martedì 31 ottobre 2006

KEINELUST Vs  DOWNTOWNDOLL

10+1 domande sulle differenze tra Uomo e Donna.






KeinweLust:  Sì, no, forse questi sconosciuti. Perché Sì =forse, forse=no e no=no?

Il sì è sì, il no è no. È solo che noi donne ci prendiamo il lusso di ripensarci, forse.





KL: Perché una donna risponde ad una domanda con una domanda?

Che cosa vuoi dire?





KL: Perché alla domanda dell’uomo “Cos’hai?” la risposta della donna è inequivocabilmente “Niente!”?

Perché la poveretta è rassegnata, perché per Lei (e spesso, anche per il resto del mondo) la risposta è fottutamente evidente e se tu non capisci che cos’ha, vuol dire che sei proprio  fesso. Oltretutto, se vuoi capire veramente una donna, invece di fare queste  domande stile GESTAPO, potresti provare a chiederle “ Qualcosa ti turba?” oppure  “A che pensi ?”.

Vedrai che non risponde “ A Niente”. Come fanno regolarmente il 90% degli uomini.




KL:
Lui ti piace: 10 segnali da interpretare come un incoraggiamento
.

Immagino che qui desideri sapere cosa facciamo noi donne per incoraggiare voi maschi  (o non ho capito la domanda?). Rispondo per me, e dico: assolutamente niente. Vi fate già abbastanza coraggio dal soli, e a dire il vero una buona ricetta per scacciare gli uomini sono proprio le eccessive dimostrazioni d’affetto e/o interesse. Per cui Nulla Assoluto, a parte quando c’entra il cuore, of course.

 Ma qui non si parla di quello, giusto?






KL: L’approccio: quello che un uomo non deve assolutamente fare.

Qui la lista è difficile farla, perché credo sia qualcosa di molto personale. Ognuno ha delle cose che ama o che odia.  Comunque, in base ai dati in mio possesso, dico che i turn-off  più diffusi, e quindi anche più odiati sono: ritardi al primo appuntamento, atteggiamento self-oriented e/o esibizionismo, occhiate alle altre donne presenti, maniere che lasciano a desiderare, aspetto fisico/abbigliamento trasandati.






KL: Mia mamma, tua suocera: l’uomo si trova immancabilmente ad essere arbitro di questo duello. Quali sono le regole? Servirebbe a qualcosa la moviola in campo?

Questo credo che sia una domanda parecchio legata all’Homus Italicus e alla sua relazione generalmente ai limiti del patologico con la mamma. Colpa dell’uomo, colpa delle mamme, non lo so, fatto sta che all’estero questo problema non è certo così drammatico. D’altra parte, fuori dall’italia non ho mai avuto il piacere di conoscere maschi di 35 anni che vivono ancora con i genitori, che si fanno stirare le camicie da mammà anche se sul biglietto da visita hanno scritto Amm. Del., o che pretendono che la loro compagna abbia doti culinarie  paragonabili a quelle all’augusta genitrice.

Detto questo, le regole sono quelle, valide ovunque, del rispetto dell’educazione e del bon ton.






KL: Lo Svelto liquido ha già introdotto gli uomini nella sua pubblicità. Il Bio Presto e lo Stira e Ammira ancora no. E’ solo una questione di tempo?

No, è una questione di necessità. Non siamo più negli anni ’50. Oggi nascono questi strani ibridi, tipo la Donna-.con-le-Palle e l’Uomo-Con-Lo-Swiffer.

Chissà se se negli anni ’70 immaginavano questo, quando si battevano per la parità dei sessi.






KL: Sesso al primo appuntamento per una donna è ancora sinonimo di “leggerezza”


Non è detto. Può benissimo  essere sinonimo di: “Ho voglia di una scopata e via”. Ma di solito preclude qualunque sviluppo futuro della storia.


O no?


 

KL: Il tradimento femminile: è sempre una questione di testa o esistono tempeste ormonali?


Anche qui, credo sia una questione di etica personale.

Per me una relazione seria, implica la fedeltà.

Lo so,  tendo all’idealismo: ma il mondo sta provvedendo a curarmi.




KL: Quale strano campo magnetico esiste tra una donna e l’Autogrill durante un viaggio, che siano 20 o 600 i km da percorrere?


Non lo so perché ne sono immune. Detesto gli autogrill sopra ogni altra cosa. L’unica scusa valida è un’impellente necessità fisiologica.


