Mi sono resa conto che lui risveglia i miei istinti materni, molto più di qualunque neonato io abbia mai visto.
Secondo voi, mi devo preoccupare?
MEMORIE DI UNA FASHION VICTIM – SHOES ADDICTION
All’università, come ogni studentella che si rispetti non avevo il becco d’un quattrino.
Naturalmente mi divertivo un sacco, e la mia povertà relativa mi pesava assai poco, in una città a misura di studente, dove ci si trova in piazza a bere lo spritz sotto i portici e si va a ballare nei circoli studenteschi.
Ricordo quasi con nostalgia le spedizioni mattutine in hard discount tedeschi dai nomi inquietanti, a fare incetta di sugo di pomodoro e carta igienica low-cost.
E sui banchi del mercatino giusto fuori dalla facoltà è nata – tra una lezione e un cappuccino- la mia passione per il vintage.
Insomma, la mia vita scorreva nella più piacevole frugalità ad eccezione di un capitolo affatto irrilevante nell’esistenza di qualunque fashionaddict: le calzature. È noto e risaputo che si può essere impeccabili in qualunque straccetto se si indossano scarpe eccellenti: purtroppo, però, le scarpe eccellenti hanno spesso e volentieri costi esorbitanti.
Fortuna volle che la mia sede universitaria fosse a due passi dalla Disneyland della Calzatura: la Riviera del Brenta, che oltre alle deliziose ville palladiane, ospita René Caovilla, Ballin, e soprattutto RossiModa – il quale produce per Fendi, Givenchy, Marc Jacobs ed molti altri brand conosciuti.
Purtroppo il Fato avverso decise di donarmi un piede che calza il 39, mentre i campionari in vendita a prezzi irrisori nella Terra Promessa del Tacco si fermano ad un impietoso 37 e mezzo.
Dopo aver inizialmente considerato l’ipotesi di amputarmi le dita dei piedi (tanto, a che altro servono oltre a che a ospitare le unghie laccate?), ho elaborato una strategia meno invasiva.
Compravo questi deliziosi stiletto che risultavano confortevoli quanto un’affettatrice, e appena li indossavo prendevo una bustina di Aulin.
Non che siano mai riusciti ad esser comodi, ma uscivo e passavo una serata ballando (ammetto di essere tornata alla macchina scalza, sometimes).
C’è da dire, però che erano altri tempi: recentemente, a casa di mia madre ho ritrovato quelle decollétè di Givenchy 37 ½ di cui mi ero follemente innamorata. .
Nonostante il tacco 11 e la punta assassina, in preda ad un attacco di retrospettiva ho deciso quindi di indossarle quella sera per una cena (seduta, of corse) .
Dico solo che per tutta la serata ho ringraziato il cielo, perché adesso posso permettermi scarpe della mia misura.
Confesso senza remore, ad onta di tutto il bon ton del mondo, che nonostante i miei sforzi per anestetizzarmi col montalcino, prima del dessert me le sono sfilate sotto al tavolo. (grazie mamma per la tovaglia rasoterra!)
MELA DAI?
L’intelligenza, a parità di QI, può assumere aspetti del tutto diversi.
Mi spiego, con un semplice esempio.
Se immagini di dare una mela a una persona qualunque, puoi aspettarti reazioni diverse a seconda dell’indole intellettuale di chi la riceve.
C’è chi prendendo in mano il frutto pensa: “Ok, ho una mela. Che posso farci?”
E c’è chi, trovandosela in mano, è più portato a farsi domande del tipo “ Cos’è una Mela? Da dove viene? Dove sta andando?”
Inutile precisare che io appartengo decisamente alla seconda categoria.
PENSIERI TRIDIMENSIONALI
(To MariaP.)
Nella vita non è solo questione di fare le cose giuste, quanto di farle al momento appropriato.
Esempio universale, la ceretta: sostengono che se fai all’inizio del ciclo, senti meno male e rallenti la ricrescita.
Ma è così per tutte le questioni di essenziale importanza: una cosa, una persona o un evento possono rivelarsi catartici quanto catastrofici a seconda del momento in cui si manifestano.
Il Quando importa quanto il Come, se non forse di più.
Non so chi disse che il tempismo è tutto nella vita, ma aveva dannatamente ragione.
NON SONO SOLA Capitolo 2 Ovvero: Anche Cambridge è dalla mia parte
Il crvleleo
nan irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, ttute le letetre posnsoo esesre al pstoo
Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo
Vstio?
INCUBO O REALITY?
Tra l’uno e l’altro, a dire il vero non saprei quale scegliere.
Ma se per gli incubi conosco qualche rimedio, per il reality non ne ho ancora trovati.
Credevo che eliminare la tv sarebbe bastato, ma ahimé, ero una povera illusa…:
Diesel, quelli dei jeans, decide di lanciare una nuova linea, l’underwear. E in occasione del lancio, qualche settimana fa, la promuove con Intimate Lock-In: in pratica, un nerd e due modelline rinchiusi per settantadue ore in una stanza d’albergo opportunamente cablata e ripresa da telecamere giorno e notte. Il pubblico, nei tre giorni dedicati all’evento, può interagire 24 ore al giorno con questi personaggi, collegandosi live dal sito di Diesel. Ora, a questa cosa hanno partecipato relativamente in pochi –presumo ragazzetti in target col prodotto- ma il fatto è: ne parlano tutti.
