo chic è innanzitutto una forma di umiltà.
DENARO
Non importa quanto ne hai, l’importante è che non si veda.
EUFEMISMO
L’eufemismo è la salvezza dei rapporti sociali, ma è parente stretto dell’ Ipocrisia.
FELICITÀ
Se la gente smettesse di inseguire la Felicità, scoprirebbe che è a portata di mano.
GAY
Il sogno proibito di ogni fashionista: un uomo che non sbava per te, ma per i tuoi vestiti.
INDULTO
Invece dello sconto di pena, perché non far scontare la pena?
LIBERTÀ
La conoscenza di se stessi è la sola forma di libertà a non essere di moda.
Rimane, quindi, l’unica ancora possibile.
MUSICA
Terapia Subliminale Per l’Anima
NÉGLIGÉE
Il négligé è innanzitutto uno stato d’animo.
ORDINI
Gli ordini più efficaci sono quelli che non hanno per niente l’aria degli ordini…
PARANOIE
Ognuno ha le sue, basta chiamarle col loro nome.
RANCORE
Come la cocaina: ti fa sentire vivo mentre ti ammazza.
STUPIDITÀ
A volte, ho la tentazione di considerarla un dono.
TENTAZIONI
Quando sono troppe, cedere è banale.
UMORE
C’è quello nero, c’è quello rosa: in comune, hanno che poi passano.
VIRTÚ
La virtù senza misura si trasforma presto in vizio.
THE FASHION STYLIST LOVES: SKIRTS
La Gonna è un piacere a cui le donne rinunciano fin da piccole.
Ogni ragazza, ripensando alla sua infanzia, ricorda con orrore le gonne a balze ma non dimentica la sensazione di libertà data da un paio di jeans.
Mi dicono che io stessa ho sostenuto battaglie all’urlo di:“No Piace A Gonna” (18mesi), e adesso mi è più chiaro il nufragio sui leggings alla fine degli anni ’80.
Tuttavia, se non giochi più nascondino nel parco, se hai semsso di arrampicarti sugli alberi e di scavare buche in giardino, la gonna nasconde un sacco di privilegi.
Innanzitutto, il più ordinario, ma senzaltro una colonna portante: vuoi mettere dover centrare UN solo buco, la mattina, invece di due, come accade coi pantaloni?
In più viene automatico assumere atteggiamenti più femminili: nessuno (Paris Hilton NON conta) siederebbe come un camionista, con una deliziosa sottana anni‘50 addosso.
E poi, la gonna permette di dare sfoggio a una delle mie più recenti passioni, le calze (le quali, col relativo reggicalze meritano senz’altro un post ad hoc), e ad un evergreen globale -le scarpe-: insomma, c’è da divertirsi.
THE FASHION STYLIST HATES: LEGGINGS
Sulle pagine di tutte le riviste di moda, già da qualche tempo, hanno fatto la loro ri-comprsa i leggings, i famosi pantaloni/collant che arrivano alla caviglia e come proclama uno dei patinati giornali “ Sono perfetti con tutto: puoi indossarli sotto gli shorts, come a New York, con le ballerine e una mini di Jeans come usa tanto a Londra, oppure sotto un romantico vestito a fiori come amano fare quest’autunno a Parigi”.
Detto che i famosi leggings non sono altro che la riedizione odierna dei famigerati fuseaux anni ’80 – e detto così suona molto meno cool- mi sorge una domanda: ma perché sbagliando non s’impara?.
È vero, negli anni ’80 ero piccola, ma non abbastanza per sfuggire al mio bravo paio di fuseaux neri ( mi viene da grattare al solo ricordo) di un materiale talmente sintetico che quando li tologlievo vedevo le scintille.
Ricordo ancora perfettamente il senso di disagio nel sentirmi praticamente nuda sotto al maglione ( o alla mini, o agli shorts…) e mentre andavo a scuola -mezzo addormentata- mi è capitato di essere presa dal panico di essere uscita in mutande, e di aver sbottonato il cappotto per controllare.
Aldilà del senso d’imbarazzo, oggi mi si pongono tuttavia anche altre questioni.
