giovedì 31 agosto 2006

 DISCOVERYCHANNEL: GLI UOMINI CANE


 


 


La cosa più temibile degli Uomini Cane è che quando tu non ne puoi più, il resto del mondo continua a non capire di cosa tu ti possa lamentare.


Parlando di uomini cane non mi riferisco a dei generici bastardi: parlo di una categoria ben delimitata, dalle caratteristiche universalmente riconoscibili.


Se frequenti un esemplare di razza, hai l’ impressione che se lanciassi una pallina oltre la siepe, lui si lancerebbe a riprenderla. E state a una festa su un roof-gerden.


È più facile di quanto si pensi incappare in un UC: nella prima mezz’ora di conversazione sono meglio di una botta di prozac. Non chiedono nient’altro che ascoltarti.


Possibilmente, con occhioni umidi e sguardo adorante.


Inizialmente sembrano non solo inoffesivi, ma del tutto piacevoli e garbati.


Poi, ti accorgi che anche se tu stai raccontando i dettagli più insulsi della tua banale giornata in ufficio, lui ti ascolta come se non avvesse mai sentito una storia più affascinante.


Ma in fondo – ti dici- forse hai solo incontrato qualcuno che finalmente ti apprezza davvero. Decidi di uscirci, e all’inizio è tutto perfetto: cene, ristoranti, lounge.


Qualunque cosa ti vada, lui è d’accordo…


Poi nell’ordine:


C’è una serie in TV che ti piace un sacco: lui si appassiona  tal punto che non solo va a scovare le anticipazioni su Internet, ma te le racconta pure (maledizione!).


Hai deciso di convertirti al veganesimo radicale (perdipiù raw) e lui gongola all’idea di sbafarsi le salutari centrifughe, che detto tra noi hanno l’appeal di una purga.


Sei un’animale da party o una bestia metà donna e metà divano? A lui va bene comunque perché l’essenziale è stare insieme.

Perché lui vuole stare con te. Da subito e Iil più a lungo possibile. Sembra che non abbia nient’altro da fare.


Detto così suona terribilmente romantico. E io fottutamente cinica e spietata. Lo so.


Ma non siamo in terza media.


L’UC è esattamente come un cucciolo di labrador: tutti te l’invidiano, ma nessuno se lo terrebbe volentieri in casa.


La variante pericolosa, l’UCB ( dove B sta per Bastardo, of course) è riconoscibile perché, a differenza dei cuccioli innocui, parla poco di sé, quasi mai di sua iniziativa e comunque, quando si decide, si dipinge in genere come un po’ come la vittima della situazione.


È uno che  pensa che il resto del mondo trami alle sue spalle.


Ovviamente se gli dai contro fai il suo gioco.


Se lo molli fai il suo gioco talmente tanto che lo rendi quasi felice, perché lui finalmente avrà una ragione vera per fare la vittima, mentre tu sarai marchiata a vita con la C di Cattiva sulla fronte.


Cosa fare? Un dilemma esistenziale mica da ridere, in un mondo pieno di Crocerossine.


Credo che mia madre (pensa te), con tutti i suoi studi di psicanalisi alle spalle, definirebbe  la personalità dell’ Uomo Cane sostanzialmente come “Passivo-Aggressiva”.


In pratica, uno che non fa niente, ma ti fa sentire comunque una merda.


Steer Clear!

martedì 22 agosto 2006

SEE AND BE SEEN





Primo post nella casa nuova.


Non conto i due giorni che ho passato con mia madre e i traslocatori: era un ospedale psichiatrico, non una casa.


Quindi oggi primo giorno ufficiale nella mia Versailles.


A dire il vero + che una reggia al momento sembra un campo nomadi. Comunque, sorvolando sui duemila scatoloni, sulle lotte con gli imballaggi di cellophane la perenne ansia di rigare il parquet, devo dire che sta andando bene. La prima cosa ad essere spacchettata sono state le casse, così mi sono garantita la colonna sonora per le grandi manovre. E poi via, un vero pomeriggio da casalinga disperata, l’equivalente di un corso di meditazione zen ad alto impatto fisico.