 

KL: Qual  è il sesto senso di una donna? E l'uomo ne ha uno?


La femminilità, che come tutti gli altri sensi deve essere esercitata e sviluppata.


L’uomo invece...Ne ha proprio uno.

giovedì 26 ottobre 2006

CE L'HO CE L'HO MI MANCA : Misura il tuo grado di incompatibilità sociale



Come i più attenti tra voi avranno notato, ho aggiunto nella sezione LINKS un nuovo indirizzo, sotto la dicitura Disturbi della Personalità.

Rispondete alle domande del test per scoprire  quali anomalie affliggono la vostra già tormentata vita interiore... E, ovviamente, non dimenticate di condividere col mondo le importanti conclusioni alle quali siete giunti!



Have Fun!



My Results:




Paranoid: High


Schizoid: Low


Schizotypal: Moderate


Antisocial: Low


Borderline: High


Histrionic: Very High


Narcissistic: Very High


Avoidant: Low


Dependent: Moderate


Obsessive-Compulsive: Moderate

mercoledì 25 ottobre 2006

LA MORTE EFFIMERA, Ovvero: Della Relatività della Percezione Temporale


Racconto

 


Ricordava perfettamente l’attimo della sua morte, Paolo.


Aveva passato i due anni precedenti – da quando gli era stato diagnosticato un cancro al cardias-  a immaginarlo, quell’istante, a prefiguarselo nei minimi dettagli, tanto che alla fine, quando la sua ora era giunta, l’aveva accolta con una sorta di sollievo, ed era stato invaso da un’ondata di pace.

Ricordava quando -sessant’anni prima- nell’austera aula magna del Liceo Classico Machiavelli, si era seduto davanti alla commissione per gli esami di maturità. D’un tratto, l’ansia e la preoccupazione che avevano dominato i giorni e tiranneggiato le notti passate sui libri si erano improvvisamente dileguate, ed avevano lasciato il posto ad un calma inaspettata.


Da allora, era passata un vita: la sua.



Paolo era andato all’università, aveva contestato, e poi si era rimesso in riga.

Aveva sposato una ragazza conosciuta al cineforum, quella con le camicette di jersey che fumava le sigarette tra il primo ed il secondo tempo nell’androne del cinema, guardandosi attorno con aria spaesata.


Dopo qualche anno, si era messo in proprio: aveva lavorato duro, ma le soddisfazioni non avevano tardato ad arrivare. La ragazza del cineforum intanto gli aveva dato due bambini, che piano piano erano cresciuti ed erano diventati uomini.  Paolo, tutto preso dal lavoro com’era, se ne era a mala pena reso conto.

A un certo punto, comunque, non aveva più potuto negare a se stesso l’evidenza:  i suoi figli erano adulti.

Lui era vecchio.


Ma l’ultima parte della sua vita, a ben guardare, poteva dirsi la migliore.

Era un architetto molto richiesto, sceglieva solo i lavori più interessanti e si faceva pagare fior di quattrini.

Viveva, sempre con la ragazza del cineforum -che ormai era diventata una rispettabile signora- in un appartamento in centro, andava in studio a piedi la mattina, e i weekend li passava alle terme, se non li trascorreva con figli e nipoti. Andava al circolo del bridge, giocava a tennis con qualche amico e di tanto in tanto si concedeva un cognac e un sigaro. Niente di speciale, si trovò a pensare.


Ed ecco, era giunto il momento di rendere conto.


Eppure, nulla accade.

Nessun tunnel con la luce in fondo o cori angelici all’uscita, nessun precipizio tra i tormenti degli inferi.

Immerso in un buio sconfinato senza tempo né luogo, Paolo è privo di percezione del proprio corpo: la sensazione non è né bella né brutta, prova solo un grande senso di spaesamento.

Come se nel Meccanismo della Morte qualcosa si fosse inceppato.

Paolo cerca di acuire i sensi.

Non ha corpo, ma percepisce comunque: e avverte d’un tratto una nuova sensazione.


C’ è qualcosa di lontano come un’onda all’orizzonte, che avvicinandosi acquista velocità e forza: un confine, un limite, la fine di questo buio senza fine.

Il confine si avvicina, Paolo lo sente incombere su di sé, con ansia crescente ne il prova addosso il peso schiacciante farsi opprimente.


Paolo non ha corpo, ma si sente soffocare.



D’un tratto, l’agonia ha fine e una luce lo abbaglia: ha lacerato il bozzolo, rinasce farfalla.