Se ho deciso di abolire il collant in quanto “ mortificante per la femminilità”, e qui si parla di grosse calzamaglie senza il piede…
Se non sono alta un metro e ottanta, non peso 45 chili e piegata non entro in un bagaglio a mano…
Se anche Kate Moss sembra avere le gambe un po’stortignaccole con quei cosi addosso…
…Ma a me, chi me lo fa fare?
(Soprattutto considerate le fantsiche alternative che ci propone l’Autunno-Inverno ’07)
1984-2006: LA RIVOLTA DELLE MACCHINE (UMANE)
Con la tecnologia ho sempre avuto un karma negativo.
Probabilmente sono anche imbranata, per carità, ma qui c’entra la genetica.
È risaputo che nella mia famiglia -da generazioni- è impossibile comprare qualunque genere aggeggio elettronico senza che si verifichi qualche imprevisto ovviamente non contemplato dai manuali d’uso. A volte, vorrei vedere in faccia gli autori di questi adorabili volumetti, per poterli prendere randellate sulle gengive.
Ma a questo, dedicherò un altro post.
Quando ti rendi conto che il tuo caso umano non è contemplato nella Guida Semplice all’Utilizzo, l’unica speranza residua risiede in quelle cifre scritte in verde sull’ultima pagina.
Il magico Numero Verde, oracolo dell’Assistenza Clienti, che si proclama disponibile per “Ulteriori Domande, Segnalazione di Malfunzionamenti e Difficoltà Tecniche non contemplate in questo Manuale d’Uso”.
Digiti le famose nove cifre, e mentre aspetti che qualcuno risponda, cominci a sentirti un perfetto imbecille per non essere riuscito a decriptare il codice enigma in sono state scritte le istruzioni.
Ma tutto ciò non è che l’inizio.
“(Musichetta agghiacciante - Provate a chiamare la guardia medica, sembra la colonna sonora di un film porno anni ‘80)
Buongiorno! Grazie per aver contattato l’Assistenza Clienti.
Scopra le nostre fantastiche offerte dedicate a chi ha meno di venticinque anni, a i clienti Silver e a coloro che hanno subito un intervento per il cambio di sesso! Vistiti il nostro sito internet per saperne di più.
(Musichetta agghiacciante)
Digiti 1 se ha un abbonamento Gold
Digiti 2 se ha un abbonamento Premium
Digiti 3 se ha scelto l’opzione Famiglia oppure
Digiti 4 se ha richiesto l’attivazione di Smart Business”.
Ok. Già ti scoccia sentire le loro pubblicità mentre vorresti risolvere un problema, e non ti è ben chiaro come il tuo tipo di abbonamento possa modificare la soluzione dell’inconveniente, ma ti rassegni, e digiti.
2.
“Grazie per aver scelto l’opzione Premium.
Digiti 1 se si connette ad internet con un modem ADSL
Digiti 2 se ha un computer Apple
Digiti 3 se indossa slip azzurri”
Nonostante la rabbia che monta, non puoi fare altro che sottometterti al volere di una voce registrata, che ti impone molto, molto educatamente, delle scelte numerate da uno a quattro.
Impotente, fai le tue scelte, cercando di capire dove sia la logica di tutto ciò.
Anche perché, già prevedi come andrà a finire: ti risponderà un povero cristo col contratto a progetto, che sta 12 ore al giorno davanti a un pc e non capisce sa un piffero, se non quello che c’è scritto sulla sua Guida Semplice all’Assistenza Clienti.
Nondimeno, prima di udire l’agognata voce, vieni tenuto in un limbo che va dai 5 minuti all’ora buona, in cui ascolti la solita agghiacciante musichetta inframmezzata dall’ormai familiare voce registrata, che a intervalli regolari ripete:
“ Ci scusiamo per l’attesa.
La metteremo in contatto con il nostro operatore il prima possibile.
La invitiamo a non riagganciare, per non perdere la priorità acquisita.”
Benché la pazienza se ne sia già andata da un pezzo, ti rassegni e attendi, per non perdere la priorità acquisita, of course.
