mercoledì 17 maggio 2006

POLLYANNA GOES TO HOLLYWOOD


 


È un tale casino là fuori, oggigiorno.


Faccio un gioco: mi metto davanti ai titoli del telegiornale, oppure a una newsbar della CNN e faccio finta di essere un alieno che è appena sbarcato e deve farsi unidea del mondo sulla base della decina di abstract che presenta il tg quella sera.


Sembra di assistere alla fine di un’era: roba tipo il crollo dell’ Impero Romano, tanto per capirci. Stessa decadenza, uguale gusto per gli eccessi, e anche adesso, un risveglio di energie fresche e vitali, ma –almeno per ora- caotiche ed estreme.


A volte il big picture vorresti non vederlo, soprattutto se ha il fascino di un’epidemia di peste bubbonica.


In un disperato tentativo di rimozione provi a concentrati sullo small picture:  alla faccia della grandi problematiche che affliggono Mondo ti focalizzi su quello che ti tocca più da vicino, ma anche lì, il delirio è totale.


Non ci sono certezze, e le reminescenze del big picture, che stai ancora cercando di rimuovere ( ma come fai, col terrorismo psicologico dei media?) ti fanno presumere che non arriveranno mai.


Che fare per essere felici?

Boh.


Ma non si può non provarci!


 


Piccolo Promemoria per la Ricerca della Felicità


(un po’ di cose che allietano la vita)


 


-         Riuscire a ridere di se stessi, e farlo ameno una volta al giorno


-         Fare qualcosa che non si è mai fatto prima


-         Immaginare cose meravigliose evocando tutti e 5 i sensi (perfetto prima di dormire)


-         Autoricordarsi, once in a while, che non è scontato avere, nell’ordine: acqua corrente, calda, sapone, cibo, un tetto, vestiti, aria condizionata.

E l’Aulin.


-         Concedersi il lusso di sbagliare (sulle piccole cose): un film scelto a caso, un quotidiano di parte, un romanzo della reddressink


-         Salutare uno sconosciuto, di tanto di in tanto


-         Ricordarsi di fare una “foto mentale” ai momenti migliori e guardarla prima di andare a letto


-         Guardare le foto (vere) dove si è venuti benissimo. Metterle in cornice


-         Tenersi una sera alla settimana per: leggere, scrivere, costruire modellini coi fiammeferi…Insomma, farsi i cazzi propri!


-         Accarezzare i cani che si incontrano per strada


-         Fermarsi a guardare le vetrine di un fiorista. Once in a while comprarsi un fiore.


-         Stare al sole ad occhi chiusi


-         Farci caso quando gli altri ci sorridono


-         Indossare qualcosa di rosso (vale anche lo smalto)


-         Andare scalzi sul prato, sulla spiaggia, sulla neve fresca…


-         Portarsi in giro la digitale, per fotografare tutte le cose belle che si incontrano


-         Assaporare gli odori che si incontrano


-         L’immancabile Proverbio Cinese: anche il vaggio più lungo comincia con un solo passo


 


Secondo Victoria, sono la Cugina Squilibrata di Pollyanna.


Meglio così!

lunedì 15 maggio 2006

DO YOU REALLY WANT TO... FIND OUT?


 


 


Un dj-set anni ’80 in un locale del centro frequentato da gay modaioli.


Cosa c’è di meglio, per una vera fashionista, di un locale dove gli uomini non sbavano per te, ma per i tuoi vestiti? E poi bisogna proprio dirlo: sono sempre i migliori che se ne vanno!


Quando arriviamo, io Victoria e Anna, davanti al locale è pieno ragazzi bellissimi, che sorseggiano drink, fumano qualche sigaretta e hanno cinture di Gucci vintage.


C’è anche qualche donna, alcune con un uomo, altre tra loro e un po’ in disparte.


 


Victoria:Secondo te, si vede che siamo etero?


Io: Zitta, o ti infilo la lingua in bocca.


 


Per fortuna, il mio dress code ha il suo effetto.


Ho un ghiacchino jeans tipo uniforme napoleonica con duemila bottoni - siamo o non siamo a una festa anni 80? E per ribadire il concetto l’ho indossato con una gonna di tulle color cipria da madonna.


Vengo soprannominata Paolina Borghese in Tutù da una  coppia retro-dandy, adorabili, con le loro giacche-cravatte-cappello tanto anni ’50. Sembrano sbucati da un vecchio film noir, se non fosse che uno dei due ha un piercing tipo Prodigy.


Scendiamo nel club a ballare, dove ci raggiunge Nick, un loro amico.


Non è dato sapere quali implicazioni abbia questo termine.


Nick fa il languido con Anna, ma è così bello che sembra impossibile che sia anche etero.


Victoria intanto ha avvistato qualcuno.



Victoria: Caspita, ma l’hai visto, è stupendo!


