venerdì 28 settembre 2007

NARCO-DEJA-VU


Ero al parco con la Prosciutta e dietro una panchina ho visto delle siringhe usate.

L’ho sempre detto che non sopporto questo revival degli anni ’80.

giovedì 27 settembre 2007

Il CRACK DEL MUTUO INTERESSE


 

Non mi sorprende la crisi dei mutui.





In pratica, i grandi investitori si sono accorti d’un tratto che non ci si può fidare di quanto proclamato.

”Investi qui i tuoi soldi! Il rendimento è sicuro: classe di rischio doppio A” dicevano le banche, “Praticamente garantito!”.


Ma poi, le furbastre, in mezzo ci hanno infilato i.subprime, le mele marce in  poche parole, o la classe media in altre.

Mutui concessi cuor leggero a gente come John Smith, il tipico medio man, che poveretto tra mutuo sulla casa, rate della macchina, finanziamento per il megaschermo e i 7500 $ di debito sulla Visa di sua moglie, proprio non ce la fa.

Soprattutto dopo che la Fed ha alzato i tassi.

E da qui, alle cronache finanziarie.


 


La verità, per il mio modo di vedere, è abbastanza ovvia.

Il problema, nella finanza come nella vita, è che quando si investe, vuol dire che ci si fida.

E non parlo solo di soldi.

Quando s’investe qualcosa su qualcuno – tempo, pazienza, attenzioni – si fa un atto di fiducia.

Un atto di Fede.

E  nella vita come nella finanza, a volte sotto un pacchetto scintillante con la doppia A stampata sopra si nasconde un pollo come John Smith.


 


BOSCH


Pieter van den Bosch

ca. 1613 - 1660



Still Life with Dead Fowl, Hunting Horn and Bird Whistles, canvas, 62 x 48 cm, Private Collection


martedì 25 settembre 2007

STYLE DILEMMA: FASHION FOR FALL




Ho una passione per le scarpe costose e coi tacchi alti, questo è risaputo.

E poi sono veneta, mica è colpa mia: le mie radici culturali mi impediscono di rifiutare a cuor leggero un drink.



Se aggiungiamo che adoro ballare e che sono discretamente miope, è chiaro che non sempre tutte le variabili giochino a mio favore.


Insomma, alle feste in cui la combinazione delle insidie alcool-tacchi-musica-gente raddoppia il pericolo, mi capita d’inciampare.

Fall-time

Non mi preoccupo tanto del folto pubblico pronto ad applaudire le mie prodezze:con l’esercizio ormai ho imparato il cosiddetto “rimbalzo”, liberamente ispirato alle mosse dei pattinatori, quando cadono dopo un triplo axel (e sul ghiaccio deve fare MALISSIMO) e poi continuano a volteggiare sul Bolero di Ravel come niente fosse.


Tuttavia una domanda mi assilla la notte, mentre mi spalmo il Lasonil sui lividi.


Se quando metto il piede in fallo ho un tubino vintage nero con la giacca anni ’50 di Marni, gli orecchini di perle e le scarpe di McQueen, devo considerarla una caduta di stile?

ROMANCE D-I-Y



Il mio spazzolino da denti si sentiva solo nel bicchiere.

Gliene ho comprato un altro per fargli compagnia.

lunedì 24 settembre 2007

MAINSTREAM?



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MARC FOR (SUR)REAL


 


Sembra, ma non è.



MJ7Un paradosso caro all’arte, che già dai suoi esordi ha instaurato un rapporto privilegiato con la moda: siamo negli anni ’30 e in pieno mood surrealista, mentre Magritte si scrive “Ceci n’est pas une pipe” sulla tela in cui ha ritratto accuratamente una pipa, la signora Elsa Schiaparelli disegna con Dalì un cappello a forma di scarpa.


Uno spirito canzonatorio e provocatorio, che torna oggi, d’un tratto,  attuale: forse stuzzicato da “Surreal Things”, la mostra ospitata di  recente al V&A Museum di Londra, quell’adorabile secchione di  MJ ha incentrato sul divertissement nonsense la sua collezione per la prossima Primavera-Estate.


Questo non è un nude-look: le coulotte nere che si intravedono sono in realtà stampate sulla camicia.


Questa non è un’acconciatura: anche se c’è una molletta, si tratta solo di uno strano cappello.


Questo non è una decollétè, ma uno stivale col gambale velato come una calza.


Così è…Anche se non pare.