E quando finalmente qualcuno risponde, ormai il tuo problema col PC (o col frigo o col modem) ti sembra improvvisamente un’inezia, e l’unica domanda che vuoi fare all’operatore è:
“ Scusi, ma lei ha mai letto 1984?”
KEINELUST Vs DOWNTOWNDOLL
10+1 domande sulle differenze tra Uomo e Donna.
KeinweLust: Sì, no, forse questi sconosciuti. Perché Sì =forse, forse=no e no=no?
Il sì è sì, il no è no. È solo che noi donne ci prendiamo il lusso di ripensarci, forse.
Che cosa vuoi dire?
Perché la poveretta è rassegnata, perché per Lei (e spesso, anche per il resto del mondo) la risposta è fottutamente evidente e se tu non capisci che cos’ha, vuol dire che sei proprio fesso. Oltretutto, se vuoi capire veramente una donna, invece di fare queste domande stile GESTAPO, potresti provare a chiederle “ Qualcosa ti turba?” oppure “A che pensi ?”.
Vedrai che non risponde “ A Niente”. Come fanno regolarmente il 90% degli uomini.
KL: Lui ti piace: 10 segnali da interpretare come un incoraggiamento.
Immagino che qui desideri sapere cosa facciamo noi donne per incoraggiare voi maschi (o non ho capito la domanda?). Rispondo per me, e dico: assolutamente niente. Vi fate già abbastanza coraggio dal soli, e a dire il vero una buona ricetta per scacciare gli uomini sono proprio le eccessive dimostrazioni d’affetto e/o interesse. Per cui Nulla Assoluto, a parte quando c’entra il cuore, of course.
Ma qui non si parla di quello, giusto?
Qui la lista è difficile farla, perché credo sia qualcosa di molto personale. Ognuno ha delle cose che ama o che odia. Comunque, in base ai dati in mio possesso, dico che i turn-off più diffusi, e quindi anche più odiati sono: ritardi al primo appuntamento, atteggiamento self-oriented e/o esibizionismo, occhiate alle altre donne presenti, maniere che lasciano a desiderare, aspetto fisico/abbigliamento trasandati.
Questo credo che sia una domanda parecchio legata all’Homus Italicus e alla sua relazione generalmente ai limiti del patologico con la mamma. Colpa dell’uomo, colpa delle mamme, non lo so, fatto sta che all’estero questo problema non è certo così drammatico. D’altra parte, fuori dall’italia non ho mai avuto il piacere di conoscere maschi di 35 anni che vivono ancora con i genitori, che si fanno stirare le camicie da mammà anche se sul biglietto da visita hanno scritto Amm. Del., o che pretendono che la loro compagna abbia doti culinarie paragonabili a quelle all’augusta genitrice.
Detto questo, le regole sono quelle, valide ovunque, del rispetto dell’educazione e del bon ton.
No, è una questione di necessità. Non siamo più negli anni ’50. Oggi nascono questi strani ibridi, tipo la Donna-.con-le-Palle e l’Uomo-Con-Lo-Swiffer.
Chissà se se negli anni ’70 immaginavano questo, quando si battevano per la parità dei sessi.
KL: Sesso al primo appuntamento per una donna è ancora sinonimo di “leggerezza”
Non è detto. Può benissimo essere sinonimo di: “Ho voglia di una scopata e via”. Ma di solito preclude qualunque sviluppo futuro della storia.
O no?
Anche qui, credo sia una questione di etica personale.
Per me una relazione seria, implica la fedeltà.
Lo so, tendo all’idealismo: ma il mondo sta provvedendo a curarmi.
KL: Quale strano campo magnetico esiste tra una donna e l’Autogrill durante un viaggio, che siano 20 o 600 i km da percorrere?
Non lo so perché ne sono immune. Detesto gli autogrill sopra ogni altra cosa. L’unica scusa valida è un’impellente necessità fisiologica.
La femminilità, che come tutti gli altri sensi deve essere esercitata e sviluppata.
L’uomo invece...Ne ha proprio uno.