Sa di avere un solo giorno davanti.

Eppure, sarà una vita intera.


 

martedì 24 ottobre 2006

ich

MEMENTO


(Piccolo Promemoria per WonderWomen)


 


Tutti gli uomini sono principi.


Ma per fare un principe, ci vuole una principessa.

lunedì 23 ottobre 2006

DEI PRECETTI


 


Premessa:


Ho deciso che fonderò il Club dei Borderline.


A presto, per ulteriori dettagli.


 


DEI PRECETTI, Ovvero: Ode Alla Disciplina


(Impara bene le Regole se vuoi essere in grado di Romperle)


 


Benchè io sia fautrice da sempre della più assoluta libertà intellettuale, fin da bambina ho sempre coltivato uno strano amore per le più strane forme di disciplina.


 


Alle elementari, d’estate, mi preparavo ogni sera una schedule per il giorno successivo, del tipo:


Ore 8-8,30: sveglia


Ore 8,30-9: colazione


Ore 9-11: lettura


Ore 11-13: gioco in giardino con Rossella


Ore 13-14: pranzo


Ore 14-15,30: televisione



E via dicendo

.
Se mia madre lo avesse saputo, forse si sarebbe preoccupata.


 


I due anni che ho passato in collegio li ricordo come uno dei periodi più belli –nonostante non mancassero scherzi da caserma e ragazze davvero di pessimo gusto. Ho un unico rimpianto: le istitutrici avrebbero potuto essere un filo più rigorose.


Ma rimpiango assai quell’epoca della mia vita in cui una campanella scandiva le giornate: tutto era ottimizzato in stile fordiano, e c’era il gusto della trasgressione in un sacco di cose semplici.


 


Quache anno dopo mi sono sottomessa alle più assurde regole alimentari. Fomentata da compagne di banco anoressiche e istigata dall’orribile inadeguatezza dei 17 anni, ho provato ogni regime non avesse un minimo di senso. Ovviamente con una  predilezione per le cose estreme: taglio totale dei carboidrati, dieta dissociata, due settimane a soli spinaci. Nel corso di quest’ ultima impresa, mi è capitato di fare la pipì verde.


Tuttavia, la sensazione di dominare il mio corpo, quel momento, mi sembrava abbastanza.


 


In seguito, ho tantato varie strade per mettere a frutto il mio amore per la disciplina.

Ho anche preso in considerazione –seriamente?- l’idea di entrare nell’esercito o magari nella polizia a cavallo: ma siccome non ci sono corpi speciali a cui siano concesse le scarpe col tacco, sono stata costretta a rinunciare in partenza.


 


Adesso, mi danno un senso di sicurezza l’etichetta,  i dress code, i rituali sociali.


Tutto in fondo è soggetto a delle leggi – mi pare che ne parlasse anche Newton.


E conoscere la legge è il primo passo per dominare il fenomeno.


Banalmente, a livello sociale,  qundo hai interiorizzato con anni di pratica i principi del bon ton, fare la cosa giusta – o in questo caso, appropriata- viene naturale.


Automatico, come girare la chiave e accendere il motore.


Visto che non devi preoccuparti di cosa fare, hai più tempo per osservare.

Per pensare.


 


 

venerdì 20 ottobre 2006

IL PIACERE D’ESSER (A)NORMALI


 


 


Ho notato che un sacco di gente, quando parla di sé, ama pronunciare frasi del tipo “…Sai, io sono un pazzo scatenato” oppure “ …Come dire, sono fuori di testa…”  o simili.


In genere,  chi pronuncia queste parole è Mr/Ms Anonimity che tenta – a dire il vero, con scarsi risultati- di ammantarsi di un non so che fascino maledetto, oppure –se va male- qualcuno che vuole giustificare la sua incostanza, le sue intemperanze o la sua scarsa educazione.


Mi volevo stampare una maglietta con su scritto “I’m Fucking Normal” per protesta.


 


Sul lavoro, in palestra per chi ci va, online o alle feste capita anche di conoscere gente  davvero carina.


Persone proprio a posto, in pace con sé stesse e con il mondo, che conducono vite diverse ma del tutto normali.


Molte di loro hanno una mania, un’ossessione, una perversione.


Semplicemente, non ci fanno troppo caso: la vivono come la cosa più normale del mondo.

giovedì 19 ottobre 2006

IL COEFFICIENTE LEWINSKY_JR


 


Sesso e potere.