Allo stremo, mi sono seduta sul balcone a guardare la gente che passava sul corso: mi è sempre piaciuto osservare non vista le persone.


Poi mi sono traseferita sul letto e mi sono accorta che, dall’altra parte del cortile, la finestra di qualcuno guarda proprio in camera mia. Quel qualcuno sono delle suore: sui miei sonni vegliano non una ma ben cinque missionarie comboniane ( ????).


In che genere di missione siano impegnate in centro a Milano non è dato sapere.


Comunque, sono giunta a due conclusioni: non avrò problemi di vicini rumorosi.


E magari mi santifico pure, per osmosi.

lunedì 21 agosto 2006

BALENCIAGA PARIS Ovvero: La Stoffa del Genio



BALENCIAGA





Ha incantato Parigi con le sue architetture di stoffa, trasformando la moda in arte; la sua città d’adozione lo onora oggi rendendogli omaggio con una splendida mostra.


Balenciaga Paris ripercorre gli otto lustri di carriera del couturier spagnolo, con una sfilata di abiti provenienti da archivi della maison, da musei di tutto il mondo e da qualche fortunatissimo guardaroba.


In un’atmosfera senza spazio e senza tempo, si torna agli anni ’30 coi loro abiti di satin, tagliati di sbieco alla madame Vionnet, che tradiscono i prodromi di sperimentazioni volumetriche e richiamano immagini voluttuose di donne avvolte in una nuvola di fumo, mentre dame impettite dell’aristocrazia spagnola sembrano animare gli austeri abiti da giorno, dai decisi riferimenti vittoriani.


Negli anni ’40, si scopre progredendo, il cambiamento è deciso: dall’ abito sembra sparire tutto il superfluo.


Il momento storico è difficile: anche il design dei capi sembra ispirato a quell’economia che, sul piano materiale, era imposta dai razionamenti bellici. Il risultato sono abiti senza sbavature, nei quali sono gli elementi strutturali - tasche, colli e revers – ad essere protagonisti del gioco dei volumi. Le giacche sono tagliate con precisione chirurgica ed esaltano i tessuti più preziosi: velluto, moiré, crêpe.


Al 1950, anno centrale - anche cronologicamente - della carriera di Cristobàl Balenciaga, risale il celebre Paletot- écharpe, che segna l’inizio di una nuova era. Dopo aver purificato la costruzione sartoriale fino all’estremo, Balenciaga  -che non a caso Christian Dior chiamò Maestro- dà il via nei due decenni che seguono questo fatidico spartiacque ad una serie di azzardate sperimentazioni  sartoriali, i cui esiti cambieranno, quantomeno nel campo dell’alta moda, il concetto di Bellezza.  

Per il giorno prevalgono una sobrietà e una pulizia che sembrano la naturale evoluzione del cammino di purificazione intrapreso negli anni ’40: i tailleur millimetrici, dai volumi precisi, si arricchiscono nel corso degli anni di abbottonature che sottolineano le linee dell’abito, per arrivare negli anni 60 a qualche timida stampa, mentre la shilouette acquista la linea androgina favorita in quel momento.


È negli abiti da sera tuttavia che Balenciaga osa l’intentato, con creazioni dall’ effetto scenografico: non a caso, l’esposizione della mostra accosta a questi preziosi capolavori sartoriali alcuni costumi che il couturier aveva creato per il teatro.


Con uno scarto netto rispetto ai modelli in voga a quel tempo, Balenciaga disegna negli anni ’50 abiti da sera a palloncino dai volumi leggeri come una nuvola di taffetà o impone alle stoffe più preziose tagli scultorei dal rigore quasi ascetico.  La ricerca estrema della perfezione formale prosegue negli anni ’60, e allora mantelli di ruches svelano come bozzoli splendide farfalle rivestite di seta, con maniche che si trasformano in ali e corpi fasciati da trame preziose.