Paranoid: High
Schizoid: Low
Schizotypal: Moderate
Antisocial: Low
Borderline: High
Histrionic: Very High
Narcissistic: Very High
Avoidant: Low
Dependent: Moderate
Obsessive-Compulsive: Moderate
LA MORTE EFFIMERA, Ovvero: Della Relatività della Percezione Temporale
Ricordava perfettamente l’attimo della sua morte, Paolo.
Aveva passato i due anni precedenti – da quando gli era stato diagnosticato un cancro al cardias- a immaginarlo, quell’istante, a prefiguarselo nei minimi dettagli, tanto che alla fine, quando la sua ora era giunta, l’aveva accolta con una sorta di sollievo, ed era stato invaso da un’ondata di pace.
Ricordava quando -sessant’anni prima- nell’austera aula magna del Liceo Classico Machiavelli, si era seduto davanti alla commissione per gli esami di maturità. D’un tratto, l’ansia e la preoccupazione che avevano dominato i giorni e tiranneggiato le notti passate sui libri si erano improvvisamente dileguate, ed avevano lasciato il posto ad un calma inaspettata.
Da allora, era passata un vita: la sua.
Paolo era andato all’università, aveva contestato, e poi si era rimesso in riga.
Aveva sposato una ragazza conosciuta al cineforum, quella con le camicette di jersey che fumava le sigarette tra il primo ed il secondo tempo nell’androne del cinema, guardandosi attorno con aria spaesata.
Dopo qualche anno, si era messo in proprio: aveva lavorato duro, ma le soddisfazioni non avevano tardato ad arrivare. La ragazza del cineforum intanto gli aveva dato due bambini, che piano piano erano cresciuti ed erano diventati uomini. Paolo, tutto preso dal lavoro com’era, se ne era a mala pena reso conto.
A un certo punto, comunque, non aveva più potuto negare a se stesso l’evidenza: i suoi figli erano adulti.
Lui era vecchio.
Ma l’ultima parte della sua vita, a ben guardare, poteva dirsi la migliore.
Era un architetto molto richiesto, sceglieva solo i lavori più interessanti e si faceva pagare fior di quattrini.
Viveva, sempre con la ragazza del cineforum -che ormai era diventata una rispettabile signora- in un appartamento in centro, andava in studio a piedi la mattina, e i weekend li passava alle terme, se non li trascorreva con figli e nipoti. Andava al circolo del bridge, giocava a tennis con qualche amico e di tanto in tanto si concedeva un cognac e un sigaro. Niente di speciale, si trovò a pensare.
Ed ecco, era giunto il momento di rendere conto.
Eppure, nulla accade.
Nessun tunnel con la luce in fondo o cori angelici all’uscita, nessun precipizio tra i tormenti degli inferi.
Immerso in un buio sconfinato senza tempo né luogo, Paolo è privo di percezione del proprio corpo: la sensazione non è né bella né brutta, prova solo un grande senso di spaesamento.
Come se nel Meccanismo della Morte qualcosa si fosse inceppato.
Paolo cerca di acuire i sensi.
Non ha corpo, ma percepisce comunque: e avverte d’un tratto una nuova sensazione.
C’ è qualcosa di lontano come un’onda all’orizzonte, che avvicinandosi acquista velocità e forza: un confine, un limite, la fine di questo buio senza fine.
Il confine si avvicina, Paolo lo sente incombere su di sé, con ansia crescente ne il prova addosso il peso schiacciante farsi opprimente.
Paolo non ha corpo, ma si sente soffocare.
D’un tratto, l’agonia ha fine e una luce lo abbaglia: ha lacerato il bozzolo, rinasce farfalla.
Sa di avere un solo giorno davanti.
Eppure, sarà una vita intera.
DEI PRECETTI
Premessa:
Ho deciso che fonderò il Club dei Borderline.
A presto, per ulteriori dettagli.
DEI PRECETTI, Ovvero: Ode Alla Disciplina
(Impara bene le Regole se vuoi essere in grado di Romperle)
Benchè io sia fautrice da sempre della più assoluta libertà intellettuale, fin da bambina ho sempre coltivato uno strano amore per le più strane forme di disciplina.