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domenica 23 settembre 2007

L’ARTE DELL’INCUBO


 


Ultimamente sono allietata da un incubo ricorrente.

Sogno di avere le meches rosse, in quantità direttamente proporzionale ai bagordi della sera prima.


Il sabato mattina mi sveglio in preda all’angoscia, convinta di avere i capelli a strisce color setter irlandese.


 

martedì 11 settembre 2007

MEMORIE DI UNA FASHION VICTIM: IL MIGLIORE AMICO DI UNA RAGAZZA


 Non sto per parlare di diamanti, sia chiaro.

Il solitario è stato foriero di presagi: mai nome fu più appropriato.


Voglio qui invece onorare la pietra miliare del mio guardaroba, Lui, l’acquisto folle di una sbarbatella in vacanza a Vienna, che ha resistito, impavido superstite, agli anni, ai traslochi e ai momenti FengShui (quando LaCasalinga prende il sopravvento, e mi fa riempire sacchi e sacchi destinazione Caritas senza fermate).


Lui è un miniabito nero senza spalline in poliuretano (plastica fa così cheap!).


Solo da poco però mi sono fermata a considerare quant’è estremo ( potete giudicare voi stessi: lo indosso volentieri nei momenti di delirio di onnipotenza).


E sento il dovere di giustificarmi… Perché le sue origini sono tutt’altro che onorevoli.


 La verità è che illo tempore (vi ricordo che ero minorenne, incosciente e ancor più provinciale di ora, se possibile) ero entrata in fissa dopo aver visto –ebbene sì-  un video delle Spice Girls, in cui la Posh  - mia preferita- indossava un tubino nero strapless che mi sembrava allora l’apoteosi dello chic (sigh!).


Dovevo averne uno. Victim mica per niente.


Non tiro in ballo nemmeno l’indigenza studentesca… probabilmente ero talmente piccola che prendevo ancora la paghetta.

Ufficialmente in visita culturale nella capitale asburgica,  tra Santo Stefano e la Hofburg fotografavo mentalmente ogni vetrina nella speranza di incontrare lo scuro oggetto del mio desiderio.

Finchè sulla  sulla MariahilferStraße, di fianco alla porta di un negozio punk dall’aria equivoca, eccolo lì: un rettangolo traslucido di plastica nera made in London, UK.


Era nero. Era corto. Non aveva le spalline. Tanto bastava.


Inutile dire che me lo portai a casa senza nemmeno provarlo.


Inutile anche precisare che quel tesoro, dopo una misera sfilata in albergo davanti alle mie poco convinte compagne, giacque negletto, ma non dimenticato, nell’angolo più buio del mio armadio per anni.




La resurrezione avvenne quando, raggiunta finalmente l’età legale, andavo a ballare con un’amica i venerdì sera, e il famoso bustier fu eletto ufficialmente mia mise da battaglia.

Indossavo il glorioso tubino una settimana sì e l’altra pure, principalmente per due motivi: innanzitutto, stavolta sì studentella squattrinata, preferivo investire i miei soldi in capi più quotidiani, e in secondo luogo ero fermamente convinta (come d’altronde lo sono tutt’ora) delle virtù dimagranti di questa guaina plasticosa, che ti sigilla dal busto alla coscia come un cotechino precotto, ed effettua anche un micro-massaggio snellente.

Dopo aver ballato per tre ore indossandolo, secondo me perdi fino a 4 centimetri di girovita.


 blackdress

Sarà per questo che il tubino resiste, anche se di tempo ne è passato un bel po’: dopotutto, Coco Chanel aveva ragione…

Un petite robe noir è per sempre.


Ovviamente, nel mio guardaroba, decine di abitini neri si sono alternati nel corso degli anni, ma Lui è il superstite di più lunga memoria, ed assiste imperterrito all’avvicendarsi di trend e stagioni.





È vero, la plastica è più  resistente della lana o della seta…

Ma ha anche un’allure fetish/sm da non sottovalutare.





Sarà mica per questo che è riuscito a schiavizzarmi?



venerdì 7 settembre 2007

LE PERLE DELLA CONTESSA



" Quando sei in grado di scaricare un uomo con classe, hai fatto un gradino in più nell'evoluzione.

Puoi considerarti una Supersayan".

mercoledì 5 settembre 2007

VALE, VALENTINO


 


Si sussurrava da un po’di tempo che presto avrebbe lasciato, e io accendevo i ceri a sant’Antonio pregando che non fosse vero.

