SAI CHE C'É DI NUOVO?
Oggi solo il nuovo sembra degno di essere preso in considerazione.
Il blu è il nuovo nero.
I quaranta sono i nuovi trenta.
L'acqua è il nuovo vino.
Queste affermazioni vagamente comiche campeggiano regolarmente sui glossies, con intenti tutt'altro che umoristici. Qui potrei aprire una parentesi sull'ossessione della civiltà occidentale, ben avviata sul viale del tramonto, per la giovinezza/novità a tutti i costi, ma a questo ossimoro sociologico mi dedicherò forse altrove.
Io, per me, apprezzo l'innovazione, ma sono piuttosto immune dalla smania per la novità ad ogni costo.
Trovo anzi che le cose vissute – in proprio o da altri, è una questione di gusti- si carichino poco alla volta di una storia che affascina chi sa prestarle orecchio, e di cui le novità che ci vengono proposte in serie sono drammaticamente prive.
Qualunque oggetto, per solleticarmi un senso di appartenenza, ed identificazione, deve aver trascorso con me del tempo, e portarne visibili ma impercettibili i segni.
Capisco alla perfezione quei lord inglesi vecchia maniera, che fanno indossare le giacche nuove al maggiordomo, e se ne impossessano solamente quando sono adeguatamente lise.
Chissà che un giorno, forse non non troppo lontano data la recessione economica al'orizzonte, non torni di moda il ““Make-do and Mend”, la campagna che durante la seguente guerra mondiale - ed i conseguenti razionamenti tessili- incoraggiava le donne a riparare e rammodernare i vecchi abiti.
Quando questo accadrà, scriverò un favoloso articolo dai toni esultanti, e lo titolerò senza dubbio
“Il Vecchio è il nuovo Nuovo”.