Alle elementari, d’estate, mi preparavo ogni sera una schedule per il giorno successivo, del tipo:
Ore 8-8,30: sveglia
Ore 8,30-9: colazione
Ore 9-11: lettura
Ore 11-13: gioco in giardino con Rossella
Ore 13-14: pranzo
Ore 14-15,30: televisione
…
E via dicendo
.Se mia madre lo avesse saputo, forse si sarebbe preoccupata.
I due anni che ho passato in collegio li ricordo come uno dei periodi più belli –nonostante non mancassero scherzi da caserma e ragazze davvero di pessimo gusto. Ho un unico rimpianto: le istitutrici avrebbero potuto essere un filo più rigorose.
Ma rimpiango assai quell’epoca della mia vita in cui una campanella scandiva le giornate: tutto era ottimizzato in stile fordiano, e c’era il gusto della trasgressione in un sacco di cose semplici.
Quache anno dopo mi sono sottomessa alle più assurde regole alimentari. Fomentata da compagne di banco anoressiche e istigata dall’orribile inadeguatezza dei 17 anni, ho provato ogni regime non avesse un minimo di senso. Ovviamente con una predilezione per le cose estreme: taglio totale dei carboidrati, dieta dissociata, due settimane a soli spinaci. Nel corso di quest’ ultima impresa, mi è capitato di fare la pipì verde.
Tuttavia, la sensazione di dominare il mio corpo, quel momento, mi sembrava abbastanza.
In seguito, ho tantato varie strade per mettere a frutto il mio amore per la disciplina.
Ho anche preso in considerazione –seriamente?- l’idea di entrare nell’esercito o magari nella polizia a cavallo: ma siccome non ci sono corpi speciali a cui siano concesse le scarpe col tacco, sono stata costretta a rinunciare in partenza.
Adesso, mi danno un senso di sicurezza l’etichetta, i dress code, i rituali sociali.
Tutto in fondo è soggetto a delle leggi – mi pare che ne parlasse anche Newton.
E conoscere la legge è il primo passo per dominare il fenomeno.
Banalmente, a livello sociale, qundo hai interiorizzato con anni di pratica i principi del bon ton, fare la cosa giusta – o in questo caso, appropriata- viene naturale.
Automatico, come girare la chiave e accendere il motore.
Visto che non devi preoccuparti di cosa fare, hai più tempo per osservare.
Per pensare.
IL PIACERE D’ESSER (A)NORMALI
Ho notato che un sacco di gente, quando parla di sé, ama pronunciare frasi del tipo “…Sai, io sono un pazzo scatenato” oppure “ …Come dire, sono fuori di testa…” o simili.
In genere, chi pronuncia queste parole è Mr/Ms Anonimity che tenta – a dire il vero, con scarsi risultati- di ammantarsi di un non so che fascino maledetto, oppure –se va male- qualcuno che vuole giustificare la sua incostanza, le sue intemperanze o la sua scarsa educazione.
Mi volevo stampare una maglietta con su scritto “I’m Fucking Normal” per protesta.
Sul lavoro, in palestra per chi ci va, online o alle feste capita anche di conoscere gente davvero carina.
Persone proprio a posto, in pace con sé stesse e con il mondo, che conducono vite diverse ma del tutto normali.
Molte di loro hanno una mania, un’ossessione, una perversione.
Semplicemente, non ci fanno troppo caso: la vivono come la cosa più normale del mondo.
IL COEFFICIENTE LEWINSKY_JR
Sesso e potere.
A nominarli così – stando alle opinioni che raccolto in un breve sondaggio- pare che quest’accoppiata richiami alla mente per lo più immagini di uffici dirigenziali, segretarie porche, scandali politici o roba tipo Dallas. Tutte cose lontane anni luce dalle nostre ben poco patinate esistenze.
Ma a ben guardare, qualunque rapporto implichi uno scambio – affettivo, commerciale, intellettuale -comporta qualche genere di conflitto per il potere.