Adesso è ufficilale: Valentino se ne va.


Comprensibile che  dopo 45 anni di onorato servizio desideri godersi il buen retiro: fossero tutti professionalmente così longevi, il problema delle pensioni sarebbe risolto da un pezzo.


Ad ogni modo, a me piange il cuore.


Amo Valentino, e la sua donna sensuale di una sensualità sofisticata, che parla di un’epoca ormai tramontata, un’aurea età in cui per  creare non era ancora necessario sovvertire.

I suoi pizzi, i rasi pesanti, il celebre rosso: elementi di un  glamour da boudoir mitologico in cui si abbigliano dive divine, tra nuvole di cipria e muliebri sussurri.

Ma per il giorno tailleur, cappottini, camicette castigate e tessuti maschili:  la signora della maison conosce bene il bon ton, e sa perfettamente quando svelare e quando celare…

Un rigore tuttavia sempre femmineo, addolcito nel tratto e arricchito da dettagli preziosi e studiati.


 valentino


 

Magra consolazione: ci sono ancora, a sua firma, le sfilate di ottobre (p-a-p) e gennaio (hc).

Poi, dovremmo proprio farcene una ragione.


Ferré è morto, Valentino ha lasciato…E nemmeno la Maitresse si sente troppo bene.

lunedì 3 settembre 2007

IL POMO DELLA DISCORDIA


 

La bellezza è il modo più diretto per esprimere la bontà.


Istintivamente, siamo portati a credere che ciò che è bello sia anche buono.

A scelta, tra le varie accezioni del termine.*


La mela (quella famosa del “mela dai?”) che scegli, al supermercato – casalingadi voghera docet- è quella bella lustra e soda o quella ammaccata e con una macchia tutta marrone?

Ok - potremmo discutere per giorni sulle convenzioni culturali che ci portano a ritenere la mela sana e lustra più bella rispetto a quella avvizzita e bacata, ma lacasalinga scommette che tutti, in qualunque posto, sceglieranno di comprare la mela sana.

Perciò, non c’è da stupirsi della dittatura dell’immagine a cui alludeva la commercialista al tè (contento Fezensac?) con la Zia Cicci.

Soddisfatt
i bisogni più terra-terra  come procurarsi un tetto, il cibo e delle quote azionarie, spostiamo la nostra attenzione su concetti più elevati, come la bellezza.


Che poi è, a livello immediato di percezione, sinonimo di salute:  vedi la mela bacata e quella invece rossa da pubblicità.


Certo, c’è anche la bellezza cerebrale che ti fa amare un Burri o un Fontana, ma è un passo più in là, e richiede la mediazione dell’intelletto.

Ma quel primo moto d’attrazione istintiva è une bestiola semplice da ammaestrare.


I signori del marketing lo sanno.


A nessuno però deve sfuggire che l’uomo è anche un animale scaltro, e  ha inventato una cosa chiamata veleno.


E come si fa a distinguere la mela-della-pubblicità da quella di Biancaneve?


                        




*di cuore, morale, onesto, retto, serio, perbene, dabbene

amabile, affabile, gentile, delicato, cortese, cordiale, condiscendente, paziente, amorevole, affettuoso, benevolo, caro, dolce, comprensivo, disponibile, tollerante, indulgente, clemente, umano, sensibile, pietoso, caritatevole, filantropo, altruista, generoso, magnanimo

docile, mite, pacifico, mansueto, bonario, obbediente, disciplinato, diligente, rispettoso, pio, osservante

calmo, sereno, tranquillo, silenzioso

abile, bravo, capace, affidabile, atto, adatto, idoneo, ferrato, valente, esperto, competente, perito, versato, sicuro

opportuno, appropriato, efficace, energico, interessante, approfondito, profondo, esatto

valido efficiente

bello, di pregio, di valore, pregevole, pregiato, raro, eccezionale, notevole, considerevole, eccellente

nobile

utile, vantaggioso, redditizio, conveniente

propizio, favorevole, felice, fortunato

gradevole piacevole

delizioso, saporito, appetitoso, ghiotto, gustoso, squisito, stuzzicante, succulento, aromatico, fragrante, profumato

sano, salubre, salutare, balsamico, genuino, schietto, naturale, puro, autentico, vero, reale

temperato fresco

positivo soddisfacente

giusto, accettabile, plausibile

grande, abbondante, ricco, copioso

utilizzabile, riutilizzabile, mettibile, portabile, pulito, in ordine, della festa

produttivo fertile