A nominarli così – stando alle opinioni che raccolto in un breve sondaggio-  pare che quest’accoppiata richiami alla mente per lo più immagini di uffici dirigenziali, segretarie porche, scandali politici o roba tipo Dallas. Tutte cose lontane anni luce dalle nostre ben poco patinate esistenze.






Ma a ben guardare, qualunque rapporto implichi uno scambio – affettivo, commerciale, intellettuale -comporta qualche genere di conflitto per il potere. 


Nelle relazioni, le forme che questa silenziosa battaglia assume sono molteplici: dalla banalissima lotta per il il telecomando a subdole strategie da sabotatori degni della guerra fredda. Difficile dire chi abbia veramente il comando: chi decide o chi sceglie di accettare le decisioni altrui?


Far valere le proprie ragioni. Stabilire dei limiti.


Ottenere quello che si vuole & non ottenere ciò che non si desidera.


Tutto questo è potere.






E come disse un famoso – guarda caso- uomo politico:

“Il potere logora… Chi non ce l’ha”.

mercoledì 18 ottobre 2006

RIFLESSIONE DELLE ORE 18.00 CIRCA





Se fossi nata uomo, avrei fatto la Drag Queen

ROCK ON MARIE  ANTOINETTE



 intro



Debutta il 17 Novembre nelle sale italiane Marie Antoinette, ultima fatica di Sofia Coppola: due anni dopo l’acclamato Lost in Translation, che le valse un Oscar per la sceneggiatura, la regista figlia d’arte cambia decisamente registro e tono.


Dopo due storie assolutamente contemporanee – il primo lavoro era stato Le Vergini Suicide, basato sul romanzo di Geoffrey Eugenides- Coppola debutta ora nel film in costume.

Ma il taglio, fin dai titoli di testa, appare del tutto contemporaneo: sulle note rock degli Air s’intravede una regina che sembra uscita da uno scatto di LaChapelle, intenta tuffare un dito nella mousse di Ladurèe mentre una cameriera le infila preziose babbucce.


È solo un accenno, tuttavia, che dura il tempo di una canzone. Le prime scene del film ci portano alla realtà dell’epoca: un silenzioso XVIII secolo, dove ci sono crinoline, matrimoni combinati ed estenuanti viaggi in carrozza: Marie Antoinette lascia la casa materna per andare sposa all’erede del trono di Francia.


L’arrivo alla corte di Versailles, dopo infiniti chilometri ed estenuanti cerimonie, segna l’inizio di una nuova vita: e lo splendore della reggia non smette di riempire gli occhi per tutto il resto del film.


La deliziosa Kirtsen Dunst, perfettamente a suo agio nei panni della teen queen che mette a soqquadro Versailles, sembra aver molto a spartire con le sue odierne simili, assillate da ansie esistenziali che un nuovo paio di scarpe sono in grado di placare.


Nella magnifica cornice della reggia – nella quale sono state girate su concessione speciale alcune scene- è tutto un susseguirsi di balli, banchetti e festini più o meno equivoci. Una menzione speciale la meritano senza dubbio i costumi, curati da Milena Canonero che nella loro palette rococò hanno già stuzzicato qualche stilista. Ma c’è anche tutto il resto: le scenografie splendide ed eccessive, le meticolosa messinscena dei banchetti e pure la ricostruzione dei cerimoniali più ridicoli, mentre lo shopping si fa in salotto, scegliendo parrucche e tagli di stoffa. Solo un paio di All Star rosa, che si intravedono in una sequenza, ci suggeriscono un parallelo contemporaneo.


Il ritmo del film tuttavia incalza: i mille intrighi di corte tra cui Marie Antoinette si deve destreggiare si intermezzano a squarci di vita quotidiana condivisa con l’impacciato consorte, interpretato da un irresistibile Jason Schwartzman, e a rari momenti d’intimità affettiva.


D’un tratto, però, accade quello che tutti noi sappiamo: la rivoluzione è alle porte e Versailles viene assediata. Il palco si smonta: la corte si disperde alla spicciolata. E nel momento del pericolo la regina sa mostrare coraggio: sa qual è il suo posto, e come ci racconta la storia si rifiuta di lasciare la reggia senza il suo sposo reale.


Il seguito, lo conosciamo tutti benissimo, anche se la pellicola non ce lo fa vedere: la famiglia reale viene intercettata ad Varennes,  incarcerata, ed i sovrani in seguito vengono giustiziati.