Io: Lo conosco, pare che sia bisex e credo sia qui con un amico…


Victoria: L’Essere Perfetto: bisex, ma col pisello.


 


Il club è pieno, e siamo tutti amici. Mi prensentano Kris. Di solito in materia sono tutt’altro che perspicace, ma appena mi stringe la mano SO che lui è gay. Mi racconta che fa il musicista, chiacchieriamo del più e del meno e poi andiamo a prendere un drink. Lui fa il carino, tutto regolare,  conosco parecchi ragazzi gay che amano fare colpo anche anche sulle donne. Così, per pura vanità. Il gioco mi diverte, quindi gli do corda


 


Kris: Preferisci l’uomo che sta sopra, l’uomo che sta sotto o l’uomo che sta di fianco?


Io: Preferisco l’Uomo Che Sta Dove Lo Metti


 


Il bello di chiacchierare con un gay è che puoi permetterti di essere diretta, senza paura di essere fraintesa.


In genere i gay hanno un senso dell’ironia di cui sento parecchio la mancanza in molti etero che consosco.


Quando il dj ripropone non so che canzone della Amanda Lear (Che Mito di Donna), Kris si lancia in pista e a me non resta che raggiungerlo


 


Io: Senza offesa, che musica da checche!


Kris: Mica mi offendo, io sono etero




Si è fatto tardi nel frattempo, con Anna e Victoria decidiamo che è giunto il momento di andare a casa.    Nick, uno dei due dandy – quello col cappello pied-de-poule- si offre di scortarci all’uscita, di chiamarci un taxi e di attenderlo insieme noi. Chapeau all’eleganza anni ‘50!


In strada, l’ ennesimo indiano gli offre un fiore:


 


Venditoredi fiori: Vuoi una rosa?


Nick: La rosa sono io


 


Ci apre la portiera  del taxi e impettito come un maggiordomo aspetta che saliamo, poi la richiude, accenna un saluto e attende che la macchina si allontani.


 


lunedì 8 maggio 2006

DISCOVERYCHANNEL: I DESPERATE HOUSEWIFE


 


Una piccola schiera di Desperate Housewives si aggira nelle nostre città.


Silenti e inoffensivi almeno in apparenza, i DHW costituiscono una categoria di uomini del tutto particolare: sono infatti alla ricerca, spesso disperata, di una relazione fissa, seria, che sfoci addirittura in pargoli e confetti.


Se cerchino solamente una compagna che risolva per loro le piccole incombenze -prima, magari delegate alla mamma- o se siano gli ultimi idealisti rimasti a credere nell’Amore (notare l’A maiuscola) “finché morte non vi separi”, questo non è dato sapere: ad ogni modo, ci sono dei segnali che li rendono riconoscibili ad un occhio allenato quasi all’istante.

Di solito gli indizi affiorano fin dal primo apputamento:


 


 -casualmente ti racconta della sua famiglia, mamma papà fratelli e soprattutto nipoti compresi


 -pour parler ti mette al corrente delle sue proprietà immobiliari (nei casi più sfortunati si sfiora il rendiconto finanziario)


-magari ti spiega come vuole arredare la sua casa/barca/quant’altro. Valgono anche discorsi su che macchina comprare.


-by the way  ti dice dove andrà in vacanza, ti svela i suoi piani per il prossimi weekend/cerca di intuire i tuoi


 


In tutte le sopracitate evenienze – specialmente se si verificano in contemporanea- puoi iniziare ragionevolmente a sospettare di trovarti davanti ad un esemplare con pedigree.


La sicurezza ce l’hai quando lui, a fine serata, vuole strapparti a tutti i costi l’appuntamento successivo o - nel peggiore dei casi- ti mette al corrente che lo dà ormai per scontato. Ciliegina sulla torta, mentre sei già sul taxi e stai tornando a casa, ti raggiunge con un sms, per dirti che si è divertito tantissimo e che davvero non vede l’ora di rivederti. E tu vorresti tanto che anche nelle relazioni, come sui treni, ci fosse il freno da tirare In caso di Emergenza.


Parliamoci chiaro: se è il tuo giorno fortunato può darsi che Lui sia l’uomo della tua vita, e che possiate finalmente avviarvi al classico “ …vissero sempre felici e contenti”. Ma la maggior parte di noi -purtroppo- non vive in un cartone di Walt Disney, e in situazioni simili vorrebbe solo capire dove sta l’Uscita di Sicurezza, meglio se dotata di Maniglione Antipanico.


Anche il più insospettabile dei tuoi amici può evolversi in DHW nel giro di una notte, senza preavviso: manco fosse un pokemon bastardo.


Fino a ieri single incallito, oggi –zac-  si sente un po’ fuori posto e prova un malcelato desiderio di focolare.


