lunedì 30 luglio 2007

NEW START


Un amatissimo amico mi ha regalato un piccolo saggio su NY, scritto nel 1948 da E.B. White.


L’ho letto d’un fiato – si tratta appena di settemila cinquecento battute- seduta nel parco di Washington Square, in una giornata orribile, di quelle con il sole fuori e il gelo dentro.


Questa piccola delizia d'inchiostro mi ha regalato un paio d’ore d’insperata distrazione, e parecchi spunti che sto saggiando uno ad uno.


Nel corso del saggio, l’autore suddivide i newyorkesi in tre categorie: gli autoctoni - nati in città -abituati e quasi insensibili  a questa  metropoli, i pendolari che la animano ogni giorno e che la sera sciamano compatti verso l’upstate, e poi tutti coloro che sono nati altrove e che sono venuti qui in cerca di qualcosa, e che sono la vera forza propellente di New York.

Un po’ come cantava Frank Sinatra: sono qui to make a brand new start of it, per dare vita -ancora una volta- al più classico degli american dreams.


 


Personalmente, sono arrivata a NY in cerca – molto prosaicamente-  solo di qualche buon contatto di lavoro e di una manciata di capi di Chanel.

Non mi ero fatta grandi aspettative, perché sono convinta che esse siano sempre un pessimo punto di partenza.


Anyway –


Sono stata catapultata mio malgrado, per ragioni che tutt’ora non mi spiego, in una sorta di spleen emotivo; mentre all’ombra di un platano cercavo con le parole scritte di anestetizzare il dolore interiore, ho provato un tremendo desiderio di Casa, un’infinita repulsione per il Mondo, un intenso desiderio di Niente.


Ma improvvisamente, prima che potessi  rendermene conto, sono stata risucchiata dal vortice di possibilità che questa città ti rovescia addosso.


Con mia immensa sorpresa, e senza che facessi nulla perché ciò accadesse, New York è stata capace di portarmi nel giro di ventiquattr’ore dalla disperazione più cupa all’esaltazione più frizzante, inglobandomi mio malgrado nel vortice d’energia pulsante che l’anima.


 


E allora ho ripensato alle parole di White, e sono giunta alla conclusione che quantomeno mi trovo per adesso nel posto più giusto.

DE-LIGHT DESIGN



9th Av, lower Chelsea


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Buddakan Restaurant


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Meatpacking District

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Maritime Hotel, outdoor bar

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West 12th street, Meatpacking district

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Buddakan bar

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giovedì 26 luglio 2007

U.S.A. FOR DUMMIES - THE POSH UPDATE



Non c'è scampo.

Nemmeno al Four Seasons.

Nelle splendide toilette - penso che siano state disegnate pure quelle da Mies Van der Rohe- un inquietante avviso fa "bella" mostra di sè di fianco ai lavabi.



" Il personale DEVE lavarsi le mani prima di tornare al lavoro".



4seasonsIo lo trovo francamente disgustoso.

Non sono certa di come affronterò il dessert, adesso.

mercoledì 25 luglio 2007

U.S.A. FOR DUMMIES


Una caratteristica  degli Stati Uniti che ho sempre trovato assai spassosa è il candore disarmante stampato a chiare lettere, qua e là…


Primo esempio, in ordine cronologico, il visto.

Per ottenerlo, devi rispondere a domande quali: 


usavisa“Soffri di malattie mentali?”

“ Sei tossicodipendente?”

“ Hai mai partecipato allo sterminio degli ebrei?”

“Sei mai stato coinvolto in un’associazione a delinquere?”

“Hai mai cercato di introdurti negli USA clandestinamente?”


Naturalmente, è specificato a chiare lettere che se rispondi con un sì da qualche parte , non otterrai il visto. Geniale no?


 


Secondo esempio.

Imperversano ovunque avvertenze idiote.

(temo che questo abbia parecchio a che fare con la propensione degli americani a intentare cause)


Sul bicchiere del caffè: “Occhio! La tua bevanda è calda! Se lo rovesci potresti bruciarti.” (ma va?)


warninglabelNei negozi, su ogni sacchetto di plastica: “Questo sacchetto non è un giocattolo: può portare a soffocamento” ( buono a sapersi. Pensavo di portarlo in regalo al mio cuginetto, ma adesso ci ho ripensato)


All'ingresso della metro: “Attenzione agli scalini!Rallentate! Il 75% degli infortuni nella metropolitana è correlato a cadute dalle scale.” (no, to be honest lo ignoravo, ma ho sempre vissuto bene lo stesso).


sillySull’accendino: “Warning! Accendere lontano dal viso e dai vestiti” ( piromani avvisati…)


Sulla scatola del phon: “ Attenzione, non usare nella doccia” (cos’è multi-tasking avanzato?)