Tutto questo Marie Antoinette -quando lascia Versailles- ovviamente lo ignora, ma comprende tuttavia chiaramente che il sogno è finito: è ora di svegliarsi e alzare la testa.

Rock ‘on Marie Antoinette!

mercoledì 11 ottobre 2006

PICCOLE RIFLESSIONI IN ORDINE ALFABETICO


 


 


ALCOOL


Ci sono le stesse calorie in un piatto di spaghetti e in un litro di birra. Ma cos’è più divertente?


BDSM


Non è necessario andare all’università per avere un Master.


CHARME


Lo charme è la propagazione esteriore di una sensualità interiore.

DROGHE


Come andar fuori… Rimanendo casa!


ELEGANZA


La prima regola dell’eleganza è il sorriso.


FORTUNA


La fortuna è come un uomo vanitoso: guai a esser schiavi dei suoi capricci!


GUAI


A volte, ignorarli è più costruttivo.


IGNORANZA


Sarà Beata, ma è anche Bendata.


LEXOTAN


Senza il lexotan, alcuni fidanzamenti durerebbero molto meno.


MODELLE


Ne ho conosciuta una sola di bella davvero, ed era l’unica simpatica.


NOIA


Per Leopardi era il più sublime dei sentimenti umani. Ma io sono ottimista.


OCCASIONE


La migliore rimane sempre quella che non hai colto.


PECCATO


Per me, Peccato è dover dire “peccato!”.


RICORDI


I ricordi migliori sfumano nel momento in cui sono condivisi.


STILE


La prerogativa dello stile è conoscere i propri limiti.


TELEVISIONE


In TV c’è solo spazzatura, e chi vorrebbe una discarica in salotto?


UTILE


L’Utile è il Dilettevole!


VECCHIAIA


La vecchiaia è un compromesso tra la vita e la morte.


 


 


 


 


 


 


 

lunedì 9 ottobre 2006

martedì 3 ottobre 2006

THE HARMONY SIDE Ovvero: Perchè Parlare Male degli Uomini Ti Protegge dalla Carie Dentale


 


 


Il mio approccio al genere maschile è stato considerato da qualcuno un po’ troppo denigratorio.


Premetto che il mio discoverychannel ha sempre avuto uno scopo quasi scientifico -perciò privo di qualsivolgia giudizio morale- : catalogare e classficare le varie specie d’uomini che popolano il variegato universo dei single.


Ogni spiecie che ho identificato è composta da  gruppi eterogenei di invidividui, accomunati da un medesimo atteggiamento verso il genere femminile in generale. Immagino che esistano specie analoghe per il gentil sesso – ho sentito qualcuno menzionare la Cocker Girl, poi immagino la Vampira, la Peso Morto e la FigliaDiMaria. Comunque sia, non ho mai intrattenuto relazioni sentimental-sessuali con una ragazza –finora- e non mi azzardo quindi a formulare nessun’altra ipotesi in questo campo.






Fatte queste necessarie premesse, è giusto precisare che il mondo non è tutto un caso da ricovero.


C’è ancora speranza, là fuori: se succede di incappare in fenomeni da baraccone, può capitare anche di imbattersi autentici portenti.


Ovviamente questi ultimi, oltre ad esser rari,  sono anche assai  più rischiosi da raccontare, perché l’effetto Harmony è un rischio che non voglio correre.

Ogni donna, com'è risaputo,  dentro di sé coltiva più o meno segretamente un Harmony-Side: un lato romantico e mieloso fino alla nausaea, proprio come i famosi romanzetti dalla copertina rosa.

Ma col tempo -e con l’esprienza -  mi sono convinta che meno noi donne indulgiamo nelle lusinghe del nostro  Harmony Side, meglio è per tutti.


Comunque.


Ogni tanto succede che incontri uno carino, e la serata può prendere la piega giusta: conversazione brillante, humour raffinato, un tocco di malizia, che male non fa.


In qualche caso – che non ho ancora capito se è da considerarsi fortunato-  capita pure che incontri qualcuno che ha delle stranezze uguali alle tue. E allora sono serate perfette, comunanza esistenziale, coinvolgimento istintivo, chimica immediata.


Condividere una turba mentale è avere già una passione in comune.


Scatta la sensazione di complementarietà spontanea, l’intuizione  – passatemi il luogo comune- di conoscere la persona che hai di fronte da molto più tempo di quanto sia possibile. La curiosità di scoprire se è vero.







E qui chiudo, perché l’Harmony di Merda incombe.