Nelle relazioni, le forme che questa silenziosa battaglia assume sono molteplici: dalla banalissima lotta per il il telecomando a subdole strategie da sabotatori degni della guerra fredda. Difficile dire chi abbia veramente il comando: chi decide o chi sceglie di accettare le decisioni altrui?
Far valere le proprie ragioni. Stabilire dei limiti.
Ottenere quello che si vuole & non ottenere ciò che non si desidera.
Tutto questo è potere.
E come disse un famoso – guarda caso- uomo politico:
“Il potere logora… Chi non ce l’ha”.
ROCK ON MARIE ANTOINETTE
Debutta il 17 Novembre nelle sale italiane Marie Antoinette, ultima fatica di Sofia Coppola: due anni dopo l’acclamato Lost in Translation, che le valse un Oscar per la sceneggiatura, la regista figlia d’arte cambia decisamente registro e tono.
Dopo due storie assolutamente contemporanee – il primo lavoro era stato Le Vergini Suicide, basato sul romanzo di Geoffrey Eugenides- Coppola debutta ora nel film in costume.
Ma il taglio, fin dai titoli di testa, appare del tutto contemporaneo: sulle note rock degli Air s’intravede una regina che sembra uscita da uno scatto di LaChapelle, intenta tuffare un dito nella mousse di Ladurèe mentre una cameriera le infila preziose babbucce.
È solo un accenno, tuttavia, che dura il tempo di una canzone. Le prime scene del film ci portano alla realtà dell’epoca: un silenzioso XVIII secolo, dove ci sono crinoline, matrimoni combinati ed estenuanti viaggi in carrozza: Marie Antoinette lascia la casa materna per andare sposa all’erede del trono di Francia.
L’arrivo alla corte di Versailles, dopo infiniti chilometri ed estenuanti cerimonie, segna l’inizio di una nuova vita: e lo splendore della reggia non smette di riempire gli occhi per tutto il resto del film.
La deliziosa Kirtsen Dunst, perfettamente a suo agio nei panni della teen queen che mette a soqquadro Versailles, sembra aver molto a spartire con le sue odierne simili, assillate da ansie esistenziali che un nuovo paio di scarpe sono in grado di placare.
Nella magnifica cornice della reggia – nella quale sono state girate su concessione speciale alcune scene- è tutto un susseguirsi di balli, banchetti e festini più o meno equivoci. Una menzione speciale la meritano senza dubbio i costumi, curati da Milena Canonero che nella loro palette rococò hanno già stuzzicato qualche stilista. Ma c’è anche tutto il resto: le scenografie splendide ed eccessive, le meticolosa messinscena dei banchetti e pure la ricostruzione dei cerimoniali più ridicoli, mentre lo shopping si fa in salotto, scegliendo parrucche e tagli di stoffa. Solo un paio di All Star rosa, che si intravedono in una sequenza, ci suggeriscono un parallelo contemporaneo.
Il ritmo del film tuttavia incalza: i mille intrighi di corte tra cui Marie Antoinette si deve destreggiare si intermezzano a squarci di vita quotidiana condivisa con l’impacciato consorte, interpretato da un irresistibile Jason Schwartzman, e a rari momenti d’intimità affettiva.
D’un tratto, però, accade quello che tutti noi sappiamo: la rivoluzione è alle porte e Versailles viene assediata. Il palco si smonta: la corte si disperde alla spicciolata. E nel momento del pericolo la regina sa mostrare coraggio: sa qual è il suo posto, e come ci racconta la storia si rifiuta di lasciare la reggia senza il suo sposo reale.
Il seguito, lo conosciamo tutti benissimo, anche se la pellicola non ce lo fa vedere: la famiglia reale viene intercettata ad Varennes, incarcerata, ed i sovrani in seguito vengono giustiziati.
Tutto questo Marie Antoinette -quando lascia Versailles- ovviamente lo ignora, ma comprende tuttavia chiaramente che il sogno è finito: è ora di svegliarsi e alzare la testa.
Rock ‘on Marie Antoinette!