Comunque, lo status di DHW ha una scadenza, o come dice Miranda, è la fase della “luce verde accesa, come per i taxi”. I Desperate HouseWife  sono in quel fugace stato di grazia indice dell’Uomo Pronto Ad Accasarsi. E come i taxi vanno presi al volo.


Basta sapere dove si vuole andare.


Ed essere sicuri di non volerci andare a piedi.

mercoledì 3 maggio 2006

DISCOVERYCHANNEL: I COULDABES Ovvero Il Consumismo Esistenziale



Come avere una bella macchina ti fa sentire una persona migliore                              (soprattutto se non lo sei)


 



 


I “ Vorrei, ma non posso” sono una categoria talmente diffusa che ormai non è nemmeno più una categoria. È la norma.

È la parrucchiera che ti racconta della vacanza alle maldive, la velina di turno che si gode i suoi cinque minuti di gloria, il ragazzo che si indebita per comprarsi la porsche.

Oltremanica –dove sono sempre all’avanguardia, anche in tema trash- hanno persino coniato il magico suffisso -WannaBe, che diventa un’appendice di qualunque cosa/situazione/persona questi simpaticoni tentino di imitare. Tipo uno Star-WannaBe va ad una festa WannaBeChic e incontra un sacco di VIP-WannaBes.

Insomma, la specie è ben nota, è integrata, si riproduce e non rimane molt’altro da dire.

Fiumi di inchiostro invece non basterebbero se si volesse analizzare a fondo una sottospecie di recente ibridazione: i finora ignoti “ Potrei, ma non voglio”.

I pochi casi fin qui analizzati mostrano singolari tratti in comune: maschio, dai 25 ai 35, fascinoso, a volte anche bello, di ottima famiglia, con buone disponibilità, ottima cultura.

Ovviamente, sono certa che nelle file dei “Potrei, ma non voglio” si nascondano numerosi paladini della frugalità, martiri della morigeratezza che si negano piccoli piaceri in nome di qualcosa di più grade (qualunque cosa sia); perciò premetto che di qui in avanti, menzionando la specie, mi riferirò esclusivamente al complesso degli esemplari da me direttamente osservati: l’estrema pericolosità dei soggetti con cui sono venuta in contatto mi scuserà per le inevitabili impreisioni statistiche.



Dunque –dicevo- giovane, bello, educato: il tizio sembra avere tutte le carte in regola.

Esce e va alle feste e si diverte. E’ sempre ben vestito ed è costantemente aggiornato sulle ultime quattro cazzate che hanno scritto su tutti i giornali. Ci parli malvolentieri dell’ultimo best seller (alzi la mano chi si è uscito indenne dal tormentone del Da Vinci Code) e magari sei anche affascintata dall’incarto – tipo sorriso a 32 denti/camicia con le iniziali/subamariner nero(blu è banale)- ma la storia è ben nota: basta grattare, e la vernice se ne va.

Il CouldaBe ha sempre duemila progetti. Un master negli U.S.A lo aspetta, se deciderà di andare; forse prima farà un salto a Londra, in visita  alla cugina altolocata, oppure si unirà a degli amici per una regata in Nuova Zelanda. Sembra un WannaBe, ma solo fin qui: il CouldaBe infatti tutte queste potrebbe assolutamente farle. Ne avrebbe i tempi, i modi ed i mezzi. Se solo volesse. Ma siccome non sa quello che vuole, il più delle volte rimane lì a vivere una vita peggiore –almeno a mio avviso- di quella che farebbe prendendo decisioni totalmente casuali.

È  terrorizzato dalla scelta.

Paralysis by analysis.

D’altra parte, dato che la vita che conduce non è affatto spregevole, chi glielo fa fare di prendere una decisione – qualunque decisione- tanto in fretta? Alla fine bastano un pied a terre in centro, una bella macchina cabrio e una villa (dei genitori) con piscina per condurre un’esistenza tutt’altro che malvagia, in qualunque luogo, con qualunque genere di impego.

Ovviamente i  CB hanno un sacco di successo con le donne (prima che queste si accorgano della loro vera natura, of course, e scappino gambe levate), ma sono abbastanza discreti e quasi mai hanno fama di “tombeur de femmes ”, ma piuttosto sono circondati da un nugolo di amiche. È un fatto naturale: loro amano le donne, e le donne amano loro. Ma per la maggior parte delle sue donne il CB è solamente un amico, nel senso stretto del termine. Loro sospirano, ma lui è di una sola fortunata (e che quest’utlima cambi periodicamente, non fa che alimentare i melodrammatici sospiri).

Potrebbe essere la più affascinante, divina creatura che mai si sia vista sulla terra.

……………….





Di solito è una ventenne molto carina e profonda come la pozza in cui si specchia Narciso.

D’altra parte, come biasimarli, questi CB?

Loro non si affannanno per quello che vogliono, ma si godono quello che hanno.





Benvenuti nell’era del consumismo esistenziale.