Su una barretta di arachidi: “Attenzione, può contenere arachidi” (reperita iuvant)


Sulla bottiglia di soda: “Warning, non aprire dopo aver agitato. Il tappo può saltare e causare ferire gli occhi” (ma non è che se le chiamano?)


 




Dopo soli quattro giorni di questo stillicidio, mi è venuta voglia di tatuarmi in fronte:


 Warning! Vivere uccide. Lentamente, ma inesorabilmente.


 


 

martedì 24 luglio 2007

NY,  STATE OF MIND



Mi sento sempre un po’ fuori posto a NY.

È una sensazione vaga, che mi è strisciata addosso la prima volta che ci ho messo piede e che regolarmente torna ad accogliermi ogni volta che ritorno.





Inquietudine.

Solitudine.


nyskyline


Sembra di stare su una nave.

Gigantesca e incagliata in qualche posto sospeso, grande abbastanza  da diventare città, centro e mondo a sé.


 Ma poi basta farsi strada, e arrivare al bank per sentire il vento e l’odore dell’oceano che arriva salato, assieme a qualche gabbiano spelacchiato, per ricordare dove sei e come mai.

giovedì 19 luglio 2007

LA CASALINGA DISPERATA


 

La Casalinga è depressa.


Poveretta, la capisco pure.


A Parigi, proprio nella patria di Maison Française, per lei non c’è tempo.






La poveretta tenta anche qualche sortita, tipo quando passo davanti ai Printemps de la Maison o nelle brasserie, dove prende mentalmente nota dei piatti più insoliti e degli abbinamenti verre/fromage.

L’altro giorno, mi ha quasi convinto a comprare dei candelabri in vetro intagliato, trés Provence.


Tanto mica è lei che porta le valigie.


Per fortuna la Boussi mi distrae, portandomi a fare shopping di lingerie.

Ma questa, è un’altra storia.




martedì 17 luglio 2007

CHANCE PAR CHANEL


Comprare 30 capi di Chanel vintage al giorno é un duro lavoro....

Ma qualcuno lo deve pur fare!


obj_chanelcamelia_cbizet_251

giovedì 12 luglio 2007

PARIS PARIS


Eccomi in terra di Francia con una missione da compiere: devo andare a caccia di Chanel.


Se ne vedo uno per strada, lo impallino!


chanel_01[1]


I segni auruspicali tuttavia sono buoni: ieri sera, appena arrivata in città, sono stata a cena in una piccola  brasserie, e di fianco a me si é seduta una signora che sfoggiava un total look della maison. Secondo me é un segno del destino.

venerdì 6 luglio 2007

DELL’INELUTTABILITÁ DELLE FACCINE


 


Mi  ricordo ancora quando si scriveva sulla carta.


La scrittura era un’attività pura, non contaminata dalla quotidianità più becera come accade oggi.


Nessuno si sarebbe mai sognato di scrivere “Tornando a casa passa dal vet a ritirare le analisi del cane” o quei codici cifrati tipo “Amò cvd tvtttb”.


I rapporti epistolari erano riservati a una manciata di amici di penna, ai quali era un piacere scrivere lunghe, sporadiche ma dettagliatissime lettere su carta decorata e profumata. ( Avevo 13 anni. Oggi non oserei nemmeno sotto tortura.)


Adesso invece mandi una mail anche al tuo vicino di scrivania per chiedergli di prendere un caffè

La cosa drammatica della quotidiana  comunicazione scritta, così di moda oggi, è la sua necessaria concisione. Tralascio di proposito le considerazioni sull’equazione brevità = no formalità = maleducazione, a cui non basterebbero 52 post.


Il problema è ben più prosaico: la sintesi richiesta da questo genere di scrittura depenna un’infinità di sfumature che difficili da descrivere, ma che si potrebbero rendere con una semplice occhiata.

Per rimediare a quest’evidente mancanza, ecco comparire gli smilies: le faccine disegnate con la punteggiatura.





In effetti, funzionano!;)


 


 


 


L’angolo della Psicologa


Il mio problema è che non faccio più discorsi articolati.