PICCOLE RIFLESSIONI IN ORDINE ALFABETICO
ALCOOL
Ci sono le stesse calorie in un piatto di spaghetti e in un litro di birra. Ma cos’è più divertente?
BDSM
Non è necessario andare all’università per avere un Master.
CHARME
Lo charme è la propagazione esteriore di una sensualità interiore.
DROGHE
Come andar fuori… Rimanendo casa!
ELEGANZA
La prima regola dell’eleganza è il sorriso.
FORTUNA
La fortuna è come un uomo vanitoso: guai a esser schiavi dei suoi capricci!
GUAI
A volte, ignorarli è più costruttivo.
IGNORANZA
Sarà Beata, ma è anche Bendata.
LEXOTAN
Senza il lexotan, alcuni fidanzamenti durerebbero molto meno.
MODELLE
Ne ho conosciuta una sola di bella davvero, ed era l’unica simpatica.
NOIA
Per Leopardi era il più sublime dei sentimenti umani. Ma io sono ottimista.
OCCASIONE
La migliore rimane sempre quella che non hai colto.
PECCATO
Per me, Peccato è dover dire “peccato!”.
RICORDI
I ricordi migliori sfumano nel momento in cui sono condivisi.
STILE
La prerogativa dello stile è conoscere i propri limiti.
TELEVISIONE
In TV c’è solo spazzatura, e chi vorrebbe una discarica in salotto?
UTILE
L’Utile è il Dilettevole!
VECCHIAIA
La vecchiaia è un compromesso tra la vita e la morte.
THE HARMONY SIDE Ovvero: Perchè Parlare Male degli Uomini Ti Protegge dalla Carie Dentale
Il mio approccio al genere maschile è stato considerato da qualcuno un po’ troppo denigratorio.
Premetto che il mio discoverychannel ha sempre avuto uno scopo quasi scientifico -perciò privo di qualsivolgia giudizio morale- : catalogare e classficare le varie specie d’uomini che popolano il variegato universo dei single.
Ogni spiecie che ho identificato è composta da gruppi eterogenei di invidividui, accomunati da un medesimo atteggiamento verso il genere femminile in generale. Immagino che esistano specie analoghe per il gentil sesso – ho sentito qualcuno menzionare la Cocker Girl, poi immagino la Vampira, la Peso Morto e la FigliaDiMaria. Comunque sia, non ho mai intrattenuto relazioni sentimental-sessuali con una ragazza –finora- e non mi azzardo quindi a formulare nessun’altra ipotesi in questo campo.
Fatte queste necessarie premesse, è giusto precisare che il mondo non è tutto un caso da ricovero.
C’è ancora speranza, là fuori: se succede di incappare in fenomeni da baraccone, può capitare anche di imbattersi autentici portenti.
Ovviamente questi ultimi, oltre ad esser rari, sono anche assai più rischiosi da raccontare, perché l’effetto Harmony è un rischio che non voglio correre.
Ogni donna, com'è risaputo, dentro di sé coltiva più o meno segretamente un Harmony-Side: un lato romantico e mieloso fino alla nausaea, proprio come i famosi romanzetti dalla copertina rosa.
Ma col tempo -e con l’esprienza - mi sono convinta che meno noi donne indulgiamo nelle lusinghe del nostro Harmony Side, meglio è per tutti.
Comunque.
Ogni tanto succede che incontri uno carino, e la serata può prendere la piega giusta: conversazione brillante, humour raffinato, un tocco di malizia, che male non fa.
In qualche caso – che non ho ancora capito se è da considerarsi fortunato- capita pure che incontri qualcuno che ha delle stranezze uguali alle tue. E allora sono serate perfette, comunanza esistenziale, coinvolgimento istintivo, chimica immediata.
Condividere una turba mentale è avere già una passione in comune.
Scatta la sensazione di complementarietà spontanea, l’intuizione – passatemi il luogo comune- di conoscere la persona che hai di fronte da molto più tempo di quanto sia possibile. La curiosità di scoprire se è vero.
E qui chiudo, perché l’Harmony di Merda incombe.