sabato 30 dicembre 2006

mercoledì 27 dicembre 2006

SE(x)DUCTION


Tra i maggiori piaceri della vita metto senza dubbio la seduzione.


Tuttavia, curiosando in rete sull’argomento, mi sono resa conto che essa viene sempre associata al sesso.

Non cito nemmeno i siti che compaio digitando “ seduzione” in un qualsivoglia motore di ricerca: dai corsi di abbordaggio-rapido-con-l’ipnosi ad agenzie di vere e proprie call-girl.

Quasi tutti i blogger che indicano tra i loro intressi questa nobile arte, hanno dei blog di carattere spiccatamente erotico.

Tutto questo mi sembra terribilmente banale e limitante, volgare addirittura.


Senza nulla togliere al sesso, ovviamente, che è un’attività meravigliosa alla quale amerei dedicarmi a tempo pieno.

Ma sé-durre, condurre a sé, suscitare interesse, è qualosa di molto più affascinante e complesso ed ha a che fare più col cervello che con gli organi riproduttivi.


La seduzione è uno stato mentale di ricerca del proprio piacere attraverso il piacere altrui. È il desiderio di risultare piacevoli, di essere amati, e non è per nulla una cosa frivola. Interessarsi alle persone e apprezzarle è un ottimo mezzo per sedurre, e per venire a nostra volta apprezzati.

È ringraziare con un sorriso lo sconosciuto/a che ti tiene aperta una porta.

Il piacere di fare un favore fortuito.

Il lusso di regalare in giro un po’ di carineria.


Che poi lo stesso principio valga anche tra le lenzuola, è un effetto quasi secondario.

                          AFTER CHRISTMAS

                         
   26 Dicembre 2006



26 dicembre.jpg

martedì 26 dicembre 2006

THE FASHION STYLIST LOVES: Cloaks and Capes


 


Sono sempre stata affascinata dai mantelli.


D’altro canto sono il capo feticcio più indossato nel mio pantheon maschile: ce l’hanno  Il Principe Azzurro, Dracula e  Batman.


Per quanto scomodissimi – soprattutto per noi donne, che non sappiamo mai dove infilare la borsa- i mantelli evocano un immaginario fiabesco e regalano –credo per via del peso-  un incedere altero e dignitoso. Impossibili da sfoggiare everyday, sono favolosi per una serata decadente e con gli abiti da sera vanno proprio a nozze. Nella mia mantella di velluto – nero, ça va sans dire- coi bottoni dorati mi sento una cantante d’opera; tuttavia il vero oggetto del desiderio, ovviamente scuro, sta appeso nel guardaroba di mio padre.


tabarro-indossatox-mailÈ un tabarro veneziano, un cerchio perfetto di panno tagliato da unica pezza, prodotto in un piccolo laboratorio vicino alla Laguna.


La storia intera me l’ha raccontata il proprietario dell’atelier: ha acquistato degli introvabili cartamodelli del ‘700 miracolosamente conservati, ed ha cominciato a riproporre quello che tra le calli di Venezia era stato per secoli lo scudo al freddo penetrante del caligo -la famosa nebbiolina che sale dai canali e che compare in qualunque film horror.


Ma anche a quei tempi – e con qui mezzi- c’era un preciso dress code: il Nobile aveva il mantello lungo, di lana sottile e fluente chiuso da pesanti fermagli d’argento,  il pescatore si accontentava di  una mantella più corta, in panno pesante e senza troppi frufru.


Nel guardaroba paterno sta appeso un Nobilhomo Illustrissimo.


Come resistere alla tentazione di soffiarglielo?




 


(Ammetto tuttavia che  un mantello è molto più credibile se indossato a Venezia).

lunedì 25 dicembre 2006

RIFLESSIONE NATALIZIA DELLE ORE 20.00



Oggi è il giorno più bello dell'anno, perchè ne mancano 365 al prossimo Natale.

Auguri a tutti;)

domenica 24 dicembre 2006

CURI-OSARE Ovvero: Elogio dei Link


 


Ho aggiunto il link a Wikipedia, la libera enciclopedia del web.


Qualcuno ha già criticato questa scelta, perché il vero Sapere – siamo tutti d’accordo- si basa su esperienza e conoscenza, e ha ben poco a che fare con le Nozioni.


Benchè io concordi in gran parte con quest’affermazione, coltivo una specie di feticismo per il sapere. Se qualcosa mi affascina voglio conoscerla, e le nozioni sono sempre un buon punto di partenza. E ne cerco sempre di più, perchè conoscere una cosa è in qualche modo possederla.


Ed esserne a nostra volta posseduti.


Naturalmente questo non accade con tutte le nuove cose che scopriamo: in gran parte accumuliamo  informazioni; ma alcune di queste, per motivi oscuri, accendono in noi una scintilla e fanno nascere ardenti passioni.


Le mie le trovate appunto nella sezione dei Link.


Quanto al rimando all’enciclopedia del Web, a questo punto il messaggio mi sembra chiaro:


Invito tutti a curi-osare, sempre.

martedì 19 dicembre 2006

LESS IS MORE and MORE IS LESS Ovvero: Analisi Finanziaria del Mercato Sentimentale


 


Qualità e Quantità non vanno molto d’accordo.

Il cachemire, lo champagne, i posti buoni a teatro: tutte le cose migliori ci sono solo in piccole dosi.

Detto questo, con un budget a disposizione, si può decidere di investire sull’una o sull’altra.

Un Dom Perignon oppure dieci prosecchi.

Una maglia di cachemire o cinque in lamb.

A pensarci bene è così anche coi sentimenti.

Puoi avere una storia che ti riempie la vita, o vedere dieci persone e sentirti ancora solo.