Alla fine del decennio, nel ’68 della contestazione, il couturier dà improvvisamente l’addio all’alta moda, disgustato dalla decadenza del gusto e dalla volgarità a suo dire imperante. Le facoltose clienti di allora presero il lutto, ritenendolo a buona ragione insostituibile.


Oggi, a trent’anni di distanza, ci riprova Nicolas Ghesquiere: nelle sale che concludono l’esposizione, le creazioni del designer che ha avuto l’onere e l’onore di rilanciare il marchio Balenciaga condividono lo spazio con le ultime, ineguagliabili creazioni del Maestro. Si riconoscono un’attenzione insolita – quantomeno per i canoni odierni- alla struttura sartoriale dell’abito, e richiami continui all’opera dell’illustre predecessore, ma questi elementi sono rielaborati e modificati in chiave deliziosamente contemporanea.


Ebbe la vista lunga, il fotografo  Cecil Beaton quando disse “ Balenciaga ha fondato il futuro della Moda”: oggi il futuro ricomincia da qui.

giovedì 3 agosto 2006

THE DREAMERS



Saranno le vacanze che si avvicinano, ma sembra che ci sia qualche serio motivo per far festa.


Non come a Natale però, quando tutti si mettono in spolvero e si sorbiscono una maratona di party interminabile. In luglio la gente è più rilassata, e le feste sembrano uscite da un film di Bertolucci.

 In un attimo – e una paio di bicchieri- sei amico d’infanzia di qualche sconosciuto e le persone che vedi tutti i giorni ti sembrano di colpo più vere.  Tutto viene facile e la vita - quella vera- sembra lontana col suo trambusto le sue corse e i suoi affanni. Anzi, per un istante lo è.


E così capita di ritrovarsi -appunto come in un film di Bernardo- a guardare le stelle stesi in un campo, mentre più in là la musica è alta e la gente balla fino a mattina, aspettando l’incedere senza fretta dell’aurora.

Forse mi costerà caro, ma ne vale la pena.

mercoledì 2 agosto 2006

LE PARTICELLE ELEMENTARI – L’AMOUR FOU


 


L’altra notte ho sognato di essere innamorata.


Era un sogno di quelli che a volte capitano e sono così vividi che appena ti svegli  li puoi ancora toccare.


Ok,  l’oggetto del mio amore era Alexander McQueen (però con la faccia di John Galliano), ma credo sia l’idea che conta. A ben pensarci immagino che questo strano sogno, e forse anche l’impressione intensa che ha avuto,  siano state una reazione alla lettura de “ Le particelle elementari”, romanzo tra i più cinici e morbosi che mi sia capitato di leggere ultimamente, che avevo terminato poco prima di addormentarmi.


Messo di fronte all’ipotesi, prospettata nel romanzo, di un mondo dove la procreazione sessuata (e più in generale dell’amore) sono stati scientificamente eliminati, il mio subconscio ha avuto un moto di ribellione.


Sono sempre stata un bastian contrario.


Comunque, mi sveglio nel cuor della notte: l’emozione è troppo forte. Non ho dubbi: sono proprio innamorata. Mi sto deliziando di questa sensazione avvolgente ma… Non ero a un defilè? Com’è che sono a lett…


Due ore di vergogna.


Giuro.


Mista a sconcerto.


Dato che comunque il sonno è decisamente andato mi alzo, do un occhio all’ultimo Vogue bevendomi una lattina di coca light, faccio un salto sul web  a vedere qualche vestito di Galliano (oddio…) ed esco anche in terrazza a fumare una sigaretta. Provo un vago senso di imbarazzo: stavolta mi sono proprio fatta fregare, mi dico in sarcastic mode. Quando torno a dormire, però, mi sento stranamente felice.