Non so se Renzo stia vendendo o no le sue mutande, ma con la comunicazione ha fatto il botto.
Una cosa simile l’ha fatta anche Campari a lo scorso Natale.
Online per tutto dicembre 06 all’omonimo indirizzo, un Campari Hotel interattivo ha accolto orde di internauti, intenti a spiare da una serratura un’affascinante inquilina dell’albergo, che col suo regolare profilo, attivo in diverse community era pronta a chattare coi suoi fan dell’etere. L’Hotel Campari ha preso vita – reale- solo per una notte, a Palazzo Bovara a Milano. A fare gli onori di casa c’è Salma Hayek, inquilina in carne ed ossa del Campari Hotel & star del calendario aziendale.
Ebbene sì, Il Grande Fratello. Se fosse mancato, che era Grande a fare?
Ovviamente anche lui ha varcato le soglie della mia ottocentesca dimora (metafora per dire: non ho il televisore), sotto le spoglie di una vecchia conoscenza.
Pare proprio che la Guendalina dell’Orrida Casa sia la stessa Guendy che conoscevo in un’altra vita.
Naturalmente, ci ho messo un pezzo ad accorgermene, finché non l’ho vista per caso su qualche giornale…Comunque, da allora sono diventata schiava del tg.com, ribattezzato per l’occasione TettealVento.com
Tra l’altro, quell’orribile sito sostiene adesso che lei si cala gli anni! Non è affatto vero: ne ha sempre dimostrati trentadue da quando la conosco.
E per chiudere, l’unico incontro carino fra tanti: American Dreamz di Paul Weitz, consigliato dalla mia sempre ottima sorella. È un filmettino leggero ma ben riuscito, ed è appunto incentrato su un reality show. L’ironica esasperazione di clichè ormai parte della mitologia della televisione – il caso umano e suoi parenti, il conduttore che ci prova- e il divertissement che sfiora il nonsense sono quel che ci vuole per alleggerire una serata depressa; la sensazione che ci sia, nonostante le risate, qualcosa su cui riflettere solletica i –pochi- neuroni superstiti.
Politically incorrect al punto giusto, buonista quanto basta…E, American, naturalmente!
Un po’ prevedibile nell’assegnazione dei ruoli, a partire dal famoso conduttore mandrillo, impersonato dal carino -come al solito- Hugh Grant o dal sosia di Bush a impersonare il Presidente. Ma tutto sommato, sono state le due ore più piacevoli che io abbia mai passato guardando un reality.
Il mio amico Michele ha una sua teoria secondo la quale nella vita di noi tutti si alternano ineluttabilmente periodi propizi e momenti infausti.
Non so se dipenda dall’oroscopo, da bioritmo o dalle mestruazioni ma penso che abbia dannatamente ragione. Non ho bisogno di altre prove, qualcuno mi deve avere fatto una macumba…
Lunedì.
Basterebbe questo.
Torno a casa dal lavoro e mi metto a lavorare.
Scendo dai trampoli, mi infilo gli uggs pelosi dipinti, accendo il pc e una sigaretta.
Ore 20.00: La casalinga di Voghera mi ordina di andare al Supermercato, a fare il pieno di verdure fresche per la cena. Per fortuna che c’è lei che mi butta fuori di casa.
Con ancora indosso gli uggs, inforco gli occhiali da sole, mi infilo il cappotto agguanto la borsetta vintage ed esco di casa.
Sembro la zia cicci in versione punkabbestia, ma la mia preoccupazione è relativa: mi mimetizzerò tra le adorabili vecchiette e gli studentelli sfigati che sono gli unici clienti che io abbia mai visto in quel supermercato.
Ma stasera nel super ci sono un sacco di persone. E altro che sbarbatelli, c’è pure qualcuno carino… Non capisco subito cosa sta succedendo, ma è pieno di ragazzi e ragazze, chi col cestino chi col carrello. Ci sono pure tre modelle in gruppo che comprano cereali e ridacchiano tra loro…E allora diventa tutto chiaro.
É la serata dating del supermercato. Credevo che fosse una leggenda metropolitana e invece esiste, ed io ce l’ho davanti agli occhi, mentre indosso un paio di stivali australiani pelosi che ho dipinto a macchie oro e viola.
Questa constatazione tramortisce la Casalinga all’istante, e io approfitto del suo temporaneo KO comprarmi una cena orribile e surgelata.
Sono ancora inebriata da questa immersione nella mediocrità quando alle casse, il mio occhio cade sul famoso settimanale Donna Moderna.
Come si fa a investire bene i soldi, a diventare sexy, a raccontare una barzelletta
Ce le hanno Jennifer lopez e Eva Longoria, mettile anche tu: le extensions!
Dalle lasagne alla crostata, tutto in pochi minuti
Un abito a fiori, un paio di coulotte, un tocco giallo, uno smoking
Ovviamente l’ho comprato subito.
E nel prossimo numero regalano l’Enciclopedia della Felicità.
E se Donna Moderna fosse la soluzione di tutti i miei problemi?