Però imparare a scegliere il cachemire non è poi così impossibile, per i vini ci sono i corsi da sommelier, ma cercare la Qualità negli affetti è un’impresa assai più ardua.


Decidere dove investire è sempre complesso, e buon un metodo per ammortizzare i rischi è diversificare il portafoglio.


In fondo non è vero che i due anni alla facoltà di economia sono stati tutto tempo buttato…

sabato 16 dicembre 2006

INDEPENDENCE DAY  Ovvero: Liberta D(’)annata





Adoro invecchiare.


Non vedo l’ora, a volte, di avere i capelli bianchi per poter indossare  una veletta blu alle nove di mattina sembrando solo una vecchina eccentrica, e non il soggetto da manicomio che sono.


Magari a cinquant’anni, quando dovrò vendere la mia collezione di kimono per pagarmi il lifting – e qui si vedono gli investimenti oculati- cambierò opinione, ma per il momento non tornerei per tutto l’oro del mondo  ad avere vent’anni, e figuriamoci se rimetterei mai piede nell’inferno che c’è stato prima.


Agli aspetti fisici della questione non dedicherò nemmeno due righe: a vent’anni , puoi essere la fotocopia di Kate Moss, ma ti senti The Elefant Girl a prescindere.


Lo stile non ha nulla a che fare col certificato di nascita, anzi, come certi vini migliora col tempo.


La verità è che mi piace sentirmi padrona di me stessa e dei miei mezzi: se proprio devo sbagliare, preferisco farlo a modo mio. E se poi c’è da pagare, no problems: qui vale la famigerata  Eccezione al vecchio adagio “ Ladys don’t pay”.

domenica 10 dicembre 2006

LA VIRTÚ DEL VIZIO


Il vizio si nutre di se stesso, si pasce delle sue viscere e non ne muore, ma rinasce inaspettato e germoglia su ciò che corrompe, innocente come una gemma virente che spacca la scorza del ramo.


Non è cosa affascinante, questa?


beatrix


Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)

Beata Beatrix (1863 ca.)

Oil on Canvas

sabato 9 dicembre 2006

ZIA CELESTINA Ovvero: Nomina Sunt Omina?


 


Nella mia famiglia, tutti si chiamano Maria di terzo nome.


E fin qui, niente di che.


Ma l’avere un terzo nome implica per forza di cose il vedersene affibbiato anche un secondo, ed è qui che la politica del clan familiare tocca  picchi di assoluta perversione.


Se il primo nome, infatti, ha come requisito essenziale quello di essere portabile e di suonare bene accanto al cognome; se al terzo spetta invece il compito di affidarci alla protezione delle vergine Maria (con quali esiti lo potete vedere da voi stessi), al secondo patronimico è demandata l’infausta missione di onorare i membri più illustri del clan.


Quando vidi la luce, i miei genitori non ebbero dubbi: Elisa Celestina Maria, ove Celestina è il nome della Vecchia Zia Zitella, nel mio caso detta Cicci, immancabile  in ogni famiglia che si rispetti.


La mia –di zia zitella- era in realtà un’anzianissima zia di mio padre, che aveva dedicato la vita all’insegnamento (cosa poteva essere la Zitella, se non una maestra?) e alla Chiesa.

È sempre stata  lo spauracchio delle cene di famiglia, dove lucida e vispa a dispetto dei suoi 90 e oltre anni, sfoggiava una memoria invidiabile e una lingua tagliente oltre ogni dire.


Quando è morta, ho ricevuto la notizia mentre tornavo da Firenze, dove avevo –questo è Karma- appena comprato un delizioso cappello nero a falda larga, molto Audrey of course.


Le sue esequie, tre giorni più tardi, sono state la mia apoteosi, mai più eguagliata, di funeral-chic.


Cinica? Può darsi, ma sono convinta che da qualche parte, a ovest della Casalinga di Voghera, la Zia Zitella continui a vivere.

giovedì 7 dicembre 2006

lunedì 4 dicembre 2006

THE WORLD IN A BOX Ovvero: Natale, che Scatole!


 


Quest’anno a Natale, regalerò scatole.

Visto che mi piace romperle, dovrò pur farmi perdonare.

Metafore ardite a parte, la Scatola è un oggetto di indubbia utilità.

Casa mia ne è piena :  Manicure e Hair in bagno, Orecchini Vintage nel cassettone in camera, cappelli&acconciature nell’armadio dell’ingresso, e giusto per fare qualche esempio.

In alcuni di quei bei contenitori, così innocenti almeno all’apparenza, temo si stiano sviluppando forme di vita aliena. Probabilmente Intelligente.

Ma è questo il bello delle Scatole: per lo meno, salvano le apparenze!

domenica 3 dicembre 2006

VANITAS Ovvero: Esistenzialismo Do It Yourself



Dopo le malinconie di Novembre, mi assalgono Dicembre e il suo mood Grande Retrospettiva.

Ogni anno che passa mi regala Conoscenza, e questa ben ripaga la malinconia che inveitabile accompagna i cambiamenti.


Tutto muore intorno a noi lentamente. Persone, oggetti, storie: su tutto il  Tempo lascia il suo marchio impercettibile che si accumula come polvere con gli anni.


I nostri cari invecchiano, le nostre cose si rompono, le nostre storie finiscono.


Noi stessi, nell’atto di vivere muoriamo, un po’ per volta, tutti i giorni.


Ma è morendo così che viviamo, e diventiamo ogni giorno un po’ più simili a ciò che vorremmo essere davvero.


È questa la vita.

O no?


Vanitas     Willem van Aelst (Dutch, 1627-after 1682)

    Vanitas Flower Still Life, about 1656

    Oil on canvas