Parlo per slogan ( maledetti copy!) più faccine.


Anche nella vita vera. :’(


 


Devo rileggere Choderlos deLaclos.

 21 FASZIENIERENDE FAKTE ÜBER BERLIN


 


1.Nella parte est della città  ci sono ancora diverse case (cosiddette Nicht Saniert) che come unico riscaldamento hanno le stufe a carbone


2.Un sacco di berlinesi dell’Est hanno sbroccato, dopo la riunificazione. Tra gli ex abitanti della DDR il tasso di alcolismo è il più alto d’Europa


3.Berlino ha una superficie di 89.142 km², pari a 9 volte quella di Parigi, ma ha solo 3 milioni 500 mila abitanti, contro gli 11 milioni della capitale Francese


4.La copertura del Sony Center in Potsdamer Platz non è sorretta da piloni ma ancorata con cavi d’acciao e riproduce con la sua lieve asimmetria il profilo del FujiyamaGiugno07 036


5.A Berlino non rubano le macchine, però le bruciano o ci fanno sopra i graffiti


6.Tutti gli edifici di interesse storico e i monumenti di Berlino erano nel settore est, ad eccezione del Reichstag che però non poteva essere utilizzato come parlamento, perché si trovava a ridosso del muro


7.Vicino al banhof zoo, c’è tutt’oggi il negozio/museo erotico di Beate Uhse,  che dopo il ‘45  si riciclò da pilota di guerra a porno-imprenditrice


8.In città il 10% degli spostamenti avviene in bici: ci sono 900 km di piste ciclabili (!)


9.Cristiane F. non è morta di overdose come vuole la leggenda metropolitana: vive a Brandenburg e nel 2003 ha pure sfornato un disco (Wunderbar / Health Dub (12"), Playhouse )


10.A Berlino gli affitti costano pochissimo: si può avere un appartamento di due stanze a PrenzLauerBerg con 350 euro al mese


11.ll clima di tolleranza  della città e l’assenza di discriminazioni hanno dato il via ad una vera e propria immigrazione di gay da altre parti d’Europa


Giugno07 047


12.Berlino adora la musica elettronica: alla Loveparade del 2006 hanno ballato 1.200.000 persone


13.La capitale tedesca ospita immigrati provenienti da 183 nazioni, ma la comunità più numerosa – e la più grande d’Europa- è quella dei Turchi, che vivono principalmente nel distretto di Kreutzberg


14.Berlino deve il suo nome all’orso(Bär) che è diventato il suo simbolo e compare anche nello stemma della città


15.Potsdamer Platz, che oggi raccoglie in un isolato opere degli architetti più grandi del nostro tempo, sorge in quella che fino all’ 1989 era “terra di nessuno” la fascia di sicurezza a ridosso del muro, nel punto centrale della città


16.Il locale di cabaret che ha ispirato l’omonimo film con Liza Minelli esiste davvero: è il Kit Kat club ed è tutt’ora aperto ogni weekend


17Una chiesa semidistrutta dai bombardamenti è stata lasciata intatta al centro della città: si chiama Gedachtnis Kirche, chiesa della memoria


Giugno07 02618.Il muro di Berlino fu costruito  nel giro di una sola notte, quella tra il 12 e il 13 Agosto del 1961


19. Il museo ebraico progetato da Daniel Liebskind ha attirato 350mila visitatori ancora prima che l’esposizione venisse allestita: tanto che  si è aperto il dibattito sull’eventualità di lasciarlo vuoto


20.A berlino sono attivi un’ottantina di taxi-veló, la versione moderna del risciò


21.L’idea di questo post mi è venuta perché nella prima casa in cui ha abitato lannina a Berlino, il suo roommate aveva incollato un ritaglio con 42 faszinierende fakte uber berlin di fronte al wc. Io mi accontento della metà:P

mercoledì 4 luglio 2007

ZEIT-GEIST


Berlino, giornate dense.

Incontro persone conosciute altrove e conosco persone che rivedrò chissà quando.


Condivisioni sconosciute, invasioni di campo in universi paralleli che per un’ora diventano un habitat così naturale da sembrare quotidiano.


Vecchie fabbriche squassate dalla musica elettronica, sottotetti decorati a nuovo e imbottiti di cuscini, fumoir bohemien di pura decadenza… scenari inusuali, dove scopri esperienze condivise sulla lunga distanza, e diversità che la distanza non riesce a spiegare.


 È bello fare conoscenza.


zeitgeist